@MDC: Stefano Benzi ci parla di Serie A, giovani talenti e WWE

@MDC: Stefano Benzi ci parla di Serie A, giovani talenti e WWE

Benzi

Altra intervista esclusiva per Mai Dire Calcio: stavolta abbiamo il piacere di poter ospitare sul nostro sito il Direttore di Eurosport Stefano Benzi. Con lui abbiamo discusso della situazione del calcio italiano, in particolare di settori giovanili e organizzazioni deficitarie, così come di Mondiale Under 20, Coppa d’Africa e Copa America. Spazio anche per alcuni pensieri sul wrestling e sul mondo della WWE, di cui Benzi è un grandissimo ed appassionato conoscitore: in tal senso impossibile dimenticare il suo spazio sulla prima Sportitalia chiamato “WWE News”, che contribuì a rendere il wrestling più compreso e seguito nel Bel Paese.

MDC – Iniziamo con le tue sensazioni generali sul prossimo campionato di Serie A: alcune squadre si stanno rinnovando per cercare di tornare al top, altre invece potrebbero aver fatto dei passi indietro. Dal punto di vista personale, da chi ti aspetti più miglioramenti per la stagione 2015-2016?

Benzi – “Se devo essere sincero, non sto seguendo con particolare entusiasmo il calcio italiano ormai già da diverso tempo. Ho questo senso di noia o di necessità di fare altre cose che è proseguito. Appena posso vado a seguire i campionati in Inghilterra e in Olanda, sto andando spesso in Repubblica Ceca. Mi diverte di più un calcio più sano e più genuino. Qui da noi si parla troppo e si gioca poco e, soprattutto, si dà troppa poca importanza a quello che è il vero motore del gioco del calcio, ovvero i giovani. Settori giovanili allo sbando, squadre che falliscono. Prima si imparava a giocare a pallone negli oratori, ora questo tipo di meccanismo è completamente sparito e ciò è un delitto, anche perché non mi sembra assolutamente che le autorità preposte si stiano impegnando per rilanciare il movimento sportivo più importante di un paese di 60 milioni di abitanti. Altri paesi ci hanno letteralmente ammazzato sotto questo aspetto, arrivando ben davanti a noi come organizzazione, resa, risultati. A livello giovanile noi siamo un disastro da anni e questo è un segnale brutto e inquietante, perché vuol dire che stiamo lavorando male. Per venire alla domanda, ho la sensazione che la Juventus stia facendo una serie di calcoli: mi sembra di assistere a quanto accaduto nell’anno del Triplete dell’Inter. Quando vinsero ci fu una sorta di frenata, come se la società avesse detto “ok, più di così non possiamo fare”. In quel caso fu clamoroso l’addio di Mourinho, in questo il fatto clamoroso è l’addio di giocatori importanti: Tevez non è più un ragazzino e ci si poteva anche pensare ma, ad esempio, Vidal non lo darei mai via, soprattutto nel caso in cui partisse anche Pogba. Però mi rendo conto che la Juve ha un’opportunità davvero unica, ovvero quella di fare cassa e di vivere di rendita per i prossimi 5-6 anni. Facendo due calcoli si nota come la Juve tirerà su quest’anno qualcosa come 300 milioni di euro tra incassi e iscrizione Champions League, cessioni e vittoria dello scorso campionato. Se vende anche Pogba…Alla fine sai già che in Italia dominerai o te la giocherai dalla prima fila e il nostro è sempre un campionato un po’ scontato. Dietro sono curioso di vedere cosa farà il Napoli di Sarri, persona seria e di poche parole, che mi ricorda tanto Osvaldo Bagnoli. Un uomo che ha cercato giocatori dalla mentalità pulita, dei lavoratori. Sta lavorando molto bene anche la Roma, specie se dovesse prendere Salah davanti potrebbe far divertire tanto. Il Milan lo vedo un po’ allo sbando, con poche idee e confuse. Vedo invece Mancini aver preso una direzione più precisa, sostenuto da Thohir: Mancini vuole determinati giocatori per porre rimedio a quanto non funzionato a gennaio (leggi Shaqiri) e l’Inter può sicuramente andare in Champions. Però, sia chiaro, Juventus davanti e se non svengono tutti a Torino gli altri devono ancora guardarla col binocolo”.

Calcio estero: quest’inverno la Coppa D’Africa ha visto vincitrice la Costa D’Avorio. Se dovessi suggerire il nome di un talento particolare su chi punteresti?

