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kovacic real

Quante volte vi è capitato di affrontare un argomento calcistico e trovare davanti a voi qualcuno che la pensasse all’opposto? Come se un calciatore avesse due personalità distinte, da una parte fenomeno, dall’altra bidone. Anche nella redazione di MaiDireCalcio accade ciò e così, un po’ per diletto un po’ per conoscere le idee dei nostri utenti, abbiamo deciso di lanciare la rubrica “Dr Jekyll e Mr Hyde”, uno spazio a quattro mani dove si analizzerà l’argomento principe degli ultimi giorni e si cercherà di valutarne i pro e i contro, il buono e il cattivo, lo yin e lo yang, il giusto o lo sbagliato, il bello o il brutto, insomma un’analisi a 360 gradi.

DOTTOR JEKYLL Ti farò una proposta che non potrai rifiutare: questo il senso, in soldoni, dell’offerta presentata dal Real Madrid all’Inter per Mateo Kovacic. La cifra balla fra i 35 milioni più 5 di bonus e 38 più due di bonus: ancora nessuna ufficialità, ma la cifra trapelata è di quelle che non possono non essere prese in considerazione e, successivamente, accettate. Kovacic è un classe 1994 e i giocatori della sua generazione cominciano a sbocciare mentre lui è rimasto fermo a due anni fa: parlando di fenomeni si può guardare Paul Pogba, che con un anno in più è il centrocampista più ambito d’Europa, ma rimanendo sul pianeta terra basta dare una sguardo a Domenico Berardi (1994, decisivo da tre stagioni consecutive), Mauro Icardi (1993, capocannoniere della Serie A la scorsa stagione, pronto per diventare uno dei migliori attaccanti del mondo), o se andiamo fuori dagli italici confini, basta dare uno sguardo a Martial (1995, uno in meno di Kovacic, molto bene nella scorsa Champions League) e Depay (1994, strappato a suon di milioni dal Manchester United).

Sia chiaro, solamente un pazzo contesterebbe la caratura tecnica di Kovacic, che a sprazzi ha dimostrato di valere moltissimo, ma si è trattato solo di lampi isolati privi di continuità: il suo equivoco, prima ancora che tecnico, è tattico. Due anni e 80 presenze in Serie A non sono bastati a definire il suo ruolo: c’è chi lo vede trequartista, chi mezzala, chi regista, lui nel frattempo è stato provato anche mezzapunta e esterno nel 4-2-3-1, senza mai riuscire a spaccare il mondo ma dando solo l’impressione di avere le potenzialità per farlo.

L’aspetto puramente tecnico parlerebbe di un Kovacic incedibile, di una scommessa da fare per chiunque: tuttavia è impossibile scindere l’aspetto economico da quello tecnico quando si fa un bilancio complessivo, e se mettiamo entrambi i valori sul piatto della bilancia l’affare è a favore dell’Inter. Nell’estate in cui Arturo Vidal, uno che da tre anni è ambito da molti top club e fresco vincitore della Coppa America, è stato pagato la stessa cifra, è impossibile non cedere un talentuoso virgulto: per un giovanissimo non si paga ovviamente il presente, ma anche il futuro (vedi Kondogbia, uno che ha comunque già assaggiato i campi della Champions League con risultati eccellenti), ma una cifra fra i 35 e i 40 milioni di euro per un giocatore che, alla fine della fiera, non ha dimostrato niente a parte qualche lampo isolato, è una proposta che non può essere rifiutata da nessuno. Con i soldi della cessione di Kovacic l’Inter, parafrasando un celebre spot, si muoverà su solide realtà e non su sogni: il campionato è lungo, e i nerazzurri non rinunceranno ad un pilastro della squadra ma ad un giocatore non ancora perfettamente collocato.

Dottor Jekyll, Andrea Martelli

MISTER HYDE Un lampo improvviso ha squarciato il cielo d’agosto, richiamando l’attenzione dei milioni di tifosi interisti in vacanza sparsi per la penisola. La notizia della cessione di Mateo Kovacic al Real Madrid è stata senza dubbio l’argomento principale di una domenica che sembrava come tante altre, ultimo giorno di ferie per molti, ma evidentemente non per il calciomercato e le sue trattative che non dormono mai. Sembra passata una vita da quando, nell’inverno del 2013, l’Inter era piombata sul giovanissimo croato, accreditato come uno dei futuri fenomeni del calcio mondiale. Due e anni e mezzo dopo è evidente che le cose siano andate diversamente, con Kovacic mai all’altezza della situazione, coinvolto successivamente in prima persona nel doppio passaggio da Mazzarri a Mancini, che ha finito per confondere anche lui. 80 partite di serie A, 5 gol e 10 assist: questo il bottino del croato in due anni e mezzo in Italia, in cui è spesso stato tutto e il suo contrario. Ma al di là degli innegabili benefici economici (costo del cartellino e plusvalenza) che la cessione al Real Madrid garantirà, che segnale è questo per il calcio italiano e per l’Inter in particolare? Cedere uno dei giocatori di maggior talento a disposizione a meno di una settimana dall’inizio ufficiale della stagione, è la mossa giusta?

A non convincere è soprattutto la tempistica con la quale la cessione è maturata. Non fosse altro perché, per tutta l’estate, Mancini aveva dimostrato di voler puntare su Kovacic nel ruolo di centrocampista centrale davanti alla difesa, primo ispiratore della manovra offensiva; seppur tra alti e bassi e i soliti limiti legati al portare troppo la palla, il ventiduenne sembrava aver accettato di buon grado la sfida, avallando il progetto tattico del tecnico di Jesi. Tuttavia è poi bastato il ritorno di Medel per dirottare nuovamente Kovacic nel ruolo di mezzala nel 4-3-1-2 di riferimento, posizione in cui le troppe pause non gli hanno mai permesso di rappresentare una certezza.

Una trottola impazzita, questo è stato Mateo Kovacic nella sua parentesi italiana, coinvolto suo malgrado in un turbinio di rivoluzioni e cambiamenti troppo pesante da sopportare; mezzala, regista, trequartista, mezzapunta, addirittura esterno di centrocampo come nell’ultimo Trofeo TIM. Mai convincente e decisivo, tanto da giustificare 35 milioni di buoni motivi per lasciarlo andare. Anche il più ottimista dei tifosi interisti si starà chiedendo come si presenterà l’Inter al match d’esordio di domenica con l’Atalanta e quale sarà a questo punto il modulo di riferimento; l’impressione è che l’incertezza regni sovrana e che la squadra sia ancora ben lontana dall’essere considerata al completo. Questo si, non un bel segnale per chi è chiamato a riscattarsi da annate difficili, mostrando di voler puntare sull’esperienza e la quantità, piuttosto che sui talenti in cerca di consacrazione, come quello di Mateo Kovacic, ceduto in silenzio, quasi senza far rumore.

Mister Hyde, Domenico Mancini

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