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Per capire se si tratti davvero di un campioncino in erba o semplicemente dell’ennesimo giovanissimo lanciato in questi anni dal calcio inglese, ci vorrà ancora del tempo, ma è dalla scorsa domenica che nella patria del football non si parla d’altro. Reece Oxford, giovanissimo classe ’98, ha stupito tutti nel suo esordio assoluto in Premier League, proprio davanti agli occhi di Arsène Wenger, tecnico dell’Arsenal dal 1996, dove tra alti e bassi, ha trovato il modo di lanciare una serie infinita di giovani talenti, iniziandoli a una brillante carriera senza badare troppo alla carta d’identità.

Quella che per la modernissima Premier League inglese potrebbe sembrare una (non) notizia, assume una discreta rilevanza davanti alla prestazione del sedicenne Oxford, capace di cavarsela egregiamente e tenere a bada un campione del mondo come Mesut Ozil (vittima per questo di sfottò da parte di alcuni tifosi sui social). A soli 16 anni e 237 giorni, Oxford è diventato il settimo esordiente più giovane della Premier (il primo nella speciale classifica è stato Matthew Briggs in campo nel 2007 a 16 anni e 68 giorni); dopo aver battuto il record della storia degli Hammers, superando Billy Williams nel preliminare di Europa League con i Lusitanos, Oxford si è ripetuto divenendo il più giovane giocatore del West Ham ad aver calcato un campo di Premier.

Niente male per il capitano dei Leoni d’Inghilterra Under 17, ultimo gioiello prodotto da uno dei settori giovanili più prolifici d’Oltremanica, da cui negli ultimi anni sono usciti Franck Lampard, Rio Ferdinand, Joe Cole e l’attuale capitano James Tomkins. Fisico da corazziere (un metro e novanta di muscoli), occhi da bambino cresciuto troppo in fretta, ma senza cedere all’emozione dell’esordio tra i grandi; tra gli uomini che fecero l’impresa all’Emirates, ci sarà per sempre anche il suo nome, anche se di questo passo sarà difficile per il club londinese riuscire a trattenerlo e resistere alla corte dei migliori team britannici. Reece Oxford, “the cool guy” come lo ha ribattezzato il suo allenatore Slaven Bilic, sembra essere davvero un ragazzino in gamba; il polverone mediatico che si è alzato dopo il suo esordio da urlo, ha riacceso il dibattito sui giovani talenti anglosassoni rivelatisi in questi anni, che però non sono riusciti a rispettare le tante attese create attorno a loro. Molto spesso, anche in un paese senza alcun pregiudizio nei confronti dei ragazzi precoci e pieni di talento, è nota la pericolosa tendenza di sopravvalutare le potenzialità di ragazzi non ancora maggiorenni, in realtà ancora lontani dal poter incarnare le fattezze dei fuoriclasse del futuro.

Oxford dovrà mostrare di possedere le stesse spalle larghe con cui ha avuto la meglio sui Gunners di Arsène Wenger, deluso dal flop dei suoi ma probabilmente felice di aver visto l’ennesimo giovanissimo lanciato dalla Premier League inglese.

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