“A parte la Coppa D’Africa abbiamo visto anche un Mondiale Under 20 che ha proposto molte squadre protagoniste con risultati eccellenti. Il Mali, che è arrivato al terzo posto, ha fatto una finale meravigliosa. Ci sono dei giocatori anche in Europa che, senza spendere un euro, fossi nelle grandi società prenderei domani. Penso a Kovalenko, che gioca in Ucraina ed è un attaccante moderno molto forte, al ghanese Yeboah, altro giocatore da portare a casa subito. Mi sono innamorato di Traorè del Mali, un calciatore con un’intelligenza fuori dal comune che sa come correre e sa come coprire. C’è un attaccante dell’Ungheria che sia chiama Mervò, bravissimo con entrambi i piedi. C’è il nigeriano Yahaya, che è una punta con doti da velocista e capacità di un raffinato attaccante. Se parliamo di grandi talenti è normale che io ti faccia il nome di Mukhtar: attaccante della Germania che ha una clausola rescissoria di 40 milioni di euro, titolare delle Nazionali giovanili tedesche da 10 anni. Questo lo porti via solo se hai soldi. Cresciuto nell’Herta Berlino, ha siglato 6 gol in 11 partite nell’Under 20 e ora gioca nel Benfica in prestito. Bisogna avere il coraggio di rischiare. Ad esempio, se devo fare un nome strano dico Khamdamov, capocannoniere della Nazionale uzbeka. Un giorno poi mi spiegheranno come fanno lì e in Kazakhistan a costruire queste Nazionali giovanili straordinarie mentre noi non ci riusciamo...Questi paesi in 5 anni hanno costruito accademie del calcio, scuole di calcio. Prendono allenatori esteri, prendono interpreti per insegnare ai ragazzi a parlare inglese. E’ un’altra mentalità, che noi neanche sogniamo. Tornando all’argomento Africa ti dico Adama Traoré, Pallone D’Oro del Mali (che ha una bellissima squadra). Alcune italiane stanno puntando su alcuni talenti, so che il Genoa sta cercando di chiudere con Antonov, terzino della Serbia vincitrice del torneo: questo è un grande giocatore. Se non ci si ferma alle prime pagine dei giornali e si va a cercarsi le cose per conto proprio si possono scoprire talenti molto interessanti”.

Si è appena svolta la Copa D’America, che ha consacrato il Cile di Sanpaoli oltre ad aver confermato la posizione di “eterna seconda” dell’Argentina. Qual è stato il giocatore che ti ha più impressionato in questa competizione?

“Non è stata una grande edizione, non mi ha fatto impazzire. Ci sono state delle cose che mi sono piaciute poco a livello arbitrale: diciamo che il Cile è stato è molto aiutato, in una maniera a tratti anche spudorata. Il Brasile poi è stato uno dei più brutti che abbia visto negli ultimi anni: sono rimasto sconcertato e senza parole. Si può uscire ai Quarti di Finale ma non così, e non puoi perdere contro la Colombia in maniera così sciagurata. L’Argentina non mi è piaciuta tantissimo, anche perché quel 6-1 contro il Paraguay è stato un risultato piuttosto bugiardino e trovo che la Finale sia stata molto brutta: l’ultimo atto è stato uno spot promozionale anti spettacolo. Alcune cose che mi sono piaciute le ho trovate nella Colombia: ho una grande ammirazione per Muriel, che mi spiace si perda un po’ ma che è fortissimo. L’avevo visto per la prima volta in un Mondiale Under 15 e mi dissi “questo ragazzo ha un grandissimo futuro”, speriamo si riprenda. Altro giocatore che mi ha impressionato tantissimo è Guerrero del Perù, però tutto ciò che mi sarei aspettato di vedere, ovvero un Brasile spettacoloso e un’Argentina di temperamento, onestamente non l’ho visto. Il grande merito del Cile è stato quello di avere un portiere, Claudio Bravo, che ha fatto veramente la differenza nei momenti decisivi. Certo, sono stati decisivi anche gli arbitri…”

Passiamo a parlare di WWE e, quindi, di wrestling: come valuti la situazione attuale della federazione sia a livello social che a livello di qualità degli show?

