SHARE

Lorenzo-Insigne-Carpi-Napoli-660x375

Il bus e la pelota. Ha tirato forte il Napoli, senza mai sfondare. Novantotto minuti di assalti, puntualmente respinti dal pullman parcheggiato da Castori dinanzi all’area di rigore. La partita si è trascinata stancamente fino al fischio finale e gli azzurri, pur amministrando il pallino del gioco, non hanno mai dato la sensazione di poter vincere. Le dichiarazioni rilasciate da Sarri al termine della contesa sono risultate quanto mani veritiere; è mancato il guizzo, la giocata del campione in grado di sparigliare le carte. A quel punto, una gara sulla carta già abbordabile, si sarebbe trasformata in pura formalità. Da qui i rimpianti per l’occasione sprecata, accresciuti dagli inaspettati passi falsi di Juventus e Roma che avrebbero potuto consentire alla compagine partenopea di migliorare una classifica non preoccupante ma triste. Una sola vittoria (in casa) e la miseria di due punti racimolati in trasferta, al cospetto di avversari non irresistibili. Ieri è mancata la fantasia, lo spunto, ed un pizzico di personalità in più da parte di coloro che hanno nelle corde giocate da campioni. Non ha funzionato il nuovo esperimento offensivo: Insigne e Mertens si somigliano troppo, entrambi amano partire larghi a sinistra mentre ieri (a turno) si sono sacrificati sul versante opposto, con risultati poco apprezzabili. Il Napoli ha giochicchiato in attesa di un errore che non è mai arrivato, tranne nel secondo tempo quando Gabbiadini è sfuggito alla marcatura del suo diretto avversario, divorandosi poi clamorosamente la rete del successo.

I sintomi della serata no sono emersi, in tutta la loro gravità, dopo appena quindici minuti: poco movimento senza palla (è mancato Callejon!) regia lenta e impacciata, affidata alla fotocopia sbiadita di quel Mirko Valdifiori che fino a qualche mese fa incantava Empoli, tanto da guadagnarsi la sua prima convocazione in Nazionale. Con l’ingresso di Jorginho, nell’ultima mezzora, la musica è radicalmente cambiata ma non il risultato, rimasto ancorato allo zero a zero di partenza. Poche idee e tanta imprecisione: il Napoli ha calciato verso la porta in undici occasioni, spesso anche da fuori area, ma ha centrato lo specchio solo con due deboli colpi di testa (Hamsik e Albiol). Gli altri palloni hanno terminato la corsa sui sediolini del Braglia. Tutto da rifare? Certo che no. La difesa continua a reggere e soprattutto a non concedere, il lavoro nella fase di non possesso inizia a dare i suoi frutti tanto che nelle ultime tre giornate le occasioni concesse alle squadre avversarie sono state ridotte al minimo. Bene, ma non benissimo.

Mentalmente il Napoli ha risposto, le ha provate tutte ma è mancato un po’ di coraggio nelle giocate. I calciatori tecnicamente più dotati, avrebbero potuto (e dovuto) assumersi qualche responsabilità in più anziché prodursi in un possesso palla per larghi tratti lento e stucchevole. C’erano poche carte da giocare di fronte all’ostruzionismo del Carpi. Castori, in bilico da luglio, doveva salvare la panchina e si è servito del catenaccio per legarsi ad una panchina oggi meno traballante. Un peccato per il Napoli, in vista dell’appuntamento di gala con la Juventus. Sabato al San Paolo, per azzurri e bianconeri, sarà vietato perdere.

Gli highlights di Carpi-Napoli

SHARE