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Ad appena un mese e poco più di calciomercato vero, quello “finto” dei giornali esiste già da un bel pezzo, si inizia a intravedere qualcosa sotto il “velo” Fiorentina. E’ servito tutto giugno per mettere a punto il doppio addio di Montella prima e di Salah poi, con le parti in causa che sono finite per collidere volontariamente, nel caso del tecnico per una decisione dello stesso Aeroplanino, del resto mettere i Della Valle davanti ad un aut aut non è cosa gradita a chi concepisce il calcio come un’azienda; per quanto riguarda l’egiziano finendo per impugnare accordi, contratti con tanto di legali annessi, così, per non farsi mancare nulla insomma, quasi non si sapesse già a fine campionato che la possibilità di rivedere l’ex Chelsea con addosso la maglia gigliata fosse minima se non inesistente. Tant’è, perché il calcio è comunicazione, la comunicazione significa in linea di massima stima nei confronti dei tifosi, ergo ricavati, fatturati e chi più ne ha più ne metta. Si può dire quindi che “l’esame di insabbiamento” sia stato passato dai dirigenti viola, far ingollare al tifoso medio il doppio addio di quelli che, solo a metà marzo, sembravano due colonne portanti della viola, non è roba da poco, anzi.

CALCIOMERCATO FIORENTINA “Per i rinforzi bisogna avere un pò di pazienza ma ne arriveranno cinque. Mi piace l’entusiasmo che ho riscontrato qui in ritiro e lo stesso entusiasmo sarà quello della dirigenza. Sono convinto che con Paulo Sousa apriremo un nuovo ciclo”. Parola di Andrea Della Valle. Cinque è, decisamente, meglio che “one” tanto per parafrasare una nota pubblicità. Ora, a parte il fatto che si era parlato di ottimismo sia per la vicenda Salah che per quella riguardante Neto, a tempo debito s’intende, comprare è giustissimo, anzi doveroso, anche perché nel mentre si è riusciti nell’impresa di “sbolognare” una decina di giocatori con il contratto in scadenza, dire addio a Mario Gomez, scaraventato in piena Anatolia a mò di monito, venduto Stefan Savic, l’ultimo dei gioielli corviniani, per un’operazione da capogiro comprendente il cartellino di Mario Suarez, uno che serviva eccome alla Fiorentina, con l’aggiunta di una decina di milioni di €. Dalla fiera dell’est si esce contenti questa volta, anche perché non si è venduto di certo un topolino ma nemmeno si è ricavato due soldi, c’è da sorridere quindi. Gli acquisti, questi tanto attesi: per adesso Gilberto, brasiliano atipico che potrebbe fare davvero bene, Mario Suarez e al più presto Astori; se ci si mettono dentro anche i rinnovi di Babacar e Bernardeschi il quadretto è fatto ma non completo, a fronte di un bilancio in salute che potrebbe far avverare la profezia di Andrea Della Valle intento a prendere un caffè a Moena.

CHI SERVE Un centrocampista che possa fare coppia con Suarez adatto sia al 4-3-3 che al 4-2-3-1, meglio se giovane e di prospettiva; il fatto che sia saltato Milinkovic-Savic lascia aperte possibilità importanti, chissà allora che non possa arrivare un nome “sotterraneo” ma di livello per gli addetti ai lavori, non un caso che si parli di Ruben Neves del Porto o di Lucas Silva del Real Madrid, in tal senso non ci si stupirebbe di un nome tipo Lucas Romero, low cost, low profile, magari grande rendita. Nel caso dovesse rimanere Roncaglia il reparto arretrato potrebbe dirsi completo, meglio allora puntare a rinforzare l’attacco magari andando alla ricerca di un esterno offensivo di sinistra che possa alternarsi con Joaquin, dirottato in quella posizione “alle strette”, a destra infatti si può contare già su Bernardeschi ed eventualmente su Ilicic, con il centro delegato completamente alla coppia BabacarRossi. I nomi non mancano ma sembrano latitare al momento sebbene a fine maggio si era sentito un gran parlare di un duetto olandese composto da Jean-Paul BoetiusTonny Trindade de Vilhena, esterni di sinistra per l’appunto.

FIRENZE RISPONDE? Questo il più grande interrogativo, la campagna abbonamenti stenta a decollare come del resto la vendita dei tagliandi per il match di stasera contro i campioni d’Europa del Barcellona. Che sia un caso? Colpa della crisi? Difficile a dirsi, la sensazione invece è che, almeno per quest’anno, il credito del tifo nei confronti della dirigenza fiorentina sia da dirsi in parte consumato, vuoi per il tanto tempo perso dietro alle due diatribe precedentemente delineate che per i tanti corteggiamenti che poi hanno portato ad un nulla di fatto. Il tempo delle parole sembra essere finito, i tifosi viola attendono qualche colpo di mercato per elevarsi da semplici conoscitori, contabili, del bilancio viola a veri e propri supporters della propria squadra, urge entusiasmo in casa Fiorentina ma quello non può chiederlo la proprietà, semmai dovrebbe essere lei stessa a garantirlo.

 

Stefano Mastini