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Pelè ha superato i problemi di salute che lo hanno afflitto negli scorsi mesi ed è tornato a parlare in pubblico, precisamente ad una mostra organizzata per onorarlo. La kermesse dal nome “Arte, vita, calcio”, si è svolta a Londra ed il 74enne O’Rey ha affermato: “La mia squadra ideale se io giocassi ai giorni d’oggi sarebbe il Barcellona. I blaugrana hanno lo stesso stile del Santos e del Brasile dei miei tempi. Invece se giocassi in Inghilterra preferirei l’Arsenal”.

REAL, MILAN E MAN UTD – Pelè ha svelato diversi retroscena a distanza ormai di anni: “Ho avuto tantissime volte delle proposte per giocare in top club europei, fui cercato dal Real Madrid, dal Milan, dal Manchester United…ma per me il Santos era il meglio. Oggi invece il calcio è cambiato molto: mentre quando ero giovane io erano i giocatori a decidere dove e se trasferirsi, adesso sono gli agenti ed i procuratori ad avere maggior peso decisionale, e tutto è legato al grande giro di soldi che ne consegue”.

ONTA BRASILEIRA – Pelè ritorna sui Mondiali 2014 disputati a casa sua: “E’ stato un totale disastro, un vero e proprio fiasco. Quella disfatta contro la Germania non verrà mai più dimenticata, e comunque i tifosi non pensano viceversa che, dopo aver incassato 7 gol dai tedeschi, ne abbiamo presi altri tre con l’Olanda nella finale per il terzo posto. Insomma, è stata una vergogna. Trattenere i calciatori più forti in Brasile è difficile, se non impossibile. Oggigiorno tra i convocati della Seleçao solamente 5 su 22 militano nel campionato verdeoro, e questo non dà nemmeno il tempo necessario per crescere e fornire una adeguata preparazione non solo tecnica ma anche psicologica ai giovani. Il calcio è proprio cambiato…”.

TRAPATTONI IL FABBRO – Pelè spende qualche parola anche su Diego Costa, attaccante del Chelsea noto per la sua attitudine a provocare gli avversari: “Non è un bel messaggio per i bambini, dopo quello che ha combinato contro l’Arsenal ha ricevuto una giusta squalifica postuma, visto che in campo non è stato squalificato. Ha giocato sporco e purtroppo questi trucchetti succedono spesso in campo, il calcio non ne trae certo giovamento. Ricordo di una partita che giocai con il mio Brasile contro l’Italia, negli azzurri c’era Trapattoni che non si interessava mai del pallone e dava solo calci. Nella mia carriera ho avuto l’onore di affrontare tanti grandi difensori, più di tutti mi piaceva Bobby Moore, duro ma leale. Beckenbauer? Altro campione, meglio non averci a che fare”.

 

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