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Sbarca a Firenze l’ennesimo rinforzo offensivo dell’era Della Valle: Nikola Kalinic. La punta croata riempie quindi il vuoto lasciato dalla partenza di Mario Gomez, sicuramente non in termini di blasone quanto più per quello che concerne la stabilità tattica e non della rosa allenata da Paulo Sousa, suo grande estimatore e primo sponsor. Il colpo Kalinic è stato portato avanti con molta riservatezza, tipico modus operandi di Daniele Pradè, fino a quando, pochi giorni fa, non si sono “svelate le carte” con l’affondo finale coinciso con l’addio del tecnico del Dnipro.

LA CARRIERA Classe 1988, originario di Salona, Kalinic cresce a pane e calcio tra le file delle giovanili dell’Hajduk Spalato dove scala le gerarchie e si ritrova in pochi anni in prima squadra, esordio in massima serie croata appena 17enne; passa poi un anno in prestito a “farsi le ossa” e ad acquisire esperienza prima al Pula, poi al Sibernik, l’anno successivo però è già di ritorno all’Hajduk dove insieme a Mandzukic, altra nuova conoscenza della nostra Serie A, inizierà a mettere insieme gol e risultati. Alla fine saranno oltre 30 le reti in poco più di 50 presenze ufficiali, un bel bottino personale che gli vale la chiamata in Premier League da parte del Blackburn, con i Rovers pronti a sborsare la bellezza di 8 mln di € per l’allora 21enne di Salona. In terra d’oltremanica due stagioni per un totale di 44 presenze e solo 7 gol, più bassi che alti per lui con l’attenuate di un ambiente tutt’altro che tranquillo dove poter crescere e migliorare. Il rilancio si chiama Dnipro, in Ucraina Kalinic ritrova la sua antica verve e, soprattutto, la via del gol per un totale di 34 centri in 82 match disputati.

UBICAZIONE TATTICA Punta centrale in grado di muoversi e svariare sul fronte d’attacco al fine di aiutare la manovra dei compagni. Nikola Kalinic è il tipico riferimento avanzato di una squadra schierata con il 4-2-3-1 oppure uno dei due vertici del più classico 4-4-2; dotato di lunghe leve, alto 1,88 e molto bravo nel colpire di testa, l’ex Dnipro si lascia apprezzare anche per il grande lavoro che è in grado di fare per i suoi compagni in termini di sponde e difesa della palla, i suoi gol sono spesso e volentieri dettati non tanto dalle doti tecniche quanto dall’opportunismo e dall’intelligenza tattica che la punta di Salona dimostra nel posizionarsi in corrispondenza del movimento del pallone. Kalinic non è in ogni caso un attaccante che vive di luce propria, sulla falsa riga di quanto già visto con Mario Gomez, per poter rendere al meglio necessita di rifornimenti sia in profondità, assist dei compagni, che di cross tesi dal fondo. A differenza del tedesco ex Bayern Monaco Kalinic potrebbe ambientarsi bene a Firenze sia per il tipo di gioco voluto da Sousa che per la sua natura di giocatore dotato di grande dinamismo, l’ex Hajduk è un “lungo” ma è anche rapido nei movimenti cosa in cui invece il tedesco risultava essere molto macchinoso.

KALINIC IN FIORENTINA Prima punta nel 4-2-3-1 o in coppia con un’altra nel 4-4-2. Difficile se non impossibile pensarlo schierato sulla trequarti offensiva o meno che mai sull’esterno, Kalinic rende al meglio se innescato in prossimità del limite dell’area o all’altezza del dischetto del rigore motivo per cui Paulo Sousa cercherà di posizionarlo il più vicino alla porta avversaria. Da considerarsi, almeno in prima istanza, come il ricambio di Babacar, Kalinic potrebbe avere molte chance di fare bene soprattutto in Europa League dove può vantare una discreta esperienza maturata negli anni con il Dnipro, l’anno scorso addirittura in gol nella finale poi persa contro gli spagnoli del Siviglia, chissà poi che non riesca a “fare centro” anche in Serie A, per quello attendiamo di vedere l’inizio del torneo.

 

Stefano Mastini

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