SHARE

pedro

Una finale non si gioca, si vince”. Facile quando a parlare è Samuel Eto’o, uno che di finali (vinte) se ne intende eccome, viste le quattro Champions League conquistate in carriera; arrivare in finale di una competizione non basta, se poi non si porta a casa la coppa in palio. Ne sa qualcosa la Juventus, che per sei volte nella sua storia europea ha mancato l’appuntamento con il trofeo più importante; una ferita aperta che rischia di riaprire l’eterno dibattito sul fatto se raggiungere una finale, senza però vincerla, rappresenti o meno un fallimento.

La storia dello sport è piena di eterni secondi, ma anche di protagonisti inattesi, nati per essere decisivi all’ultimo atto, quando le gambe tremano e le idee latitano, quando a tradire è l’emozione troppo forte da sopportare. Meglio avere con sé un talismano da utilizzare all’occorrenza per ritrovare il bandolo della matassa, qualcuno che applichi alla lettera il concetto di infallibilità al mondo del calcio; da sei anni a questa parte, esiste un giocatore capace di racchiudere tutte queste caratteristiche e far parlare solo il campo, scrivendo ripetutamente il suo nome nel tabellino di una finale. Pedro Eliezer Rodriguez Ledesma, a tutti noto semplicemente come Pedro o Pedrito, sa come si fa e lo ha ricordato a tutti anche ieri sera, decidendo la pirotecnica finale di Supercoppa europea che ha visto il suo Barcellona avere la meglio di uno stoico Siviglia dopo i tempi supplementari. Un habitué, uno stoccatore infallibile, che nel corso della sua carriera tutta blaugrana ha già timbrato il cartellino in diverse finali disputate dal 2009 ad oggi, talvolta decidendole come accaduto nell’ultima; una serie incredibile, cominciata con la rete che regalò al Barca di Guardiola la Supercoppa Europea 2009, che riuscì a piegare l’arcigna resistenza dello Shakhtar Donetsk soltanto ai supplementari (proprio come ieri). Un anno magico, il 2009 di Pedro, divenuto il primo giocatore della storia a segnare in tutte le competizioni disputate nel corso di una sola stagione (Liga, Champions League, Coppa del Re, Supercoppa di Spagna, Supercoppa Europea e Mondiale per club).

Un canterano come tanti, divenuto negli anni, il vero e proprio uomo della provvidenza nelle tante vittorie del Barcellona; come nella finale di Champions League del 2011, quando a Wembley fu un suo gol ad aprire la magica serata catalana, chiusa con il successo per 3-1 sul Manchester United di Sir Alex Ferguson. Mattatore anche nel 2012, con la sua implacabile doppietta,  con cui Messi e compagni piegarono il malcapitato Athletic Bilbao nell’ultimo atto della Coppa del Re; numeri stratosferici e una tradizione onorata al meglio anche con il Siviglia, dopo essere subentrato a Mascherano, segnando uno dei suoi classici gol di rapina sotto porta. Poco appariscente, ma sempre tremendamente utile e concreto, potrebbe salutare presto la compagnia, alla ricerca di nuovi stimoli e di un posto fisso in squadra; ma chissà se il Barcellona deciderà davvero di privarsi del suo hombre de las finales…

SHARE