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Al Barcellona è tempo di elezioni presidenziali. Joan Laporta, ex presidente blaugrana, è di nuovo in corsa per l’ambita poltrona e dovrà vedersela con il presidente uscente Bartomeu; in tempi di campagna elettorale, si sa, promesse e frasi a effetto si sprecano pur di accaparrarsi gli ultimi consensi. Quando poi c’è di mezzo Leo Messi, tutto fa notizia. L’argentino (impegnato domani nella sfida al Cile che vale la Coppa America) è senza dubbio, assieme a Cristiano Ronaldo, il più forte giocatore al mondo. Giocate e numeri incredibili, assieme all’interminabile numero di reti realizzate in carriera, da qualche tempo a questa parte hanno aperto il dibattito su chi, tra il ventisettenne di Rosario e Diego Armando Maradona, sia anche il più grande della storia del calcio.

Difficile stabilire chi abbia ragione sull’eterna questione, più semplice individuare le differenze caratteriali tra i due fuoriclasse argentini; Messi, si è sempre mostrato più riservato e introverso rispetto al grande Diego,carattere forte e temperamento da leader. Maradona era capace di fare la differenza anche nello spogliatoio, oltre che in campo; una qualità che non sembra appartenere anche a Messi, più volte a disagio nella sua carriera se non inserito a pieno nei meccanismi della squadra. La grandezza di un fuoriclasse del pallone, forse sta proprio nella capacità di riuscire a far giocare bene anche i propri compagni, senza limitarne il raggio d’azione e le caratteristiche; è lui a doversi adattare al gioco di squadra, non il contrario. In questi anni al Barcellona, Messi ha vinto tantissimo, trascinando letteralmente in alcuni frangenti i blaugrana, ma tante altre volte le sue difficoltà a integrarsi con altri grandi giocatori sono state evidenti.

La convivenza con Eto’o, Ibrahimovic, David Villa e Alexis Sanchez, pare sia stata mal digerita dalla Pulce; un feeling mai davvero sbocciato che ha costretto ognuno di questi a fare le valigie, con annessi strascichi polemici a sottolineare il fastidio provato nella difficile convivenza. La sensazione che Messi abbia spesso cercato di scegliere in prima persona i suoi partner d’attacco, viene confermata anche da quanto accaduto con la nazionale argentina, dove a pagare lo scotto si vocifera sia stato Carlos Tevez (rientrato nel giro da pochissimo, dopo essere stato escluso per i mondiali dello scorso anno). Capo o capopolo?

A Messi piace comandare non soltanto in campo, circondandosi di gente che faccia al caso suo e non ne offuschi le straordinarie qualità (tecniche e di leadership). A certificare quella che ormai è più di una sensazione, sono arrivate le parole di Joan Laporta, ex presidente del Barca e di nuovo candidato alle prossime elezioni: “Con Leo ho ottime relazioni. Gli acquisti si devono fare anche tenendo conto della sua opinione”. Una promessa elettorale che l’avrà certamente fatto felice.