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Se è vero, come diceva il grande Vecio Enzo Bearzot, che “la prima regola è quella di non prenderle, il secondo imperativo è vincere e che la terza non esiste perché le prime due hanno già detto tutto”, è altrettanto innegabile, come sostenuto qualche tempo fa da Fabio Cannavaro, che “in Italia non esistono più i difensori di una volta, perché prima bastava rimanere concentrati, mentre adesso tutti vogliono il difensore che giochi invece di sentire l’avversario”.

Nell’era post tiki taka, dove tutti ricercano il gioco e lo spettacolo con i tanti grandi fuoriclasse a disposizione, che fine hanno fatto i difensori? Bearzot ne disponeva in abbondanza e non aveva certamente bisogno di dispensare consigli o dedicare loro intere sedute tattiche, Fabio Cannavaro è stato uno degli ultimi grandi difensori prodotti dal nostro calcio, cresciuto in un’altra mentalità e con l’esempio datogli dai ragazzi campioni del mondo nell’82. Perché, se per la maggior parte degli allenatori moderni, la miglior difesa è sempre l’attacco, è ovvio che a pagare le conseguenze di un baricentro troppo alto e di una squadra sbilanciata, siano proprio i difensori. Chi guarda la palla e non l’uomo resta al palo, così come chi tenta il fuorigioco a palla scoperta, pagando dazio in campo aperto.

Regole semplici, stravolte da un tipo di calcio che non contempla i difensori che, forse per questo motivo, cominciano seriamente a scarseggiare sul mercato italiano ed europeo; una specie in via d’estinzione che, come tale, costa carissima nei pochi esemplari ancora in vita e in grado di fare la differenza. Non si spiegherebbero altrimenti i folli prezzi delle ultime estati di calciomercato e di questa in particolare, dove non sono mancate le sorprese; se il prezzo più alto e incomprensibile resta certamente quello pagato dal Paris Saint Germain per strappare David Luiz al Chelsea un anno fa (62,5 milioni di euro), anche gli ultimi botti (Otamendi dal Valencia al Manchester City per 40 milioni di euro, più il prestito di Mangala, a sua volta pagato a peso d’oro al Porto dai Citizens di Pellegrini soltanto l’estate scorsa), sembrano più colpi di sole che lungimiranti operazioni di mercato. Anche in Italia non ci facciamo mancare niente, anche se la tendenza pare cambiata; dopo anni di buio totale, qualcosa è tornato a muoversi nei nostri settori giovanili, i cui prodotti migliori (Romagnoli e Rugani in rigoroso ordine alfabetico) sono sulla bocca di tutti e in buone mani (tra Mihajlovic e Allegri), pronti a confermare quanto di buono si dice sul loro conto.

Resta da capire, nel pazzo calciomercato che stiamo vivendo, cosa detti realmente il prezzo di un difensore. Se la prospettiva data dalla giovane età, la poca necessità di vendere da parte di un club, un clamoroso abbaglio o, ultimo non a caso, l’effettivo valore del giocatore in questione. Senza sottovalutare il classico precedente, pericoloso in ogni circostanza, capace di creare un effetto domino difficile da gestire; la valutazione cresce e non detto sia direttamente proporzionale ai risultati, tutt’altro. Ecco perché, nel calcio di oggi, se scovare un difensore all’altezza è già una notizia, acquistarlo a un prezzo ragionevole resta senza dubbio l’impresa più difficile.

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