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Entrare nelle pieghe di una normativa laboriosa non è esercizio semplice. L’articolo 17 resta argomento delicato e attuale dopo le voci (tutte da verificare) relative ad un possibile addio di Gonzalo Higuain al termine della prossima stagione e dunque in anticipo rispetto alla scadenza naturale del contratto (giugno 2018). Tutto nasce dal lodo Webster. La vicenda in questione ha riguardato la risoluzione unilaterale senza giusta causa, e fuori dal periodo protetto, da parte del calciatore Webster del contratto di lavoro sportivo stipulato tra lo stesso e la società scozzese Heart of Midlothian PLC, in seguito alla quale il professionista contraeva nuovo pattuizione con il Wigan Athletic AFC limited, club inglese. Il calciatore scozzese, nonostante fosse ancora legato al club da un accordo triennale,  decise di risolvere il contratto in quanto rimasto fuori rosa per non aver accettato il rinnovo dello stesso. La società di appartenenza, che ovviamente non accettò di buon grado l’iniziativa del suo tesserato che spingeva per la rescissione unilaterale,  si rivolse alla Commissione per la risoluzione delle controversie della FIFA (competente in relazione al mantenimento della stabilità contrattuale) a seguito del contratto triennale stipulato da Webster con il Wigan, chiedendo di ricevere un indennizzo sia dal calciatore sia dal Wigan per aver indotto il calciatore a rompere senza giusta causa il contratto ancora in essere. Webster e il Wigan furono condannati, ma si rivolsero  al TAS di Losanna che sì li dichiarò colpevoli, ma ridusse drasticamente l’importo dell’indennizzo, da 635.000 a 150.000 sterline. Una decisione, pertanto, in definitiva molto favorevole sia al calciatore che alla società subentrante.

Una vittoria netta che ha di fatto segnato una svolta nel rapporto tra società e tesserati. In seguito, tanti calciatori hanno deciso di percorrere la medesima strada, tradendo un vincolo non solo contrattuale ma anche morale. Celebre il caso De Sanctis. L’attuale portiere della Roma, ruppe con l’Udinese e con la piazza, tanto che ancora oggi, a distanza di anni, viene puntualmente fischiato, proprio perché decise di avvalersi dell’articolo 17, arrecando (almeno inizialmente) un danno patrimoniale alla società. La vicenda, ovviamente, finì per riempire le scrivanie e i faldoni di avvocati e giuristi, fino al pronunciamento del Cas (corte arbitrale dello sport) di Losanna. I giudici obbligarono il calciatore ed il Siviglia (nuova società di appartenenza) a  pagare un indennizzo (da versare nelle casse della società friulana) pari a 2.250.055 €. Il precedente sfavorevole, non ha però disincentivato le iniziative dei calciatori (che comunque restano limitate). Una vecchia conoscenza del campionato italiano, Luis Jimenez, nel 2011 ottenne lo svincolo dalla Ternana (nonostante il contratto in essere); rifiutò l’accordo che la società umbra aveva già trovato con il Cesena per volare a Dubai, dove ancora oggi gioca con la maglia dell’Al Ahli.

Altrettanto interessante il caso Matuzalem. Il 2 luglio del 2007, il mediano brasiliano, fuori dal cosiddetto “periodo protetto” (ne parleremo più avanti) decise di far ricorso all’articolo 17 interrompendo, senza giusta causa, il contratto in vigore con lo Shakhtar Donetsk. Nell’accordo stipulato con il club ucraino, era inserita una clausola rescissoria pari a venticinque milioni di euro. Il 19 luglio, l’ex mediano del Napoli, sottoscrisse un nuovo contratto con il Saragozza. Lo Shakhtar, di conseguenza, si rivolse alla Camera per la risoluzione delle controversie (organo Fifa) al fine di stabilire il reale valore del calciatore, desumibile dalla clausola penale statuita in contratto. Il Real, di contro, riteneva che il prezzo del ragazzo non dovesse superare i 3.200.000 euro.  La Dispute Resolution Chamber,  condannò il calciatore ed il club spagnolo a corrispondere allo Shakhtar la somma di euro 6.800.000, portata dalla somma delle retribuzioni ancora dovute con i costi non ancora ammortizzati sostenuti dal club ucraino nell’acquistare Matuzalem dal Brescia Calcio nel 2004 (8.000.000 euro). Il provvedimento non risolse la controversia, tanto che tutte le parti in causa decisero di ricorrere al Tas di Losanna.

