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Alvaro Recoba Inter
Alvaro Recoba con la sua maglia più influente, quella dell’Inter

Estro, talento, qualche scelta sbagliata, la voglia di fare la storia: questo ed altro è stato Alvaro Recoba, talento mai del tutto espresso che lascia incustoditi il calcio e i cuori.

In fondo, più di quanto si possa pensare, è facile fare il poeta nel mondo del calcio: la poesia è amore, venerazione, ammirazione, rispetto, tutte qualità tramite le quali i grandi campioni si prendono cura della sfera di cuoio più rincorsa e desiderata. Con il talento a volte ci nasci, in altre occasioni esso sta nelle scelte che si compiono nella vita: Alvaro Recoba ne possiede di certo in maniera insita, perché la poesia è un’arte congenita che è complicato portare alla luce senza una base di virtù. E concentrarsi sui sonetti migliori dell’uruguaiano è la strada giusta per un arrivederci che gli renda giustizia, la via più adatta per celebrare la magia.

Alvaro Recoba e lo stilnovismo

Se Recoba potesse essere paragonato ad un movimento letterario, sarebbe di sicuro lo stilnovismo: El Chino, il falso orientale, con il pallone cercava un approccio nobile e raffinato. Poi ci faceva l’amore, con quel sinistro pennellato direttamente da Dio. Un mancino come marchio di fabbrica, che ha ristabilito i confini di tempo e spazio nel calcio: Danubio, Nacional, Inter, Venezia, Torino, Panionios e la Celeste, dove è passato Recoba il tempo dello stupore è un tempo mai giunto a conclusione. In nerazzurro l’amore più tormentato della carriera, tra incomprensioni, panchine, la stima assoluta del Presidente Moratti e dei tifosi sempre divisi rispetto a quel talento cristallino brillante quanto ingombrante, così luminoso e scintillante da farti arrabbiare perché, con una testa diversa, forse ora non si parlerebbe più solo dei soliti noti come degli Everest da scalare per diventare i migliori. Ora, dopo 541 partite, 188 gol e 10 trofei in saccoccia, un saluto che priva di bellezza, azzardo e imprevedibilità il calcio giocato, oggi più povero e che piange lacrime di incomprensione. Perché, in fondo, Recoba non è stato mai del tutto capito da un pallone sempre maggiormente avulso da irrazionalità, sogni e coraggio. Un pallone che in Recoba ha spesso avuto il suo picco massimo di creazionismo. Se è facile narrare le gesta di un campione, lo è altrettanto asserire quanto possa essere stato immenso l’impatto del ragazzo di Montevideo su tutto ciò che per noi rappresenta il calcio, e sulle nostre vite. Recoba è stato tante cose: promessa, stella, panchinaro, per due anni è stato addirittura il giocatore più pagato del mondo. Ha subito invidie e sfottò, ha raccolto applausi ed ovazioni. Tutto questo per un motivo che dovrebbe strabiliare nella sua apparente e futile semplicità: Recoba non è mai stato indifferente a nessuno. Era il tipo di calciatore che non si poteva ignorare, nemmeno quando in campo sembrava sparito, perché prima o poi l’invenzione sarebbe arrivata e distogliere lo sguardo, restare sovrappensiero o sottovalutarlo voleva poter dire restare fuori da quel mondo fatato come una rappresentazione del bello. E lo stil novo scorre via nelle vite, nelle vene e nella storia, ma con una sostanziale differenza: quello tra il calcio e Recoba è stato forse un amore impossibile, passato a rincorrere una donna angelo sempre troppo vicina a Dio per essere umana e realmente tangibile, un sentimento platonico che resta per sempre. Ma se in altri casi sono i campioni a dover assecondare il volere del calcio, in questo è l’organo stesso a dover inseguire una sua creatura, cercando a tutti i costi di stargli dietro. A Recoba, in effetti, non è mai importato molto di cosa accadesse intorno: lui era lì, gli bastava questo. E, segretamente, ma neanche tanto, bastava anche a noi. Non più il calcio al centro come sentimento nobile, ma il mezzo che mutava la teoria in gesto concreto. Un talento che turbava, per quanta potenza ha emanato.

In una qualche maniera terrena ora non è più tempo di magia. Ma abbiamo i ricordi, le testimonianze, i racconti. Quelli restano per sempre. E resterà per sempre anche la poesia del Chino Recoba, lo stilnovista divino che ha cambiato regole, stile e percezioni senza mai passare di moda, restando aggrappato al tempo e, soprattutto, al cuore di ogni amante di questo sport.

“Non importa a che distanza sei, appena vedi la porta tu tira”.