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L’entusiasmo per un nuovo progetto, gli applausi per un uomo arrivato al top dopo la gavetta, i sorrisi per una squadra finalmente umile e con i piedi per terra…tutto scomparso al termine dei 90′ di Sassuolo-Napoli. La sconfitta degli azzurri ha improvvisamente risvegliato il trend dell’ultimo periodo della gestione Benitez, vale a dire il tiro al piattello: quello che fino a due giorni fa era un fattore positivo, dopo la sconfitta diventa uno spaventoso errore. Al netto di critiche da parte di esperti improvvisati o di professionisti pronti a saltare di volta in volta sul carro del vincitore, proviamo ad analizzare in maniera oggettiva il match di Reggio Emilia, cercando di individuare i difetti principali di una squadra palesemente non ancora in grado di seguire al 100% le idee del proprio allenatore.

FASE DI NON POSSESSO – E’ la situazione su cui il tecnico toscano ha trascorso più tempo e sulla quale si è concentrato maggiormente. “In attacco si può inventare, ma non ho mai visto nessuno difendere con la fantasia. L’unico metodo è quello del lavoro costante“, e giù di lezioni a suon di scivolamenti, diagonali e pressing. Gli effetti si sono visti più volte in amichevole e durante il primo quarto d’ora del match: difesa altissima, squadra corta, pressing a tutto campo ed avversario in costante difficoltà nell’impostare l’azione. Il recupero palla sulla trequarti avversaria è l’arma principale per poter arrivare in rete più velocemente possibile, ma i meccanismi difensivi devono combaciare come un orologio svizzero. Domanda: cosa è andato storto? Semplicemente per poter svolgere alla perfezione questi compiti c’è bisogno di una condizione fisica che tenga per 90 minuti, oppure di determinate caratteristiche da parte dei giocatori che sopperiscano a questo problema. Quando il pressing della mezzala sul terzino avversario non viene supportato dalla diagonale del centrale di centrocampo, basta un uno-due o un dribbling secco per saltare completamente tutto il reparto, facendo ritrovare la linea a 4 nelle condizioni di rientrare affannosamente o di commettere fallo per spezzare la manovra. In questo caso buona parte della responsabilità ricade su Valdifiori che, seppur discreto nell’impostazione di gioco, è risultato essere poco reattivo in fase di contrasto e poco presente al momento del supporto al pressing. Questo può essere un problema arginabile se in campo vi sono giocatori capaci di recuperare velocemente sugli attaccanti, ma le spiccate doti offensive di Hamsik ed il passo compassato di David Lopez hanno reso le cose piuttosto difficili ai difensori, paradossalmente i meno colpevoli in occasione delle sbandate che hanno portato i vari Defrel, Floro Flores e Berardi a puntarli con continuità. Spesso, come affermato anche dal mister nel dopo-gara, le occasioni degli avversari sono frutto di scelte errate di diversi elementi e, in questo caso, i problemi nascono dal mancato schermo del centrocampo che (come l’anno scorso) dà il via ad un effetto domino.

FASE DI POSSESSO – Se in difesa il problema più grande è stata la tenuta fisica, in attacco la questione è maggiormente dovuta ai movimenti ed alle scelte nella fase di possesso. Troppo facile parlare di giocatori fuori ruolo o di dispendio fisico, visto che in fase di non possesso i tre davanti sono quelli che si sono dannati di più (visti anche i cambi con cui è intervenuto Sarri): Insigne ha il passo e la visione di gioco per poter giocare sulla trequarti, Mertens e Callejon hanno le qualità per poter accentrare parzialmente il loro raggio d’azione. Non sarà propriamente il modulo in cui hanno sempre giocato, ma Sarri ha fatto vedere che con un tridente costruito così si può fare bene. E allora, cosa è andato storto? Con Valdifiori completamente annullato dal pressing avversario, l’impostazione doveva per forza di cose avanzare di qualche metro e ricadere sulle spalle di Insigne, costretto a svariare lungo tutto il fronte d’attacco per poter ricevere palla in maniera agevole. Una volta in possesso, però, le cose diventano complicate: sia Higuain che Mertens, infatti, chiedono la palla sui piedi, limitando il gioco offensivo a degli scambi nello stretto destinati a sbattere contro il muro neroverde. Gli unici sprazzi si vedono quando Hamsik attacca la profondità, allargandosi sulla sinistra e liberando centralmente uno dei due attaccanti. Lo stesso gol nasce da uno scatto profondo di Higuain servito proprio da Insigne, a testimoniare la vulnerabilità della difesa di Di Francesco quando attaccata alle spalle. Quando invece gli attaccanti rimangono fermi, si vedono scene imbarazzanti con Insigne o Higuain a vagare palla al piede impotenti, con i compagni immobili e vogliosi di puntare la difesa soltanto da fermi. Con l’ingresso di Callejon la situazione migliora, ma scema la lucidità nei passaggi e nei movimenti. In poche parole, i problemi nascono non dalla posizione dei giocatori, ma dalle loro scelte quando uno dei compagni è in possesso: se Insigne non può attaccare la profondità perchè costretto ad impostare, l’arduo compito spetta ad Higuain o Mertens che, venendo entrambi incontro, hanno sostanzialmente ucciso la pericolosità della manovra offensiva del Napoli.

PRESTO CHE E’ TARDI- Questa analisi è pignola, severa, forse esagerata, ma non ha di certo lo scopo di attaccare le idee di Sarri o il suo credo calcistico, che abbiamo imparato ad apprezzare durante il pre-campionato allo stesso modo di coloro che oggi già rinnegano i risonanti complimenti, aprendo la stagione del tiro al piattello. L’obiettivo è quello di evidenziare le lacune presenti in una squadra ancora in costruzione, non ancora identificatasi nei nuovi schemi e (in riferimento all’11 sceso in campo a Sassuolo) limitata da mancanze strutturali della rosa. Queste lacune sono, come evidenziato, una scarsa tenuta fisica per svolgere il lavoro di non possesso e una sorta di “presunzione” palla al piede non tollerabile in questi meccanismi. Entrambi, però, sono difetti facilmente superabili con il tempo ed il lavoro, viste le qualità degli interpreti e la dedizione del tecnico. Una cosa va però detta e riguarda la mentalità della squadra. Forse per gli interpreti, forse per la piazza, forse il continuo “vorrei ma non posso”, ma il Napoli ad oggi si trova in un curioso limbo: con Benitez ha dimostrato di non saper ancora ragionare da “big”, mentre a quanto visto ieri trova grandi difficoltà anche nel giocare da provinciale. La mancanza di mentalità vincente da un lato, dello spirito di sacrificio dall’altro, potrebbero pericolosamente rendere il Napoli un’eterna incompiuta, destinata a galleggiare nella mediocrità del nostro mediocre campionato. La speranza è che il passo falso di Sarri si riveli tale e che le male lingue che già si affollano sul suo conto finiscano per intrecciarsi una volta e per tutte.

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