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balotelli

Molto spesso le squadre inglesi hanno investito milioni e milioni su giocatori provenienti dal nostro campionato. Non altrettanto spesso, però, i risultati sono stati confortanti.

 

Con l’ormai sempre più probabile arrivo di Cuadrado alla Juventus si arricchisce notevolmente la consapevolezza di un contesto alquanto singolare: molti dei giocatori che arrivano in Premier League dal nostro campionato fin troppo spesso vanno incontro ad un approccio faticoso e complicato che, nella maggior parte dei casi, pregiudica clamorosamente il rendimento degli stessi, svalutandone abilità e prezzo di mercato ma, al tempo stesso, facendo fare anche una “brutta figura” ai club convinti di aver acquisito tra le proprie mani dei campioni indiscutibili che però in seguito si rilevano inadatti al calcio inglese, finendo per tornare in Serie A o trasferirsi altrove.

Proprio Cuadrado si era trasferito nello scorso mercato di gennaio al Chelsea, nell’ambito dell’operazione che ha portato anche Salah alla Fiorentina. Ebbene, il colombiano è stato praticamente oggetto misterioso fino ad ora: Mourinho sembra non considerarlo al livello degli altri calciatori in rosa e le presenze in Blues si possono contare quasi sulle dita delle mani, difatti sono in totale 13 le gare giocate da Cuadrado con il club londinese. Curiosamente anche Salah con il Chelsea aveva fatto in proporzione malissimo dato il rapporto qualità-prezzo offerto dall’egiziano (nonostante in questo caso non si sia trattato di un giocatore proveniente dall’Italia): anche per lui solo 13 le presenze ufficiali, condite da 2 reti. Quando si parla di Fiorentina si parla anche di Stevan Jovetic: proprio dal club viola il Manchester City prelevò il calciatore montenegrino. Atteso come attaccante formidabile e devastante per le sorti difensive avversarie, Jovetic ha però trascorso la maggior parte del suo soggiorno inglese tra panchina, tribuna e infermeria, per poi tornare in Italia in questo mercato estivo al fine di vestire la maglia n°10 dell’Inter e risultare subito decisivo alla prima di campionato. Anche per Erik Lamela l’ambientamento in Premier League si sta rivelando oltremodo difficoltoso e complicato. L’argentino partì da Roma con la nomea di futuro fuoriclasse e con il Tottenham che pareva aver fatto un affarone. El Coco però non è mai riuscito ad esprimere il suo reale valore, tra problemi con gli allenatori ed equivoci tattici. Perla delle perle è certamente la situazione di Mario Balotelli: a cavallo tra Premier League e Serie A negli ultimi anni ma, alla fine, sempre pronto a tornare come figliol prodigo nel Bel Paese. La drammatica stagione di Liverpool ha rappresentato probabilmente il punto più basso della carriera di Super Mario, che ora cercherà ristoro e affetto in quel Milan per cui tifa e che ormai ha le fattezze dell’ultima chance di una storia calcistica travagliata. Esulando un attimo dal discorso Italia, l’anno passato abbiamo assistito anche alle difficoltà di un Angel Di Maria mai così sottotono da anni: la mancata intesa con Van Gaal e il non adattamento al calcio inglese hanno generato la cessione al PSG, in Francia.

Il dato più interessante, però, ovviamente arriva dal prezzo di arrivo e ritorno di suddetti calciatori. Escludendo da questo discorso Lamela, ancora in forza agli Spurs, si possono notare minusvalenze clamorose per i club inglesi: Cuadrado, pagato 33 milioni, verrà ceduto in prestito, Salah prima di essere ceduto in prestito alla Fiorentina fu pagato dai Blues 15 milioni. Per Balotelli il Liverpool ha versato addirittura 20 milioni, mentre ora tornerà al Milan in prestito secco, mentre Jovetic fu pagato dal City 26 milioni più 4 di bonus ed è stato venduto all’Inter in prestito biennale che frutterà al massimo 12 milioni. Per chiudere Di Maria, venduto ai Campioni di Francia per 63 milioni di euro, ha comunque rappresentato una minusvalenza per lo United: il club aveva infatti sborsato per il giocatore 79 milioni. Vedremo se, in futuro, le squadre inglesi mitigheranno alcuni presunti investimenti sicuri per evitare uno spreco di soldi. Che in Premier sembrano non mancare ma di cui, in tempi di crisi, ci si può solo preoccupare.

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