La vicenda è stata poi chiarita dall’avvocato Nicola Schellino, esperto di diritto sportivo: “Il Tas, contravvenendo all’indirizzo giurisprudenziale seguito nel lodo Webster per la quantificazione dell’indennità dovuta, applicava in specie un metodo di calcolo innovativo, facendo esplicito riferimento al cd. “positive interest” o “expectation interest”. In buona sostanza, il giudicante ha affermato in generale come un’offerta presentata da un club terzo per acquisire le prestazioni sportive del calciatore sia fattispecie rilevante al fine di quantificare il valore del giocatore e dunque l’indennità prevista ex art. 17 reg. FIFA .Applicando tali statuizioni al caso di specie, il Tas ha considerato indice rilevante il fatto che Matuzalem, dopo aver militato per un anno nelle fila del Saragozza, è stato ceduto alla S.S. Lazio a titolo temporaneo con diritto di riscatto ad una cifra prestabilita. Nel calcolare l’indennità dovuta allo Shakhtar Donetsk da parte del calciatore e del club spagnolo, statuita in euro 11.858.934, l’organo giudicante ha tenuto in considerazione più voci, tra cui, oltre al valore di mercato del calciatore come stabilito dalla cessione alla S.S. Lazio, il valore residuale del contratto di lavoro tra Matuzalem e lo Shakhtar.

Successivamente, il predetto Comitato Disciplinare della FIFA, dichiarando inadempienti le parti, ordinava in data 31.12.2010 al calciatore brasiliano, in solido con il club spagnolo, il pagamento di 30.000 franchi svizzeri entro 90 giorni, pena la sanzione dell’interdizione da qualsiasi attività calcistica o connessa al calcio, così come prescritto dal codice disciplinare della FIFA. Il Saragozza e Matuzalem proponevano indi, avanti il Tas di Losanna, appello avverso tale decisione del Comitato Disciplinare della FIFA. L’organo arbitrale, in data 29.06.2011, rigettava il ricorso, confermando la decisione del Comitato Disciplinare. Sennonché le parti, non dandosi per vinte, decidevano di impugnare il lodo reso dal Tas di Losanna avanti la Corte Federale Svizzera, la quale, dichiarandosi nel marzo 2012 competente in materia, accoglieva l’appello presentato e per l’effetto annullava il lodo del Tas del 29.06.2011, affermando il principio per cui un atleta non può essere sottoposto ad interdizione perpetua dall’attività calcistica, in virtù di un procedimento di condanna di un organo della giustizia Tale dirimente pronuncia ha scongiurato del tutto il rischio di interdizione da qualsiasi attività calcistica o connessa al calcio per il calciatore brasiliano nel caso di mancato pagamento della sanzione pecuniaria”.

Una questione spinosa che apre ad ulteriori chiarimenti sull’articolo 17. La norma, è bene precisarlo, specifica le conseguenze derivanti da una risoluzione unilaterale del contratto senza giusta causa. La risoluzione deve essere formalizzata entro il periodo protetto, ovvero entro i primi tre anni di contratto se il calciatore ha meno di 28 anni o entro i primi due anni di contratto se l’atleta ha già superato quell’età. Spetta poi alla fifa stabilire l’entità dell’indennizzo, calcolata in base a diversi parametri (remunerazione e  altri benefici dovuti al calciatore ai sensi del contratto in vigore e/o del nuovo contratto, la durata residua del contratto in vigore fino a un massimo di 5 anni, e gli eventuali esborsi e oneri versati o sostenuti dalla società precedente). Chiaramente, per usufruire della possibilità offerta dalla norma, è necessario rispettare alcuni aspetti: la rescissione deve essere comunicata per iscritto entro 15 giorni dall’ultima partita ufficiale disputata dalla società di appartenenza;  il calciatore svincolatosi unilateralmente non potrà trasferirsi in altra squadra dello stesso campionato nei 12 mesi successivi e inoltre dovrà pagare un indennizzo alla vecchia squadra di appartenenza.