SHARE

120′ minuti di calcio, e che bel calcio. Vero, forse non c’è stata la Juve più spetacolare dell’anno e nemmeno una Lazio a velocità supersonica, ma la partita è stata una vera e propria finale, giocata tra le due squadre più forti di questa stagione di football italiano. L’immagine che forse rimarrà impressa per molto tempo nella mente dei tifosi biancocelesti, ma anche di chi ha seguito il match, sarà quella di un Djordevic appena entrato che con un sinistro chirurgico ha fatto quasi esplodere i 30mila laziali all’Olimpico, e non solo. Ma non uno, bensì due, legni hanno spinto fuori quel pallone destinato a rete e il calcio, beffardo come non mai, ha fatto che si che pochi giri d’orologio dopo Alessandro Matri superasse Berisha con un tiro non altrettanto bello come quello della punta biancoceleste.Già, quel doppio-palo maledetto, che forse i volti nuovi e giovani che popolano l’Olimpico biancazzurro non ricordano, che nel ’95 negò la gioia anche a Beppe Signori, in un Lazio-Borussia Dortmund ai quarti di finale di Champions, e che compromise il passaggio dei capitolini alle semifinali. Storie d’altri tempi, ma forse qualche over-30 quel flashback l’ha vissuto eccome al momento del tiro dell’attaccante serbo.

Ma Pioli, di questa Lazio “ferma al palo”, non può che esser soddisfatto. Lo confermano anche i tifosi, numerosi e fermi li, anche dopo quei maledetti 120′ minuti, ad applaudire i loro uomini, il loro gruppo nonostante i bianconeri si preparassero a festeggiare la coppa. Il tecnico ci ha tenuto a dirlo ai suoi e probabilmente li ha voluti caricare anche in vista delle altre due “finali” che attendono Candreva e compagni, nel derby e contro il Napoli, riunendo tutta la squadra, staff compreso, in uno splendido cerchio in mezzo al campo. Tutti uniti, spalla a spalla, tutti concentrati, tutti soddisfatti del lavoro compiuto ma mai sazi, come insegna questa Juve, che non sbaglia un colpo e punta sempre alla vittoria, in tutto.

Il tecnico “sconfitto” forse solo dal risultato mantiene la testa alta ancora una volta, dopo una prestazione descritta da chiunque, e lo dimostrano gli applausi avversari al momento della consegna della medaglia del secondo posto, come quasi perfetta, in cui solo qualche dettaglio, qualche centimetro, si è frapposto alla gloria. Ma si sa, partite del genere si decidono così, grazie ad episodi e ad una qualità di fondo che la Juve ha ovviamente in più. La mancanza di Biglia ha pesato eccome sul match, con una Lazio che nell’impostazione del gioco soffriva un pò, nonostante la coppia Parolo-Cataldi abbia giocato benissimo, e con una Candreva straordinario che ha infatti dovuto ricoprire più ruoli di quanto si potesse immaginare. Vedere l’ala romana spaziare da destra e sinistra, fino a dover far partire la manovra dei compagni a centrocampo, per poi andare a marcare stretto Pirlo in fase difensiva, fa capire infatti la dedizione dei giocatori in maglia azzurra. Così come Klose, imperioso nell’andare a stoppare in tackle uno Llorente pronto a scoccare un tiro a pochi metri da Berisha. Oppure un Santiago Gentiletti, già glorioso nella trasferta di Genova, che dopo 8 mesi di stop è stato capace di reggere il campo per 120′ minuti, sofferente, ma efficace.

Pioli ha rischiato provando per la prima volta in stagione uno schema con difesa a 3, tanto caro ai campioni d’Italia, capace di limitare il reparto offensivo bianconero a una manciata di tiri in porta, seppur letali. Forse l’attenzione e i raddoppi su Tevez sono stati un pò eccessivi, concedendo alle seconde punte, Llorente e Matri, la possibilità di agire con più libertà. Ma la duttilità dimostrata dai capitolini è encomiabile e ne traspare una grande capacità di adattamento e di sacrificio. Proprio per questo, dai tifosi agli addetti ai lavori, nessuno può essere insoddisfatto della prestazione, forse con molto amaro in bocca, che ancor oggi infastidirà i laziali, ma con tanta gioia e fiducia in una squadra che il calcio lo sta interpretando a dovere e a tratti meravigliosamente. Manca tanto, tantissimo per raggiungere la forza e la compattezza della Juventus, ma la via da proseguire sembra quella giusta. “Rifatte l’occhi, stamo a giocà a pallone!” così canta la Curva Nord ad ogni partita, ed ora più che mai i loro bienamini stanno tenendo fede a quel coro e per altri due incontri “a pallone” si dovrà giocare al meglio, fino al fischio finale di Napoli-Lazio, il 31 Maggio.

SHARE