“Ho un rapporto molto conflittuale con il fan italiano di wrestling, che tendenzialmente è molto pretenzioso e arrogante e vuole il massimo senza però comprare gli show. Questa cosa la trovo culturalmente di bassissimo profilo. Quindi non ci possiamo lamentare se la WWE non va più in chiaro in Italia e se gli show sono tutti a pagamento in pay tv, o se non hanno voluto aprire il WWE Network fino a pochissimo fa. Il tasso di conoscenza e competenza del wrestling in Italia è bassissimo: ci sono persone che non sanno parlare l’italiano, basta andare su internet e su Facebook per rendersene conto. Figuriamoci se queste persone riescono a capire il dialogo in inglese. Non capiscono le storylines, non sanno cosa siano. Purtroppo è questo il target italiano, quello tra i 13 e i 21-22 anni. Di conseguenza loro hanno atteso per fare delle scelte, e non li biasimo. Vedo che si stanno con cautela riavvicinando all’Italia e mi auguro che sia un riavvicinamento costante e continuo. Ora hanno firmato anche un contratto a lungo termine con Sky, però immediatamente dopo hanno aperto il Network. Sono curioso di vedere come finirà, so che ci sarà un doppio spettacolo a Novembre e so da alcune fonti che dovrebbero tornare anche in primavera, e me lo auguro. Per il resto io ho sempre ottimi rapporti e grande amicizia nei confronti della WWE, che mi onora chiedendomi consigli e pareri. Sono un fan, per me non è un lavoro, e mi diverto. Guardo i PPV, sono anni che ho comprato un dominio per scrivere di wrestling online ma non lo faccio perché in fondo non mi va. Sono 5 anni che non faccio più WWE News, ad alcuni manco ad altri meno! Ma per me il wrestling resta una grande passione, specie quando devo spiegarlo agli amici: spesso gli faccio cambiare idea su questa disciplina. Lo spettacolo si presta a clownerie ed esagerazioni evidenti ma se uno ne capisce il senso e comprende il tono generale, ovvero quello dello show per famiglie, può diventare un evento divertente. La seconda volta che ebbi l’onore di intervistare Eddie Guerrero io stavo preparando un libro su di lui che ancora non riesco a scrivere dopo 7 anni. Mi disse una frase che io trovai straordinaria: “Un esempio, buono o cattivo, è pur sempre un esempio”, e il wrestling è questo, ti offre degli esempi e ti dà la possibilità di scegliere in base allo stato d’animo e al momento. Sono molto appassionato specialmente delle sceneggiature, della parte di scrittura alle spalle degli show. Poi è ovvio che non sempre le scelte prese dal booking team possono essere giuste: d’altronde anche al cinema non tutti i film che andiamo a vedere possono piacerci”.

Chiudiamo con un pronostico: tra le nuove leve chi secondo te emergerà a livello di starpower, riconoscimenti e miglioramenti in ring?

“Dirti Kevin Owens è perfino troppo facile: lo trovo molto bravo. Ho visto una splendida sfida di mic skills tra lui e John Cena, secondo me sta imparando tantissimo dal bostoniano e credo che questo feud lo stia aiutando molto sotto l’aspetto della personalità. Anche Neville è straordinario. Di NXT onestamente mi piacciono un po’ tutti: vedo che non riescono a fare uscire tanto allo scoperto Baron Corbin, facendogli ottenere vittorie in pochi secondi ma esponendolo poco. Mi è molto dispiaciuto per l’infortunio di Sami Zayn, lottatore straordinario che ho conosciuto quando venne a lottare in Italia con il nome di El Generico e fece vedere cose incredibili. La cosa che mi piace di più e che si sta cercando di puntare sulla divisione femminile di NXT per il main roster: Sasha Banks e Charlotte sono fenomenali, e anche altre usciranno alla distanza. Paige hanno fatto benissimo a portarla subito nel roster principale. E’ eccezionale anche il lavoro che William Regal, coadiuvato dalla WWE, sta svolgendo: NXT è uno spettacolo veramente divertente. Purtroppo, essendo diventata un colosso, la WWE ha sempre il “problema” di dover produrre tanto. Di conseguenza deve impegnarsi in tante cose: ultimamente Cena ha lanciato un film, poi ci sono Tough Enough e Total Divas. Abbiamo tre spettacoli settimanali che poi sono allungati a 5-6 con i vari Main Event e Superstars. E’ tantissima roba e il loro roster è risicato per la mole che producono e a volte non tutto è all’altezza delle aspettative delle persone. Che poi le stesse abbiano spesso pretese eccessive è normale. Io mi metto nei panni di questi ragazzi che fanno 320 spettacoli all’anno prendendo 640 aerei (due al giorno), cambiano 320 camere d’albergo, la famiglia la vedono 10 giorni a Natale e 10 quando capita e se la vedono di più è perché sono infortunati gravemente. Tempo fa parlai con Batista, un amico per me, che un mese prima dell’effettivo ritiro mi manifestò la volontà di smettere. Io rimasi stupito perché era nel momento migliore della carriera, ma lui mi rispose che aveva la schiena a pezzi e che, grazie a The Rock, avrebbe potuto sfondare nel mondo del cinema, come poi è avvenuto. Il wrestling è bellissimo ma è molto difficile mantenere il fisico integro per tanti anni. E’ una vita dura, occorrerebbe più rispetto nei confronti di queste persone che fanno un lavoro veramente molto duro. Anche il livello di litigiosità dei fan italiani di wrestling mi lascia perplesso: nei forum stranieri non succede nulla del genere, quelli italiani infatti non li frequento più. Ma resto pur sempre un grandissimo fan della WWE.”

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