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nobili decadute

Ci sono squadre che hanno incantato. Storie nelle storie. Favole, imprese, record che non portano la firma delle solite note. Squadre di provincia capaci di far sognare intere città e, spesso, intere regioni. Questa rubrica si propone di effettuare un tuffo all’indietro nel tempo, ripercorrendo la storia di società dal glorioso passato piombate ora nell’anonimato e invischiate nelle categorie inferiori. In questo spazio vi mostreremo che fine hanno fatto, sperando che i mitici anni 80/90 del mondo del calcio vi sembrino, dopo averci letto, meno lontani.

Il numero odierno della nostra rubrica ripercorre la storia di una delle squadre più importanti e seguite del Sud Italia. Il club in cui si identifica l’intero Salento, la società de “lu sule, lu mare e lu ientu” con 15 campionati di A e 25 di B alle spalle. Il team in cui hanno militato i compianti Lorusso e Pezzella, il Campione del Mondo Pasculli, gli uruguaiani Chevanton e Giacomazzi e il “Sindaco” Conticchio, guidati a seconda del periodo dai vari Fascetti, Mazzone e Zeman. È la storia dell’U.S. Lecce, da tre anni alla ricerca del ritorno in cadetteria dopo la retrocessione del 2012 in Lega Pro per illecito sportivo.

lecce

Fondato il 15 marzo 1908, lo Sporting Club Lecce nel 1927 abbandona le sezioni di atletica leggera e ciclismo concentrandosi esclusivamente sul calcio e acquisendo la denominazione di Unione Sportiva Lecce. La strana maglia bianconera (colori del Comune salentino) viene sostituita un anno dopo da una divisa a tinte giallorosse mai più abbandonata. Nel convulso periodo pre-bellico la squadra disputa campionati di B e C con buoni risultati, mentre nel secondo dopoguerra inizia il periodo più buio della società pugliese che, dopo una serie di stagioni concluse con risultati altalenanti, nel 1955 retrocede in IV serie. Nonostante i risultanti non particolarmente gratificanti, proprio in tale periodo si afferma la coppia d’attacco più prolifica dell’intera storia del club composta da Anselmo Bislenghi (miglior realizzatore di sempre del Lecce con 87 gol in 163 presenze) e Franco Cardinali (secondo nella classifica dei top-scorer di tutti i tempi con 66 centri). Nel 1958 la squadra torna in C, categoria in cui resterà per 18 campionati: anni intensi, di grande cambiamento, determinanti per futuri tornei di vertice. Nel ’66, in un’amichevole contro lo Spartak Mosca, viene inaugurato il nuovo stadio “Via del Mare” che prende il posto del vecchio “Carlo Pranzo” e viene riempito in ogni ordine di posto nello stesso anno in occasione dell’amichevole contro il Santos di Pelè (1-5 per i brasiliani).

I mai dimenticati Michele Lorusso e Ciro Pezzella, scomparsi in un incidente stradale il 2 dicembre 1983 mentre si recavano a Bari: avrebbero dovuto prendere il treno per raggiungere Varese dove era in programma la sfida del "loro" Lecce.
I mai dimenticati Michele Lorusso e Ciro Pezzella, scomparsi in un incidente stradale il 2 dicembre 1983 mentre si recavano a Bari: avrebbero dovuto prendere il treno per raggiungere Varese dove era in programma la sfida del “loro” Lecce.

RECORD, TRAGEDIE E SERIE A- Ad inizio anni Settanta il Lecce sfiora più volte la promozione in B, conquistando tre secondi posti di fila (incredibile quello della stagione 1972/73 con tutte le 19 gare interne vinte) e stabilendo diversi primati. Il più importante di questi porta la firma del portiere Emmerich Tarabocchia, imbattuto per 20 partite (1791 minuti in totale fino ai gol di Cascella in Benevento-Lecce 2-0). Nessuno nelle prime tre categorie del calcio italiano ha fatto meglio. Il tanto agognato ritorno in Serie B si concretizza al termine della fantastica stagione 1975-76 in cui i salentini vincono campionato, Coppa Italia di C (1-0 in finale sul Monza) e Coppa italo-inglese semiprofessionisti battendo nella doppia finale lo Scarborough. Nello stesso anno giunge al timone della società l’indimenticato Franco Jurlano, presidente dei giallorossi per ben 18 stagioni di fila (tutte trascorse in A e B). I primi anni nella seconda serie sono d’assestamento, con piazzamenti medio-alti seguiti da alti più deludenti. La stagione 1983-84 è quella della svolta: viene chiamato dal Varese Eugenio Fascetti, mister innovativo per l’epoca tanto da far allenare i giocatori dal preparatore atletico, figura del tutto nuova in ambito calcistico. È l’anno che fa da preludio alla promozione della stagione successiva, ma è soprattutto l’anno del maledetto incidente stradale in cui perdono la vita due bandiere giallorosse, Michele Lorusso (recordman di presenze in maglia giallorossa, 418) e Ciro Pezzella. Nel campionato successivo la squadra di Fascetti vince il campionato in compagnia del Pisa e conquista la sua prima storica promozione in Serie A.  Decisivo il pareggio sul campo del Monza del 16 giugno 1985, data storica per gli appassionati tifosi leccesi.

