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Spanish rider Alberto Contador (team Tinkoff Saxo) celebrates the pink jersey of overall leader on the podium of the 14th stage of the 98th Giro d'Italia, Tour of Italy, a 60km Individual Time Trial between Treviso and Valdobbiadene on May 23, 2015 in Valdobbiadene. AFP PHOTO / LUK BENIES (Photo credit should read LUK BENIES/AFP/Getty Images)

Un’altra settimana intensa del Giro d’Italia si è conclusa e molte delle tappe più importanti hanno già decretato un bilancio notevole. Con la cronoscalata e i tapponi di Madonna di Campiglio e del Mortirolo si è marcata la classifica generale, ma saranno le ultime tappe a confermarla. E l’esito non è per nulla scontato. Vediamo i principali protagonisti, nel bene e nel male, delle ultime tappe:

Contador, il ritorno del Conquistador – Dominatore delle tappe, dei grandi giri e di qualsiasi cosa si muova a due ruote con i pedali. Contador è tornato il fuoriclasse  di qualche anno fa. Balla sui pedali con assoluta insensibilità alla fatica, sua e degli avversari,  gestisce e scandisce il ritmo della corsa, decide a volte anche chi vincerà (chiedere a Landa). Purtroppo per Aru,  Contador è tornato grande. Lo spagnolo, meno di una settimana da Milano, ha il giro in pugno. 4 minuti di vantaggio su Landa e Aru, concretizzatisi con la sontuosa cronoscalata del Veneto dove è arrivato di poco secondo e il tappone di montagna di ieri con arrivo ad Aprica.

Aru, talento inesperto – Questo per Aru è il Giro della conferma ma non della consacrazione. Il Cavallino sardo è impetuoso, caparbio, voglioso di fare ma a volte le gambe lo tradiscono. Se si può giustificare nella debacle a crono, su cui seguendo il percorso di Nibali ha il dovere di migliorare, sul Mortirolo però il fisico l’ha lasciato. Una faccia sconvolta dalla fatica è stato il simbolo della sua incompletezza e immaturità a superarre un campionissimo come Contador. Ora, con il suo compagna Landa che lo ha scavalcato in generale, le gerarchie all’Astana possono cambiare. Detto questo, rimane la stima per una grande talento come Aru, che a soli 24 anni ha bisogno ancora di quel salto di qualità definitivo.

Kiryienka, re della crono – Il Team Sky raggiunge un successo insperato vincendo una delle tappe più attese del Giro. E’ la cronometro da Treviso a Valdobbiadene , la terra dello spumante italiano di qualità, che si aggiudica il bielorusso  Vasil Kiryienka, davanti ad un grande Alberto Contador. Era una tappa chiave per il Giro, che ha sancito anche il profondo distacco di Aru dal primo posto. Kiryenka, buon scalatore ed esperto nelle prove a tempo, l’ha vinta dimostrando di essere quest’anno il re della crono al Giro.

Porte, il flop – Dalla sua “residenza” privata di lusso agli spostamenti da una tappa all’altra in elicottero, sono state tante le incomprensioni del breve Giro di Richie Porte. Ma la disfatta peggiore è stata quella in bicicletta. Porte, leader Sky Team, è uscito prematuramente di scena dal Giro, ritiratosi a causa di infortuni, cadute e sanzioni (per essersi fatto prestare una bicicletta da un avversario) che lo avevano portato ad oltre 6 minuti di distacco dalla maglia. Troppi per chi vuole puntare al trionfo, ecco che così si è ritirato dalla Corsa rosa, che non lo ha mai visto protagonista. A 30 anni non ha ancora vinto niente di rilevante. Che sia sopravvalutato?

Landa, non più solo un gregario – Una vittoria di tappe è notevole, ma due non si vincono per caso. Nell’Astana si dovranno ridiscutere le gerarchie perchè, dopo la vittoria “pilotata” dal consenso di Contador, Mikel Landa vince anche la tappa del Mortirolo con arrivo ad Aprica, guadagnandosi il secondo posto in generale ai danni del suo leader Fabio Aru. Lo spagnolo ha messo in mostra una grande personalità, non avendo paura di sfidare un mostro sacro come il suo connazionale plurititolato. E’ ancora giovane (quasi 26 anni) e può affermarsi non più come semplice gregario di qualità. A cominciare da questo Giro, dove è lecito aspettarsi un gran finale da lui.

Gilbert, il ruggito del leone – Ritorna a vincere un grande del ciclismo degli ultimi anni. Il predatore delle classiche Philippe Gilbert trionfa sul Monte Berico dopo una tappa intensa, sotto la pioggia incessante, che lo ha visto arrivare primo al traguardo. Quando le cose si fanno dure c’è sempre il belga a lottare. A 32 anni quindi Gilbert stupisce ancora…

La classifica generale aggiornata alla 16esima tappa: 

1 Contador Velasco Alberto Tinkoff – Saxo (tcs) 65:04:59
2 Landa Meana Mikel Astana Pro Team (ast) +4:02
3 Aru Fabio Astana Pro Team (ast) +4:52
4 Amador Bakkazakova Andrey Movistar Team (mov) +5:48
5 Trofimov Yury Team Katusha (kat) +8:27
6 Konig Leopold Team Sky (sky) +9:21
7 Caruso Damiano Bmc Racing Team (bmc) +9:52
8 Kruijswijk Steven Team Lotto Nl – Jumbo (tlj) +11:40
9 Geniez Alexandre Fdj (fdj) +12:48
10 Hesjedal Ryder Team Cannondale – Garmin (tcg) +12:49