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Everaldo premi contratto – Stefano Borghi ci racconta la storia del calciatore brasiliano

Io non bado moltissimo al calciomercato. Nel senso: lo seguo, mi appassiona valutare i movimenti dei club e mi piace molto leggerne le evoluzioni (o involuzioni), però non sono un insider. Sono più che altro uno spettatore. E noto che ormai non esiste praticamente più una contrattazione che si chiuda per una cifra pulita. E’ sempre “qualcosa più bonus”. Un fisso più premi. Premi che – mi viene in mente, nelle impronosticabili evoluzioni mentali causate dalla canicola – sono stati un’incredibile, grandiosa e purtroppo anche finale costante nella vita di un grande calciatore brasiliano: Everaldo.

Il primo premio lo ha ricevuto da Dio, che ha deciso di farne il primo giocatore di proprietà di un club del Rio Grande do Sul a vincere un Mondiale. Lo fece nel 1970, col Brasile di Pelé, dove lui partì come terzino sinistro di riserva ma, a causa dell’infortunio del titolare, si ritrovò a diventare un pezzo fisso della Seleção Tricampeão. In quella nazionale lui rappresentava il Gremio, la squadra dove era cresciuto e con la quale aveva già scritto pagine di storia. Squadra di cui, grazie al trionfo mondiale con la Seleçao, è diventato il massimo idolo, tanto che ancora oggi sulla bandiera ufficiale campeggia una stella dorata, della quale fu omaggiato pochi giorni dopo essere rientrato dal Messico.

Autografada Everaldo

Il ritorno a casa di Everaldo

Quel giorno, quello del suo ritorno a casa, Porto Alegre era impazzita: chiusero i negozi e le scuole, Everaldo fu fatto sfilare come una rockstar per le strade, accompagnato da una folla immensa (dove la leggenda dice che si scorgessero anche alcune bandiere dell’Internacional, l’acerrimo rivale…) che lo salutava come un idolo. Lui – nero e con i baffi da attore americano – che diventava il primo Campeão Mundial proveniente dal calcio di quella terra. Una terra che col “senso classico” del Brasile c’entra veramente poco.

La conquista del Mondiale ’70 valse ad Everaldo una moltitudine di premi negli anni successivi. Ad esempio, nel 1972 gli fu consegnato dalla Federazione brasiliana il Prêmio Belfort Duarte: si trattava di un riconoscimento per buona condotta, rilasciato a quei giocatori che potevano vantare in carriera almeno duecento presenze ufficiali senza essere mai stati espulsi. Una grande conquista per un difensore, che concretamente consisteva in un diploma, una medaglia e una tessera che permetteva di entrare gratuitamente in qualsiasi stadio del paese. A quel tempo, un bel bonus per un amante del calcio.

La beffa finale

Una conquista che si rivelò però beffarda, visto che qualche mese dopo Everaldo colpì un arbitro con un pugno, venendo squalificato per un anno e costringendo la Federazione ad avviare un iter per la modifica del regolamento del Prêmio Belfort Duarte, che oggi è riservato esclusivamente a giocatori non più in attività, proprio per evitare il ripetersi di un caso simile. Verrebbe da pensare ad un beffardo incidente, se non fosse che la parola “incidente” porta l’ombra sulla figura di Everaldo. Un’ombra molto triste.

Infatti, fra i premi che gli furono consegnati in quella gloriosa estate del 1970 c’era anche una fiammante Dodge Dart, un’automobile di grandissimo prestigio per i canoni brasiliani del tempo. Un omaggio da parte di una concessionaria di Porto Alegre, della quale lui andava fierissimo. A bordo di quella Dodge Dart, il 27 Ottobre del 1974, il trentenne Everaldo stava facendo ritorno a casa dopo un giro nell’interno dello Stato: stava facendo una campagna promozionale. Non riuscì ad evitare un ostacolo, uscì di strada e morì sul colpo. Assieme a sua moglie e a sua figlia.

Fine della vita di Everaldo, non di certo della sua storia, che ancora oggi è celebrata e ricordata da ognuno dei tanti tifosi del Gremio. E che può finire per passare nella mente anche in giorni come questo, quelli in cui si parla dei bonus di mercato, visto che il pallone è per lo più fermo. Ma il pallone, in realtà, non si ferma mai.

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