“SOR” CARLETTO, CORVINO E IL “LUNA PARK” ZEMAN- Nonostante la conferma di Fascetti e gli acquisti del regista Beto Barbas, dell’attaccante Pablo Pasculli (campione del Mondo pochi mesi dopo con l’Argentina) e del “Barone” Franco Causio, il primo torneo nella massima serie del Lecce è tribolato e si conclude con l’immediata retrocessione. In un’annata storta, merita menzione l’incredibile successo per 3-2 all’Olimpico con cui il Lecce (già retrocesso) scuce lo scudetto alla Roma e lo regala alla Juventus. A riportare i giallorossi nell’olimpo del calcio italiano ci pensa, dopo appena due anni (e uno storico spareggio perso contro il Cesena a San Benedetto del Tronto con oltre 10.000 leccesi al seguito), “sor Carletto” Mazzone. Il focoso tecnico romano guida i giallorossi alle prime due storiche salvezze consecutive in massima serie: la prima contrassegnata dai grandi successi contro Napoli e soprattutto Juventus (partita in cui Cabrini schiaffeggia Moriero sentendosi preso in giro dai suoi dribbling), la seconda dall’eurogol di Barbas su punizione contro il Genoa.

Javier Ernesto Chevanton, miglior marcatore del Lecce in Serie A in compagnia di Mirko Vucinic.
Javier Ernesto Chevanton, con i suoi gol ad inizio anni 2000 ha fatto sognare l’intero Salento.

Con l’addio di Mazzone, ad inizio anni Novanta i pugliesi salgono e scendono continuamente di categoria, sprofondando addirittura in C1 al termine della stagione 1994/95. Nel frattempo Jurlano lascia per motivi di salute e viene sostituito dal gruppo Semeraro. La guida di Gianpiero Ventura e i gol della coppia Francioso-Palmieri trascinano il Lecce ad una storica doppia promozione, ma la A dura appena un anno, giusto il tempo di vedere il grande ex e leccese purosangue Antonio Conte esibirsi in un’esultanza, a detta dei supporters salentini troppo esagerata, in occasione della sfida persa 2-0 al “Delle Alpi” contro la Juventus. Nel 2000, dopo 7 stagioni consecutive discontinue, i salentini trovano finalmente stabilità rimanendo in massima serie per tre anni di fila. È il Lecce dello “scovatalenti” Pantaleo Corvino, degli uruguaiani Giacomazzi e Chevanton (miglior marcatore in massima serie dei giallorossi in compagnia di Vucinic) e dei tanti mister. L’emergente Cavasin (in Salento tocca il punto più alto della sua carriera), l’esperto Delio Rossi (capace di riportare immediatamente la squadra in A dopo la retrocessione del 2003) e l’iperoffensivo Zeman. Con il boemo, nel 2004/05, la squadra si salva stabilendo il record di reti segante e subite in un singolo campionato: 66 quelle fatte, ben 73 quelle incassate. In preda alla depressione post-Zeman, la squadra retrocede e ricomincia il suo cammino fatto di continui sali e scendi: Papadopulo e De Canio conquistano due promozioni e lo stesso tecnico di Matera è l’artefice principale della salvezza della stagione 2010/11. L’anno seguente Cosmi sfiora l’impresa di salvare la squadra, in autogestione visto l’annunciato addio della famiglia Semeraro a fine stagione, ma non vi riesce. Restano scolpiti nella memoria, però, gli applausi e i cori che i tifosi giallorossi dedicano alla squadra in lacrime al termine della decisiva sfida al “Bentegodi” di Verona contro il Chievo.

L’aritmetica dice che sono retrocesso con il Lecce, ma poi c’è un’altra classifica che è quella dei tifosi. E allora a Lecce ho vinto uno scudetto (Serse Cosmi).

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Antonino Asta, nuovo allenatore del Lecce in vista della stagione 2015/16.

PANTANO LEGA PRO- I Semeraro chiudono nel peggiore dei modi, lasciando la squadra in Lega Pro a causa della combine nel derby contro il Bari dell’anno prima. I tre campionati di terza serie, sotto la gestione della famiglia Tesoro, non portano i frutti sperati nonostante acquisti di categoria superiore come Miccoli e Moscardelli: il Lecce perde l’accesso alla B due volte tramite i play-off (contro Carpi e Frosinone), mentre nell’ultima annata manca l’accesso agli spareggi chiudendo al sesto posto con 67 punti. A fine stagione i Tesoro, come annunciato già a febbraio, lasciano: al timone della società arriva una cordata di imprenditori capitanata da Enrico Turdo, imprenditore salentino che opera nel settore dei trasporti con un’azienda di circa 700 dipendenti ramificata in tutta Italia. La nuova società mostra subito idee chiare: l’obiettivo è il ritorno in B, tramite ripescaggio o attraverso la vittoria del prossimo campionato di Lega Pro. Che si tratti di cadetteria o Serie C l’allenatore sarà Antonino Asta, presentato poche ore fa alla stampa e desideroso di tornare a far esplodere il “Via del Mare”.