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Clamoroso quanto accaduto ad Aversa. Alla signora Giancarla Perugini, moglie del presidente dell’Aversa Normanna Giovanni Spezzaferri, è stato inflitto dalla Questura un Daspo di due anni con obbligo di firma durante gli avvenimenti sportivi. Tale provvedimento è scaturito a seguito di un episodio avvenuto nello spazio antistante gli spogliatoi dello stadio “Bisceglia” al termine della gara di ritorno dei play-out Aversa–Ischia (disputato il 30 maggio scorso) che ha sancito la retrocessione del club normanno in Serie D. La signora Perugini si sarebbe resa protagonista di un gesto curioso quanto da stigmatizzare, versando dell’acqua addosso all’arbitro dell’incontro (il signor Piccinini di Forlì), mentre questi era in procinto di prendere un taxi per andarsene. Inoltre la moglie del presidente del club campano, intenta a bagnare il direttore di gara utilizzando una bottiglietta, avrebbe riferito la frase: “Arbitro, ti rinfresco io“. La società dell’Aversa Normanna ha immediatamente annunciato che farà ricorso, anche se la diretta interessata e la società hanno deciso, almeno per il momento, di non rispondere ufficialmente a quella che considerano un’assurdità.

FINALE TURBOLENTO- Secondo quanto trapela, a difendere la signora Spezzaferri potrebbe essere l’avvocato Paolo Trofino, aversano doc, per anni difensore della Juventus. “Per il momento – afferma Spezzaferri, secondo quanto riportato da Il Mattino – preferiamo non commentare l’accaduto, anche se da una prima lettura sembra spropositata la sentenza per quello che è successo. Stiamo valutando con i nostri legali la strategia da utilizzare. Di sicuro faremo ricorso, ma per il momento, ripeto, preferiamo non commentare”. Ciò che ha amareggiato maggiormente il massimo dirigente normanno è che il provvedimento abbia colpito la moglie, rea di un lancio d’acqua, e non gli artefici del parapiglia venutosi a creare negli spogliatoi dopo la partita tra le due fazioni. Un gesto “deprecabile quanto si vuole”, ma non paragonabile a quanto accaduto nei minuti successivi al match, lontano dagli occhi indiscreti dei tifosi e della stampa. “Qualche cosa in quei minuti concitati è successo – prosegue il numero uno normanno – ma non è stato preso alcun provvedimento”.

Ad onore del vero, la giustizia sportiva aveva già punito la società normanna con un’ammenda di ben 20.000 euro “perché propri sostenitori durante la gara lanciavano sul terreno di gioco in direzione del portiere della squadra avversaria tre bottigliette d’acqua, senza colpire; i medesimi, più volte durante la gara, indirizzavano verso il quarto ufficiale reiterate frasi offensive ed alcuni sputi che lo raggiungevano in più parti del corpo; perché al termine della gara numerose persone non identificate, ma riconducibili alla società, entravano nel recinto di gioco con l’intento di aggredire alcuni calciatori della squadra avversaria, prontamente fermati dalle forze dell’ordine; gli stessi lanciavano verso un addetto federale due bottiglie semipiene d’acqua che lo colpivano al torace ed alla scapola causandogli dolore, ma non ulteriori conseguenze; perchè al termine dell’incontro persona non identificata, con la collaborazione di alcuni addetti alla sicurezza, si introduceva indebitamente nella zona antistante gli spogliatoi e raggiunto l’arbitro che si apprestava a lasciare l’impianto sportivo e dopo avergli rivolto volgari frasi offensive gli rovesciava addosso il contenuto di una bottiglia d’acqua bagnandolo completamente, il tutto alla presenza degli addetti alla sicurezza che omettevano qualsiasi tipo di intervento”. Anche in questo caso, comunque, la società ha dato mandato all’avvocato Eduardo Chiacchio di difenderla nelle sedi opportune.