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Oleguer Presa Renom è la quintessenza del calciatore rivoluzionario. Non ama il dominante sistema capitalista e non fa nulla per nasconderlo

Starlette, discoteche, selfie e bella vita. L’immagine del calciatore moderno è ormai stereotipata. Tagli alla moda, eccessi di ogni tipo e macchine d’alta cilindrata (spesso guidate senza patente) in un contesto sempre più nauseante, lontano dalla realtà e dal popolo. Difficile trovare qualcuno al di fuori dagli schemi, qualcuno che ami la riservatezza e passi più tempo a leggere un libro che a “sfogliare” Facebook. Ad onor del vero tale impresa è complicata già osservando i comuni mortali. Figurarsi in un mondo come quello del calcio dove difficilmente ci si discosta da quelle quattro dichiarazioni tutte uguali. Per tale motivo suscita sempre un misto di stupore e ammirazione ricordare le prese di posizione. Nette e fuori dal comune. Un calciatore talmente riluttante alle etichette che circondano la categoria da poter essere definito a ragione anticonformista.

Oleguer Presas Renom: trofei, lauree e antifascismo

Quintessenza del calciatore “rivoluzionario” è Oleguer Presas Renom, per sette anni difensore del Barcellona. Non certo un fulmine di guerra, ma comunque in possesso di un palmares niente male in cui figurano 2 Campionati Spagnoli, 2 Supercoppe di Spagna e, soprattutto, la Champions League del 2006.

Oleguer durante la finale di Champions League del 2006 contro l'Arsenal.
Oleguer durante la finale di Champions League del 2006 contro l’Arsenal.

Classe ’80, Oleguer nasce a Sabadell, città a circa 30 km dal Camp Nou nella quale cresce manifestando sin da subito un interesse smisurato per la politica e, in particolare, per il movimento indipendentista catalano. Inizia a giocare nel Barça nel 2001 e, dopo un anno trascorso con la squadra B, passa in prima squadra recandosi agli allenamenti con i mezzi pubblici oppure con un furgoncino grigio della Volkswagen anni ’90. La differenza con le Audi e le Mercedes dei suoi compagni è esorbitante. Il terzino non ama il dominante sistema capitalista e non fa nulla per nasconderlo.

Sin dai tempi della Cantera il ragazzo trascorre il suo tempo libero tra centri sociali e manifestazioni (spesso con scontri), appoggiando le lotte degli occupanti di case o dei migranti. In casa blaugrana lo sanno tutti e nessuno storce il naso, anzi: sono in molti ad appoggiarlo quando dedica il suo unico gol in maglia blaugrana (sul campo del Malaga nella stagione 2004/05) ad un ragazzo di 14 anni arrestato per aver affisso manifesti contro il sindaco di Sabadell. Il catalano, antifascista e indipendentista, oltre ai trofei mette in curriculum anche una laurea in Economia, approfondendo allo stesso tempo studi filosofici.

Mentre gioca e studia, trova anche il tempo per scrivere un libro in compagnia del suo amico, ovviamente catalano, Roc Casagran e nel marzo 2006 presenta (in uno spazio occupato) il suo Camí d’Ítaca. Oleguer lo descrive come un “cammino d’amicizia ed utopia”, caratterizzato da riflessioni sull’anoressia, la droga, il razzismo, l’antifascismo e la politica in via generale. Nel testo, il ragazzo di Sabadell paragona il Barcellona campione di Spagna del 2005 ai militanti per la libertà della Catalogna e alle truppe che combatterono in città contro i franchisti nel 1939. Un parallelismo affascinante, esaltato in questo passo.

Il Barça è più di un club, è vero, ma essere del Barça non vuol solo dire far parte di un club (….). Difendere i colori blaugrana, a volte, vuol dire difendere il paese e andare contro il regime. Anche ora. In linea di principio il calcio è solo uno sport. Piaccia o no, è anche la voce di un popolo, un modo per esprimere sentimenti che non sono sempre compresi o rispettati da altri“.

