Tomas Repka: il Van Damme della Fiesole, lo manda Batistuta

Tomas Repka: il Van Damme della Fiesole, lo manda Batistuta

gregario

Spesso, quando leggiamo i giornali o ascoltiamo una telecronaca, sentiamo parlare di “lavoro oscuro” fatto da un calciatore. Una presenza che si vede poco, ma che nell’economia di una partita conta tantissimo. Tutti, quando pensiamo ad una grande squadra che ha vinto tanto, ci ricordiamo del numero, della giocata ad effetto, del colpo che lascia a bocca aperta. A distanza di anni, delle squadre vincenti ci ricordiamo dei Del Piero, dei Totti, dei Maradona, ci ricordiamo di Messi, Cristiano Ronaldo, del fenomeno Ronaldo e dello strapotere fisico di Weah.

Ma il calcio si gioca in 11, e ogni campione ha sempre avuto bisogno di altri 10 compagni affiatati, di chi compensa la mancanza di mezzi tecnici con un cuore grande così, che recupera il pallone e serve la stella, sperando in un numero che vale un trofeo. Questo è il gregario, l’uomo silenzioso che da tutto senza chiedere niente, che lotta con la fierezza di un gladiatore e scarica il pallone con l’umiltà di un operaio. Gregario, dal latino, è “chi sta in mezzo al gregge”, ma questo non lo sminuisce: un pastore, senza il suo gregge, sarebbe un uomo solo in mezzo al nulla. 

 TOMAS REPKA, LO CHIAMANO VAN DAMME

So di essere un giocatore duro, ma sono anche leale con gli avversari. Quando entro, non voglio far male a nessuno. Ne ho fatto a Iuliano, durante la partita con la Juve, ma involontariamente, e ancor prima di uscire dal campo mi sono scusato con lui. – Tomas Repka

Ci sono storie di gioia, di numeri, di colpi di tacco fra strade impolverate, di fughe dalla povertà sempre inseguendo un pallone. Ci sono anche storie meno poetiche e più prosastiche, storie ruvide che hanno l’odore acre del sudore. Storie di un ragazzino ceco che si fa tre ore di viaggio, da Praga ad Olomuc, per veder giocare la Juventus. “Non che fossi tifoso della Juventus, ma amavo il calcio italiano e ora sono felice di farne parte“, of course. Tomas Repka nasce a Slavičín, un paese di seimilaottocento anime al confine con la Slovacchia, un paese di cui troviamo la bellezza di venti parole sulla pagina Wikipedia relativa. La sua crescita avviene però nella città industriale di Ostrava, terza in ordine di grandezza dell’attuale Repubblica Ceca, dove il padre Mirek Repka lavorava in fabbrica: è stato lui a trasmettergli i geni da colosso, quella struttura fisica che l’ha portato ad essere l’insuperabile macchina da uno contro uno che è diventato, ed è stato lui a trasmettergli la passione per il calcio, ad accompagnarlo in tutti i passi della sua carriera.

Dopo un inizio di carriera cominciato da portiere e concluso da centravanti il ragazzo si guadagna la chiamata del Banik Ostrava, dove fra i tredici e i sedici anni esplode fisicamente e trova la sua collocazione da stopper: il ragazzino timido che finiva in porta perché i suoi compagni più protagonisti volevano giocare in campo aveva compiuto il suo sviluppo, diventando la macchina dal taglio di capelli militare e dagli occhi di ghiaccio che Serie A e Premier League hanno imparato a conoscere. Arrivano le prime gioie, con una Coppa Cecoslovacca e la chiamata dalla capitale: Repka diventa così il baluardo difensivo dello Sparta Praga. Il suo idolo è Jürgen Kohler: “Kohler per me resta davanti a tutti. Ma c’è un altro giocatore a cui mi sono ispirato, magari meno conosciuto da queste parti. È Frant Straka, un difensore che ha lasciato il segno del suo passaggio sul calcio ceco“.

