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pecchia

“Io credo che il Napoli abbia in casa un grande allenatore. Mi riferisco a Fabio Pecchia, il vice di Benitez che stasera siederà in panchina per la squalifica dello spagnolo. Lo conosco bene, è una persona seria e corretta. Credetemi, diventerà davvero un numero uno”. Gigi Simoni conosce Fabio Pecchia da quasi vent’anni, precisamente da quando ne aveva fatto il fulcro e il leader del centrocampo del suo Napoli che, nel 1997, sfiorò la vittoria della Coppa Italia nella finale poi persa con il Vicenza di Francesco Guidolin. Parole che suonano profetiche, dopo che da qualche giorno è ufficiale la notizia che l’Avvocato, sarà il vice di Rafa Benitez anche al Real Madrid.

Come cambiare la tua vita con un click (titolo di un film di qualche anno fa), grazie al destino, ad un incontro, capace di indirizzare per sempre la carriera e la vita di un gran lavoratore, stimato professionista e fine conoscitore di calcio e di tutte le sue sfaccettature. Un uomo che ha trasferito la saggezza che lo contraddistingueva in campo, anche in panchina, al fianco di uno dei tecnici più innovativi al mondo, forse per questo mai fortunato nelle sue due esperienze italiane. Gigi Simoni aveva già ampiamente intuito le qualità di Fabio Pecchia già quando era stato un suo giocatore; su di lui, aveva scommesso fin dai tempi del Gubbio (dove però nel 2011 le cose non andarono come previsto), prima di prenderne addirittura il posto nel finale di stagione. Da Cottafava, Ciofani, Paonessa e Mastronunzio, a Cristiano Ronaldo, Kroos, James Rodriguez e Bale, il passo può essere lunghissimo o durare il tempo di qualche ora di aereo.

L’esperienza di Napoli (da vice allenatore, dopo quella di calciatore) lo ha certamente maturato e migliorato dopo le infelici parentesi di Foggia, Gubbio e Latina. Preparato e puntiglioso nel lavoro quotidiano, Pecchia è ormai un tecnico dal profilo internazionale, abituato a svolgere il delicato compito di primo confidente dei giocatori, collante tra squadra e tecnico, responsabile di roboanti vittorie e rovinose sconfitte. Quanto conta per un club il ruolo del vice allenatore? Tanto, a giudicare da quanto, negli ultimi tempi, questa figura sia cambiata assumendo notevole importanza all’interno dello spogliatoio; non è sbagliato affermare che, la bravura di un allenatore, sta anche nel saper scegliere bene il proprio vice. Soprattutto per un tecnico straniero che arriva in Italia, circondarsi di un collaboratore che conosca l’ambiente e le dinamiche del nostro calcio, sembra diventata una prerogativa assoluta; a parte Luis Enrique e Rudi Garcia (curiosamente entrambi sulla panchina della Roma), gli ultimi stranieri ad aver allenato da noi hanno tutti espressamente scelto un vice italiano.

Da questo punto di vista tuttavia, l’esperienza di Pecchia con Benitez, rappresenta un’eccezione. Non era mai capitato che, una volta terminata l’esperienza in Italia, un vice seguisse il proprio capo allenatore anche all’estero; lo stesso Mourinho, uno dei precursori di questa tendenza, una volta lasciata l’Inter (dove aveva voluto con sé Beppe Baresi) per il Chelsea, è tornato a disporre del fidato Rui Faria. Segnale evidente di come la stima e l’affetto tra i due ex napoletani, sia andata oltre gli altalenanti risultati raccolti in questi ultimi due anni. Salutato Carlo Ancelotti, Florentino Perez ha deciso di puntare tutto sull’esperienza e il carisma di Rafa Benitez che, a sua volta, ha chiesto a Fabio Pecchia di aiutarlo a tenere unito uno spogliatoio dall’equilibrio instabile.

Lui, l’Avvocato, non poteva rifiutare: perché i treni passano, e un vice non è per sempre.

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