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kuzmanovic

Capita a tutti di sbagliare, anche ai più bravi. Pantaleo Corvino, attuale direttore sportivo del Bologna, è stato negli ultimi anni uno dei migliori dirigenti del calcio italiano; poco pubblicizzato e per questo quasi caduto in disgrazia dopo l’avventura di Firenze, non è mai riuscito ad approdare in un club di prima fascia, del quale avrebbe fatto certamente le fortune. Profondo conoscitore di calcio e grande scopritore di giovani talenti, grazie alla sua capacità di lavorare sottotraccia e bruciare sul tempo la concorrenza, è riuscito a portare in Italia giocatori giovanissimi e ancora sconosciuti, quasi tutti rivelatisi ottimi affari sia in termini tecnici che economici.

Tra questi, oltre agli esempi più famosi di Ledesma, Jovetic o Ljajic, c’è anche Zdravko Kuzmanovic, neo centrocampista del Basilea. Una cessione, quella conclusa dall’Inter per la cifra di due milioni di euro più bonus, che ha fatto gioire i tifosi nerazzurri e alleggerito non poco le casse societarie di un ingaggio ingombrante. Pochi ricordano però che, otto anni fa, al suo approdo nel bel paese, Kuzmanovic era considerato uno dei giovani migliori dell’intero panorama europeo e che il suo passaggio alla Fiorentina, condotto magistralmente dal già citato Corvino, scatenò una vera e propria asta tra la società viola e il Palermo di Zamparini, sfociata addirittura in una sorta di guerra mediatica a colpi di botta e risposta al vetriolo. L’allora ds gigliato rispose così, il giorno della presentazione alla stampa del calciatore, all’accusa mossagli dalla dirigenza rosanero, ancora scottata dallo “scippo” subito: “Maurizio Zamparini mi ha dato dello sciacallo? E’ una parola forte, ma è sempre meglio che essere considerato un pollo… Ricordo quello che il presidente rosanero mi offrì un giorno a pranzo, così buono non lo avevo mai mangiato. Per lui continuo ad avere stima e simpatia, fatico a credere che abbia detto una cosa del genere. Probabilmente è stato mal informato”

Tra sciacalli e polli, alla fine fu dunque la Fiorentina ad accaparrarsi le prestazioni della giovane promessa serba, che allora però giocava ancora per l’under 21 della Svizzera. A Firenze, sotto la guida di Prandelli, Kuzmanovic si pensava avrebbe trovato il giusto ambiente in cui crescere e diventare grande, agendo prevalentemente da mezzala destra in un centrocampo a tre. L’esperimento funzionò a metà, ma riuscì a garantire alla Fiorentina una sostanziosa plusvalenza nel momento in cui, Kuz preferì emigrare allo Stoccarda e salutare la compagnia, dopo quasi un centinaio di presenze complessive. Anche in Bundesliga, con 22 reti realizzate in 127 partite giocate, era riuscito a confermare le sue doti di centrocampista moderno, piuttosto abile negli inserimenti in zona gol, ma quando a cercarlo fu l’Inter di Stramaccioni, il richiamo dell’Italia fu evidentemente troppo forte.

Purtroppo per i tifosi nerazzurri, il giocatore che un tempo aveva incantato gli osservatori di mezza Europa, sarebbe stato soltanto un vago ricordo. Lento e stranamente impacciato, ha partecipato al fallimento e al disfacimento della squadra capace di dominare il mondo, non riuscendo quasi mai a rappresentare un punto di riferimento. Per Mazzarri, poco prima del suo esonero, era divenuto uno dei titolarissimi (visti anche i tanti infortunati), senza mai ricordare neanche lontanamente il giocatore di Firenze; anche Mancini, prima di rivoluzionare la squadra a gennaio, si era affidato a lui, ricavandone sempre tanto impegno e poco altro. Ecco perché, chi ora esulta per la sua cessione, non deve dimenticare la storia italiana di Zdravko Kuzmanovic e la regola del buon direttore sportivo: ci si azzecca quasi sempre, ma anche quando si sbaglia, l’importante è riuscire a portare qualcosa a casa.

AGGIORNAMENTO 20/01/2016 – L’addio all’Italia dura poco. Dopo aver vestito le maglie di Fiorentina ed Inter, il centrocampista vestirà la maglia dell’Udinese. Andata e ritorno con l’Italia nel cuore, bentrovato Kuz!