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Los Pollos Napoletanos: chissà che ruolo avrebbero in Breaking Bad…

Quella conclusasi ieri è stata per il Napoli una stagione quasi drammatica: partita tra mille proclami, la squadra di Benitez ha deluso le aspettative in maniera sconcertante.

Difficile non appassionarsi a Breaking Bad, una serie tv maestosa e sorprendente. La citazione, che i fan più hardcore (ma anche gli “occasionali”) avranno certamente colto, sarebbe potuta essere un omaggio ma resta invece solo un pretesto per sottolineare una negatività palese, quella del Napoli versione 2.0 di Rafa Benitez: una squadra di polli, sulla carta capace di grandi cose ma in realtà colpevole di non aver mai fatto il salto di qualità definitivo, di aver sbagliato tutte le partite importanti (Supercoppa Italiana esclusa) e di non essere mai riuscito a superare la prova del nove per diventare grande. Una stagione costellata da una sola parola, pesante come un macigno e anche di più: incompiuta. E’ proprio vero, può ferire più di una spada.

Sin da Bilbao si erano avute le avvisaglie di una stagione storta, ma è la gara contro la Lazio a rappresentare il vero emblema del secondo mandato Beniteziano. Una partita in cui si sono riproposte, in maniera clamorosa ed inquietante, tutte le dinamiche del campionato partenopeo: poca concretezza sotto porta, primo tempo regalato agli avversari, errori difensivi e, perché no, una grossa componente di sfortuna. Una squadra che ha sempre provato ad uscire dalla crisi con la tecnica (poca, specie a centrocampo) e con la manovra (stucchevole), mai con il cuore, organo fondamentale venuto meno nell’arco di tutte le competizioni del 2014-2015. Trovare un unico colpevole della nefasta stagione napoletana è praticamente impossibile: da certificare un concorso di colpa tra dirigenza, calciatori e guida tecnica. Una confusione pacchiana e caotica che ha fatto solo male all’ambiente, creando incertezze e dubbi. Persino la conferenza d’addio di Benitez, a pochi giorni da una partita così importante, è sembrata una mossa fuori posto e assolutamente errata.

Inevitabilmente al Napoli servirà una rifondazione: la squadra ha dimostrato di non avere il giusto carattere per affrontare un certo tipo di partite (Bilbao, Dnipro e Lazio sono esempi lampanti) e l’integralismo eccessivo di Benitez, che lascia al quinto posto una squadra che aveva trovato seconda per portare ormai le valigie in direzione Madrid, ha forse tolto un po’ di fiducia e generato interrogativi lampanti. Questo Napoli per tutta la stagione è riuscito a farsi male da solo, perdendo punti fondamentali contro le piccole, sprecando quattro rigori con il solo Higuain (uno nella gara più decisiva dell’anno) e dilapidando un vantaggio sul quarto posto enorme a metà campionato. Una clamorosa ode al masochismo di un gruppo che psicologicamente ha dimostrato di non essere assolutamente all’altezza degli obiettivi minimi prefissati. Il progetto Napoli esce decisamente ridimensionato da una stagione insufficiente che allontana sogni di gloria e di vittorie, scontrandosi invece contro una realtà durissima: per vincere serve qualcosa in più. I numeri parlano di un club che da sei anni consecutivi va in Europa (record italiano) ma la presenza pare non bastare per accontentare i detrattori. Giuste o sbagliate che siano le critiche, l’involuzione degli azzurri deve far riflettere e pare destinata anche a continuare: senza i soldi e il prestigio della Champions League sarà infatti complicato allestire una squadra di livello assoluto, visto e considerato che il bilancio monetario del club potrebbe essere negativo per la prima volta nell’era De Laurentiis. Il futuro non è così roseo come sembrava, anzi, pare invece…Incompiuto. D’altronde come può esserlo, dopo una stagione da pollos napoletanos…