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Per il secondo anno consecutivo l’Amburgo si troverà a combattere per la permanenza in Bundesliga nel pericolosissimo spareggio di fine stagione, che vede scontrarsi la terz’ultima della prima serie contro la terza della Zweite. Lo scorso anno ai Dinos si oppose il Greuther Furth, che costrinse gli avversari a due pareggi senza però riuscire a portare a casa la promozione. Quest’anno tocca al Karlsruhe, squadra che ha partecipato insieme a Darmstadt e Kaisersalutern alla folle ultima giornata di Zweite che ha visto queste tre squadre lottare ferocemente per gli ultimi due posti rimasti alle spalle dell’Ingolstadt. La compagine del Baden-Wurttenberg è riuscita a conquistare il terzo gradino del podio ed ora proverà a rendere la vita difficile ad un HSV non proprio nel momento migliore della sua storia. Andiamo a conoscere meglio questa squadra dalla storia non trascurabile e che in questa stagione si è distinta per un gioco frizzante e molto offensivo.

LA FENICE ED IL MAESTRO GIRAMONDO – Come tante squadre del panorama tedesco, l’attuale società del Karlsruhe nasce dall’unione di più elementi, distinguendosi però per un particolare: il Karlsruher Sport-Club Mühlburg-Phönix e.V. come lo conosciamo oggi è sostanzialmente una fusione di due fusioni. Spieghiamoci meglio. La prima squadra che ha portato in alto il nome della città è quella del KFC Phönix, fondata nel 1894 e che riuscì a conquistare il titolo nazionale nel 1909. La gloriosa Phönix si fuse nel 1912 con KFC Alemannia, dando vita al primo blocco della società odierna che si distinse nei maggiori campionati del Paese fino al secondo dopoguerra. Il secondo filone viene a crearsi invece dall’unione di 1. FV Sport Mühlburg e Viktoria Mühlburg, dando alla luce l’ FC Mühlburg nell’anno 1905. Dall’unione delle due fusioni nasce dunque nel 1952 la società che inizierà il suo cammino fino ai giorni nostri, ottenendo discreti risultati nel primo decennio della sua esistenza che la porteranno a guadagnarsi un posto tra le 16 squadre che formarono la prima Bundesliga nel 1963. Le prestazioni ed i risultati furono inizialmente altalenanti, tra campionati di basso profilo e le prime retrocessioni in Zweite Bundesliga (formatasi solo nel 1974). Soltanto con l’arrivo si Schaefer nel 1986 le cose iniziarono a migliorare, con progressi di anno in anno che portarono la squadra ai successi degli anni 90. La stagione 1993-94 fu la consacrazione di una squadra che era ormai una cosa sola con il suo tecnico, esprimendo un calcio divertente e soprattutto efficace. I tifosi riuscirono finalmente a camminare a testa alta per le strade di tutta la Germania dopo una Coppa Uefa giocata da protagonisti, costellata da un 7 a 0 rifilato al Valencia che rimarrà nella storia e  da una semifinale persa con l’Austra Salisburgo soltanto per la regola dei gol segnati in trasferta. Sotto la guida di Schaefer la squadra riuscì a partecipare senza sfigurare ad altre due edizioni della Coppa, guadagnandosi il soprannome di Eurofighter.

I cicli, si sa, sono però destinati a finire e quello di Schaefer terminò con l’avvicinarsi della fine del millennio. Il tecnico venne licenziato iniziando la sua carriera in giro per il mondo (tra Camerun, Azerbaijan, Thailandia e, ad oggi, Giamaica), mentre il Karlsruhe retrocesse nella stagione 1997-98.

Il periodo di difficoltà durò per ben nove anni, con una retrocessione in terza serie e stagioni di sudore e sacrifici, ma alla fine grazie al tecnico Becker la squadra riuscì nel 2007 a riconquistare la Bundes. La vita della neopromossa è però molto dura  e  rimanere saldi in prima serie è davvero complicato: dopo una salvezza abbastanza tranquilla nel primo anno, al secondo arriva il penultimo posto e la retrocessione. Tempo di ricominciare? Forse si, ma non da uno sconosciuto.

DIFESA SOLIDA E AMPIEZZA DI GIOCO – Nel marzo del 2012 in panchina arriva Kauczinski, un volto noto sia ai vertici della società che ai tifosi: è sostanzialmente il traghettatore per eccellenza, colui che ha portato la barca in porto tra un tecnico e l’altro nel 2009, nel 2010 e nel 2011, stagioni in cui la sua presenza era praticamente l’unica certezza. Stavolta però il suo non è un interregno, ma un vero e proprio governo razionale. Con un mercato mirato e dal respiro internazionale, Kauczinski riesce a mettere su una squadra competitiva che, dopo un paio d’anni di rodaggio, riesce ad esprimersi al 100% delle sue possibilità. Il tecnico affronta gli avversari a viso aperto, con un 4-2-3-1 che è molto raro vedere in squadre piccole o di serie inferiori specialmente in Italia. La sua idea di gioco è di blindare la difesa grazie al sacrificio degli esterni, costantemente in raddoppio, e ripartire velocemente sfruttando l’ampiezza del campo: non è un caso che molti de gol realizzati quest’anno siano arrivati su azioni dei trequartisti esterni concretizzate dalla punta o dall’inserimento del trequartista centrale. Risultato? Miglior difesa del campionato e quarto miglior attacco, frutto di un gioco tagliente ed in grado di emozionare sempre e comunque chi assiste al match. Il gioco di Kauczinski si basa principalmente su alcuni giocatori chiave: ci sono un italiano, un tedesco di colore, un giapponese ed uno spagnolo. Sembra una barzelletta, ma Valentini, Yabo, Yamada e Torres sono gli assi nella manica del tecnico, in grado di velocizzare l’azione da un momento all’altro e di integrarsi perfettamente l’uno con l’altro. Tecnico il giapponese, rapido lo spagnolo, fisico il tedesco, la trequarti del Karlsruhe è forse il reparto che più dovrà tenere d’occhio Labbadia. E Valentini? Nato e cresciuto a e nel Norimberga, ha però un nome inconfondibile: il tecnico lo stima, non sarà Zambrotta ma comunque ha la qualità e la quantità  necessarie per un terzino di livello. E poi in partite così tese una spruzzatina di tricolore non può che rendere le cose più interessanti! Occhio inoltre alla punta Hennings: da ex St. Pauli, avrà di certo il dente avvelenato nei confronti degli ex rivali.

Il primo round si giochera al Volksparkstadion, un discreto vantaggio per l’Amburgo. Occhio però al ritorno, perchè il Wildparkstadion non sarà affatto un ambiente ospitale per Van der Vaart e compagni. Immerso nel verde di un’antica riserva di caccia, lo stadio può ospitare fino a 30mila posti di cui soltanto la metà a sedere, in puro stile teutonico. La struttura si presta dunque al tifo scatenato e la gente del Wildpark non farà nulla per risparmiare la propria voce. Riuscirà l’Amburgo a replicare la salvezza dello scorso anno? Staremo a vedere, ma la cosa certa è che in quel di Karlsruhe non staranno certo a guardare.