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Quando il campo non parla più, vuol dire che è tempo di bilanci: definitivi. L’Inter, prima di Mazzarri e poi di Mancini, è stata tra le squadre deludenti dell’intera Serie A. Partita con ben altri obiettivi, si è ben presto ritrovata ad annaspare nelle parti meno nobili della classifica (talvolta anche nella colonna di destra), costantemente alla ricerca di sé stessa. Continuità nelle prestazioni e nei risultati che neanche un tecnico esperto come Mancini è riuscito a garantire; è chiaro che, in vista del prossimo anno, molto dovrà cambiare nella composizione della rosa, se si vorrà realmente puntare in alto.

Chissà che, per scegliere chi sia da Inter e chi no, qualcuno non dia uno sguardo attento ad alcune statistiche interessanti che si evincono dalla lettura dei numeri. Quelli che, si sa, non mentono mai e fotografano più di ogni altro dato, la reale situazione. Mauro Icardi è stato certamente il miglior nerazzurro della stagione (con i suoi 22 gol che gli sono valsi il titolo di capocannoniere a pari merito con Luca Toni), ma a colpire in positivo, è soprattutto il rendimento di un onesto gregario di centrocampo. Corsa, fiato e uno spiccato senso della posizione, sono le caratteristiche che ogni centrocampista dovrebbe possedere; mantenere i nervi saldi anche in mezzo al traffico, senza farsi prendere dalla foga, in una posizione in cui ogni errore costa carissimo. Quando in estate la dirigenza nerazzurra aveva messo gli occhi su Gary Medel, ventottenne cileno con la fama di duro, in molti avevano storto il naso; perché non puntare su un giocatore con più qualità nei piedi e nelle giocate? Possibile che una grande squadra (o presunta tale) dovesse presentare un mediano vecchio stampo, abile più a distruggere che a creare gioco?

Medel, pur palesando evidenti limiti tecnici, è stato tra i più positivi e continui della travagliata stagione interista, anche se questo probabilmente non basterà a valergli la riconferma. Voluto da Mazzarri, sembrava dovesse essere il primo epurato di Mancini, amante di tutt’altro genere di calcio; il Pitbull invece, è riuscito a far ricredere gli scettici e in primo luogo il suo nuovo allenatore, che avrà pensato alla necessaria presenza di un tappabuchi, in una squadra dalle mille falle. Con 267 palloni recuperati, Medel è entrato nella top five dell’intero campionato, dimostrando una volta di più, il fondamentale apporto in determinate situazioni; quelle in cui, a seguire l’uomo lanciato a rete o a sbrogliare pericolose matasse, c’era sempre lui. I 13 cartellini gialli rimediati in tutta la stagione, evidenziano la prerogativa del suo gioco, certamente più votato alla quantità, che alla qualità.

A sorprendere in positivo più di ogni altro, è però il dato relativo ai passaggi riusciti, in cui Medel risulta abbondantemente primo, meglio anche di Mirko Valdifiori (per molti, il miglior regista della Serie A). 2474 passaggi andati a buon fine, lo collocano dunque in vetta a questa speciale classifica; certo, si può discutere, sul quoziente di difficoltà di determinate giocate (poche quelle in verticale, molto di più quelle laterali o all’indietro), ma il primato resta. Anche e soprattutto con Mancini in panchina, Medel è stato il nerazzurro più presente, quello a cui era impossibile rinunciare. Cosa accadrà in futuro? Probabile che la campagna acquisti più volte invocata per tornare grandi non preveda più, davanti alla difesa, un frangiflutti come lui che però, occorre ricordarlo, nella Nazionale cilena ricopre spesso e bene un altro ruolo (quello di centrale in una difesa a tre).

Stando ai numeri quindi,la prima stagione in Italia del Pitbull, può dirsi certamente positiva. Basterà per restare in nerazzurro?