OleguerCat

Pensieri e polemiche

Allo stesso tempo Oleguer collabora con testate giornalistiche. Prende posizione in modo mai banale contro l’operato dell’Unione Europea, a favore dell’EZLN e contro la guerra in Iraq. Finanzia a tal proposito un concerto di Manu Chao in modo che chiunque potesse assistervi gratuitamente. Le sue opinioni, mai scontate o “allineate”, finiscono spesso nell’occhio del ciclone. Un esempio sono le furenti reazioni ad un suo articolo pubblicato nel 2007 dal settimanale catalano Directa. In un pezzo dal titolo De Bona Fe (“In buona fede”), il difensore espresse grandi perplessità nei confronti del sistema giudiziario spagnolo e dello stesso governo, accusandoli senza troppi giri di parole di essere ipocriti e privi di spina dorsale.

La sua critica sorse dal trattamento riservato ad un detenuto ex militante dell’ETA, in sciopero della fame da mesi per spingere il governo a riprendere le trattative di pace in terra basca, Iñaki de Juana Chaos. Nell’articolo Oleguer criticò aspramente la giustizia spagnola. La considerò molto più clemente nei confronti di altri detenuti “protetti”. Come l’ex generale della Guardia Civil Enrique Rodríguez Galindo, condannato a 75 anni per duplice omicidio ma in prigione solo per quattro. Tale presa di posizione sollevò un polverone.

L’allora presidente del Barça Joan Laporta si affrettò a chiedere scusa entrando in polemica con il vicepresidente della Generalitat de Cataluña Josep Lluis Carod Rovira, Rijkaard non si mostrò particolarmente contento della commistione sport-politica, mentre Ballesta del Levante ci andò giù duro dichiarando di rispettare più l’escremento di un cane che il suo collega. Anche lo sponsor del difensore blaugrana, la Kelme, si disse indignata e decise di rescindere unilateralmente il contratto con il calciatore. Oleguer, senza fare una piega, cominciò ad utilizzare scarpini totalmente neri.

Oleguer durante un comizio in un centro sociale in vista delle elezioni municipali del maggio scorso.
Oleguer durante un comizio in un centro sociale in vista delle elezioni municipali del maggio scorso.

L’Ajax e il passamontagna

 Le polemiche scoppiate dopo il suo articolo ebbero un peso certamente importante sul prosieguo della carriera di Oleguer. Fischiatissimo dai tifosi rivali anche in virtù del suo rifiuto a partecipare ad uno stage della Nazionale iberica. “Ho spiegato a Luis (Aragones, ndr) di non avere sufficienti motivazioni o ‘sentimenti’. Meglio che convochi qualcun altro. Non ci vedo niente di male, non capisco il perché di tutto questo clamore“, dichiara in conferenza stampa, infastidito come suo solito dalla troppa attenzione mediatica riservatagli.

Le continue controversie dietro le sue dichiarazioni lo costringono a trasferirsi all’Ajax, club in cui rimane dal 2008 al 2011. In Olanda gioca poco ma continua a coltivare il suo interesse per il sociale, appoggiando le iniziative di gruppi autonomi e squatter. Fa scalpore nell’ottobre del 2010 una foto che lo ritrae affacciato alle finestre di una casa occupata con indosso un passamontagna durante una caldissima manifestazione. Non prendendo parte agli incidenti, il catalano continua regolarmente la sua esperienza all’Ajax sino al 2011. A 31 anni lascia il club olandese e il calcio, iniziando a dedicarsi a tempo pieno alla politica.

Mentre molti dei suoi ex compagni al Barça vincono il secondo Europeo di fila, nel 2012 si candida alle elezioni comunali di Barcellona fra le fila del CUP (Candidatura de Unidad Popular) ripetendosi nel maggio scorso, stavolta per le municipali di Sabadell, nel gruppo indipendentista Crida per Sabadell. Occupando il numero 23 della lista, lo stesso indossato per anni nei più importanti stadi d’Europa.

Credo che i calciatori debbano interessarsi e dire la loro in ogni ambito. Non ha senso che si debba nascondere il proprio punto di vista sulla politica o sul tipo di società che si desidera perché si è giocatori di calcio. Capisco che sia più facile e comodo non entrare nel “ruido mediático” (“circuito mediatico”), ma io non rinuncerò né cambierò le mie idee solo perché sono un calciatore“.

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