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Una vittoria conquistata con abnegazione e forza di volontà, dopo partite lunghe 120′ ma affrontate con la stessa intensità dal fischio d’inizio a quello finale. Una famiglia più che una squadra, tenuta unita da un allenatore capace di trarre il meglio dai suoi giocatori e di inculcare un credo ben preciso: non mollare mai. La corsa verso lo scudetto Primavera è estenuante e lo è stata ancor di più per un Torino che è partito come “underdog” ed ha dovuto affrontare compagini talvolta più dotate sotto il profilo tecnico. La battaglia finale contro la Lazio è stata la conclusione perfetta, che ha saputo terminare nel modo migliore il percorso dei ragazzi granata con una vittoria dal sapore ancor più gustoso di un secco trionfo per 3 a 0. Nonostante tutto, questa squadra non è solo corsa e tenacia: sono tanti i ragazzi che hanno un futuro e che potrebbero trovare il loro spazio nel calcio che conta. Da Fissore a Procopio, passando per Danza e Rosso: proviamo a conoscere più da vicino la promettente gioventù campione d’Italia.

A DIFESA DI UNA MAGLIA – Il primo ragazzo che, per qualità tecniche e mentali, potrebbe già essere pronto ad affrontare il mondo dei “grandi” è senza dubbio il capitano Matteo Fissore. Indossare la maglia granata non è semplice, specialmente per chi lo fa da capitano: tante responsabilità, un ricordo eterno da portare nella memoria e tante aspettative che non sempre possono concretizzarsi. Lo scorso anno i sogni granata si erano infranti ai rigori contro il Chievo, ma quest’anno Fissore ha saputo trascinare i suoi alla conquista del trofeo, ancora una volta ai rigori. Oltre alla capacità di leadership, per lui anche ottime qualità tecniche che lo rendono un difensore centrale affidabile e sicuro. 180 centimetri di altezza, ma grande esplosività e tempo nello stacco aereo, che gli permettono di contrastare attaccanti ben più prestanti e di essere costantemente una minaccia in area avversaria. Grande tempo di intervento, capacità di lettura dei passaggi avversari e senso dell’anticipo da veterano, Fissore abbina a queste caratteristiche prettamente difensive discrete qualità di palleggio, con il suo sinistro che spesso e volentieri avvia le rapide ripartenze granata. Oltre al capitano classe ’96, spicca un altro Matteo: Procopio, anche lui nato nel 1996. Di mestiere centrocampista, ma adattatosi meravigliosamente nel ruolo di terzino sinistro, fa della corsa e dell’aggressività le sue qualità migliori, a cui abbina un gran senso dell’inserimento ed un sinistro niente male. Ormai epiche sono le sue sovrapposizioni all’esterno d’attacco Rosso (di cui avremo modo di parlare), a formare una catena che ha messo in difficoltà le difese di tutta Italia. La sua abilità nell’1 vs 1 offensivo e difensivo lo rendono un esterno abbastanza completo, duttile ed adattabile anche nel ruolo di mezz’ala: a chi non farebbe comodo un giocatore così?

A RITMO DI…DANZA- Solo mezza stagione con la maglia del Torino Primavera, ma subito decisivo nella fase calda del campionato: Dejan Danza ha saputo prendere per mano il centrocampo granata, risultando il faro del gioco e dimostrandosi infallibile dal dischetto, situazione che ha accompagnato spesso e volentieri il percorso della squadra di Longo. Arrivato a gennaio dalla Pro Vercelli, Danza aveva già mostrato ottimi colpi: capacità nel giocare di prima, ottima visione di gioco, sensibilità in entrambi i piedi e tanta disponibilità al sacrificio. Nel Torino Primavera sono esplose però altre sue qualità, quali l’anticipo, l’aggressività e il tempo di intervento. Reggere il centrocampo in un 4-2-4 non è semplice, ma Dejan ha saputo abbinare la disciplina difensiva ad una velocità di esecuzione tale da rendere le ripartenze granata rapide e letali, così come lo è stato lui quando si è presentato in area per calciare i rigori. Quattro tiri, quattro reti, osservando il portiere fino all’ultimo e calciando in maniera perfetta. Una lucidità ed una completezza difficile da trovare in un ragazzo del ’95, ma il suo rapporto con il Torino potrebbe già interrompersi: la Pro-Vercelli è pronta a riportarlo a casa. Ventura storce il naso, ma come dare torto alla squadra dalle Bianche Casacche?

I GEMELLI DEL GOL- Rosso e Morra, Morra e Rosso. Sempre loro a comparire nel tabellino, che sia per una rete o per un assist. I due giocatori di Moreno Longo sono stati sicuramente l’arma offensiva che ha portato a questo brillante risultato: esterno tuttofare, rapido e tecnico il primo, finalizzatore dal gran fiuto del gol il secondo. Quale sarà il futuro dei due gemelli del gol? Simone Rosso, classe ’95, ha già esordito in prima squadra nel match di San Siro contro il Milan, ed ha già sulle sue tracce importanti club di B. Letale nell’ 1 vs 1, grande visione di gioco, facilità di calcio e qualità nello stretto, può agire da esterno puro o da seconda punta, come dimostrano i duetti con Morra per vie centrali o con Procopio sulla catena di sinistra. A tutto ciò aggiunge una buona predisposizione alla fase difensiva ed una più che accettabile freddezza sotto porta, qualità che lo hanno reso uno degli “insostituibili” di mister Longo. Il suo partner, anch’egli classe ’95, non spicca di certo per grandi qualità tecniche, ma possiede tutte le caratteristiche dell’attaccante moderno. Gioca con i compagni, ripiega quando deve, sa attaccare l’area e giocare di sponda, diventando letale all’interno dell’area piccola. Morra ha dimostrato di saper leggere incredibilmente in anticipo le traiettorie delle palle sporche, facendosi trovare sempre al posto giusto al momento giusto. Questo “spazzino” delle aree di rigore non ha avuto la soddisfazione di poter esordire in prima squadra, ma ha potuto giocare da capitano la semifinale contro la Fiorentina, segnando le reti che hanno portato i granata al match decisivo per il titolo. Se su Rosso c’è già forte l’interesse del Livorno, per Morra non si è ancora mosso nessuno, ma siamo certi che, con il Torino pronto a metterlo sotto contratto, non mancheranno i club pronti a dargli la possibilità di mettersi in mostra.

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