figurina repkaE’ proprio il passaggio nella capitale a trasformarsi in trampolino per il salto verso la Serie A, verso quei campioni che da ragazzo aveva fatto i salti mortali per ammirare. Il suddetto trampolino si materializza sotto gli scarpini di Tomas il 31 ottobre 1996, ottavi di finale di Coppa delle Coppe, Sparta Praga-Fiorentina. “Basta che mi indichi il mio uomo, io mi ci incollo e non lo lascio più per tutta la partita“, questo il suo mantra, queste le parole che ha detto a Trapattoni il giorno del suo arrivo a Firenze. Quella sera di fine ottobre il suo uomo era uno dei numeri 9 più straripanti e fisicamente decisivi della storia del calcio, Gabriel Omar Batistuta. E quella sera il Re Leone ha avuto un’ombra attaccata alle caviglie che non gli ha permesso di girarsi, di essere pericoloso in alcun modo. Il pensiero di Bati-gol è stato “uno così è sempre meglio averlo insieme che contro“, pensiero traslato subito in parole al presidente viola Cecchi Gori. “Già, mi dicono che Gabriel abbia suggerito il mio nome alla Fiorentina. Per questo faccio il tifo per lui. L’ho fatto ai Mondiali di Francia, continuo ora perché anche lui, come la Fiorentina, ha traguardi importanti da raggiungere“.

La linea a zona mista di Trapattoni ha trovato il suo stopper perfetto: dopo un iniziale periodo di ambientamento nella difesa a zona, molto diversa da quell’uno contro uno più da boxeur che da calciatore a cui era abituato, Repka diventa una pedina imprescindibile della squadra che si laurea campione d’inverno, condannata poi dall’infortunio di Batistuta e dall’amore per la bella vita di Edmundo. In Italia impara a conoscere i grandi attaccanti, bravi non sono con il fisico ma anche maestri d’astuzia, come i fratelli Inzaghi: “Non so spiegarvi perché, ma con Simone è stata ancora più dura. Mi ha messo davvero in difficoltà, per me è addirittura più forte del fratello. Stessa scaltrezza, maggior fisico“.

Guardare la marcatura ad uomo di Repka era come assistere ad una partita nella partita, fatta di contatto fisico, di spintoni, di botte al limite del senso comune. “Il fatto è che io gioco come ho sempre fatto a Praga. Ma qui gli arbitri sono più attenti a certi interventi, li giudicano pericolosi e ti puniscono. Spesso mi è capitato di sentirmi richiamare. I direttori di gara mi dicono di stare calmo, altrimenti rischio l’espulsione. A volte faccio fatica a capire, proprio perché so che non sto facendo nulla di male“. Di certo un confronto tête-à-tête con Zlatan Ibrahimovic avrebbe scaldato i nostri cuori, ma l’anagrafe e il fallimento del club gigliato ci hanno impedito di assistere a tale spettacolo che, ne siamo certi, sarebbe stato senza esclusione di colpi.

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La Coppa Italia alzata al cielo nel 2001 è l’apice della sua carriera in viola, piccola vendetta per quella persa a causa del colpo di tacco beffardo del Valdanito Hernan Crespo. Da quel giorno tutto in casa viola è precipitato come in un incubo: smantellata la squadra dopo il fallimento, Tomas Repka è costretto ad andarsene al West Ham per sei milioni di euro. Firenze, per ammissione stessa del giocatore misteriosa e piena di fascino come Praga, viene abbandonata fra le lacrime. Con la maglia degli Hammers compone una coppia difensiva di incredibile livello con Rio Ferdinand, conquistandosi sul campo la fascia da capitano ed affrontando retrocessioni e promozioni sempre a testa alta, collezionando la bellezza di 167 gettoni di presenza fra Premier League e Championship.

Dopo il quadriennio viola e il quinquennio al West Ham per lui è arrivato il momento di tornare in patria: fino al 2011 milita nello Sparta Praga, per poi chiudere la carriera nella squadra per cui faceva il tifo da bambino, quando era ancora un timido ragazzo che giocava in porta, la Dynamo Ceske Budejovice. Sempre con lo stesso sguardo fiero e l’atteggiamento da leader che l’hanno portato ad essere uno dei capisaldi nella mistica della Fiesole, guadagnandosi il soprannome di Van Damme: “Se non ci arriva Toldo c’è Repka, c’è Repka!“.

Episodi Precedenti: 

Romeo Benetti – Gabriele Oriali – Gennaro Gattuso – Antonio Conte – Damiano Tommasi – Salvatore Bagni – Paul Scholes – Marcelo Zalayeta – Dino Baggio – Sebastiano Nela – Michelangelo Rampulla – Toninho Cerezo – Simone Barone – Emmanuel Petit – Andreas Brehme – Sergio Busquets – Claude Makélélé