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Screzi, battibecchi. A Firenze tra i Della Valle e Montella sembra ormai guerra calda, quella fredda è finita da tempi remoti proprio la sera del ritorno delle semifinali di Europa League. Sul tavolo non c’è solo la permanenza, ormai difficile, dell’aeroplanino partenopeo ma soprattutto la clausola rescissoria, quell’accordo, divenuto a dir poco scomodo, che ostacolerebbe il lasciapassare al tecnico gigliato. Nell’ultima settimana di cotte e di crude: si passa dall’addio paventato, sostenuto da tutti i giornali, alla riappacificazione, tesi tenuta in piedi dagli stessi che dicevano il contrario appena 24 ore prima, per poi finire, quasi il tutto fosse un “supplizio di Tantalo”, all’allontanamento forzoso. Insomma sono pazzi questi toscani; anche se, a dirla tutta, in questa storia di cittadini nati, cresciuti e pasciuti nelle terre dell’allora Granducato non sembra essercene traccia, sarà perché i Della Valle sono marchigiani o perché Montella è campano, sarà soprattutto per il fatto che la verità e la schiettezza sono valori che i fiorentini amano ma che non riescono a vivere fino in fondo, questo grazie a coloro che, per primi, finiscono per minare la realtà gigliata offrendo assist interessanti e/o armi di distrazioni di massa.

DELLA VALLE E LA JOINT VENTURE Apriamo allora il pacco dei ricordi e torniamo indietro ad agosto 2002. La Fiorentina è praticamente un cadavere, economicamente parlando, fallimento inevitabile e ripartenza dai bassifondi. I Della Valle arrivano a Firenze come il “vento del cambiamento”, i tifosi esultano, loro annunciano “il progetto”, un sogno chiamato Serie A scomodando parole quali Scudetto e piazzamenti importanti nel prossimo futuro. Entusiasmo alle stelle dell’ambiente che in appena tre anni, non senza qualche assist (salto dalla C2 in Serie B), ritrova il massimo palcoscenico del calcio italiano, di lì in poi i passi falsi non sono mancati. Del resto il calcio italiano, e non, è fatto di bacini di utenza, di pay per view, di diritti televisivi, soprattutto di soldi: bilanci, fatturati. Roba da aziende. Chi meglio allora di imprenditori di successo può amministrare una realtà del genere direte voi? Beh, i Della Valle hanno lanciato il loro brand ai quattro angoli del globo e fatto affari a tutto tondo, il loro pedigree parla da solo. Ecco quindi la viola versione “nuovo millennio”, società virtuosa, pareggio di bilancio come il fair play finanziario comanda, dirigenti provenienti dal mondo del marketing, si però per quanto riguarda il calcio e la passione? Solo Guerini a fare collante tra due mondi che finiscono per toccarsi solo d’estate o in inverno inoltrato, cioè quando si devono stringere contratti, fare accordi ecc ecc. Nella Fiorentina dei Della Valle non c’è mai stato il “primato del calcio”, semmai la “joint venture” amministrativa-calcistica, ma dire che il pallone sia stato il vero protagonista della “nuova Fiorentina” quello no, non lo si può nemmeno pensare.

DELLA VALLE E MONTELLA Adesso viene il bello, perché a carte scoperte le magagne vere vengono fuori e i bluff con esse. Se è vero infatti che già con Prandelli i Della Valle avevano vissuto un distacco difficile e non poco tumultuoso bisogna riconoscere come molti tifosi gigliati si siano schierati sempre e comunque dalla parte della società, finendo per blandire la stessa al momento della scelta di Mihajlovic e dell’avvicendamento del serbo con Delio Rossi, lasciando gli sberleffi al “mago di Orz”, legittimati poi dalle figure non proprio entusiasmanti della nazionale azzurra. Con Montella però è cambiato tutto, i tifosi hanno abbracciato subito l’ex Catania amando il suo calcio, e perché no anche la sua faccia tosta, il che ha finito per riportare sul banco degli imputati proprio la stessa società rea non di non aver saputo fare “il passo più lungo della gamba”, ormai a Firenze il concetto dell’autofinanziamento è totalmente sposato dai supporter gigliati, quanto più di saper “investire in maniera adeguata”, buttando via cioè tante occasioni, e soldi, in nomi più che in giocatori (Gomez, Diamanti), pensando di potersi muovere in tempi ristretti, salvo poi “fare le corse” all’ultimo giorno utile di calciomercato (Richards, Badelj), finendo per mettere a rischio quella stessa progettualità che proprio loro, Della Valle, avevano prospettato, e auspicato, il tutto che fa eco, e riscontro, nel mancato rinnovo di Neto o in quelli difficoltosi, e dispendiosi, di Babacar e Bernardeschi.

Adesso urge un nuovo inizio, comunque vada la grana Montella, i Della Valle dovranno avere il coraggio di spiegare la loro vera volontà, mettendo da parte “obbiettivi” e “ambizioni” tutte parole che finiscono per essere solo e soltanto discorsi populisti. Firenze amerà per sempre i colori viola, qualunque essa sia la realtà da affrontare, gli abbonati non mancheranno, tanto meno il sano livore e il tifo, semmai la verità, quella si, non sembra voler far capolino dalle parti di Viale Fanti.

Stefano Mastini