Marulla, il lupo che incantò Cosenza

Dario Marotta
20/07/2015

Marulla, il lupo che incantò Cosenza

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“Rifarei tutto quello che ho fatto, nessun rimpianto, ho scelto con il cuore”. Così Luigi Marulla, in una delle sue ultime interviste. A distanza di anni, risultavano ancora incomprensibili le ragioni che avevano tenuto lontano dal grande calcio quel fenomeno che in serie B faceva ammattire difensori e allenatori delle squadre avversarie. Segnava ovunque, in ogni modo, contro ogni avversario, con la maglia del Cosenza, diventata come una seconda pelle. Lui sì, bandiera vera, disposta a rinunciare ai soldi e alla grande platea pur di non rompere l’idillio nato con il lupi negli anni 80 e proseguito fino a ieri, quando un arresto cardiaco lo ha strappato all’affetto di un popolo che gli ha voluto un gran bene, di una città che nel 1992 sfiorò la promozione in serie A, trascinata proprio dal suo umile bomber che ancora faticava a digerire quella inopinata sconfitta di Lecce che chiuse le porte del sogno e lasciò in lacrime i quindicimila appassionati calabresi, accorsi al Via del Mare carichi di speranze ambizioni.

Quella gara non sancì la fine di un amore, non lasciò che a vincere fosse la delusione anzi, segnò l’inizio di una favola da raccontare tutta di un fiato, di una storia bella e complicata, di salvezze insperate e di retrocessioni che mai scalfirono quel sentimento naturale di gratitudine e di stima per l’attaccante che aveva detto no alla serie A per Cosenza: “ Questa città è tutto per me.  Allora ho rifiutato tantissime volte la serie A per rimanere a Cosenza, oggi sarà difficile una cosa del genere. Il calcio è cambiato , io vivo qua, mia moglie è di Cosenza, ho due figli e una scuola calcio a Cosenza. Sono un cosentino adottato, questa città è la mia seconda mamma “.

La passione, un tempo, faceva la differenza, indirizzava le scelte mentre oggi appare quasi superflua, marginale, in un mondo sportivo dominato da interessi superiori, legato ad aspetti che poco o nulla hanno a che vedere con la sfera di cuoio: “Oggi sta diventando un lavoro, prima c’era più passione, più amore”. C’erano i Luigi Marulla, c’erano gli uomini che facevano grande il calcio.