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Settecentoventi minuti giocati, otto diverse formazioni scese in campo dal primo minuto, tre moduli giostrati senza soluzione di continuità dall’inizio o a partita in corso. Contro il Napoli nella serata del San Paolo c’era Hernanes, acquistato per fare il trequartista, in cabina di regia, Lemina, acquistato per fare il regista, a fare la mezzala, Cuadrado, l’uomo in più delle ultime giornate, quello in grado di spaccare la squadra avversaria, sul centro-sinistra della panchina. Ovvio che nel caso la Juventus avesse vinto si sarebbero sprecate le lodi per l’allegriana sagacia, ma questa Juventus i presupposti per vincere non li ha creati. Ha tenuto il campo discretamente, creato qualche occasione, ma è stata troppo poco veemente e decisamente slegata. Ha cambiato dal rombo al tridente per poi passare ad una difesa a tre fino a chiudere in un confuso ‘palla avanti e viva il parroco’.

Non è un caso che in questa squadra a brillare siano stati Cuadrado e, nella serata di ieri, Lemina, i due giocatori più tatticamente anarchici della squadra. La compagine guidata da Massimiliano Allegri è ancora alla ricerca di un’identità, e ogni singolo cambio mina alla sua autostima, proprio nel momento in cui il 4-3-3 sdoganato a Manchester stava dando i primi frutti: tornare al rombo ha creato confusione in una squadra che fa fatica ad esprimere un pensiero di gioco preciso, alla quale manca la luce, l’ordine, la linearità. Inutile crocifiggere Allegri, che nella scorsa stagione si è guadagnato la stima di tutti gli addetti ai lavori sul campo, ma questa Juventus ‘casinista’, per dirla alla livornese, deve ritrovare la linearità prima che l’acuto.

Gli infortunati sono un alibi, inutile volersi raccontare il contrario: nella giornata di ieri alla Juventus mancavano i due terzini destri, la seconda e terza scelta a centrocampo, la prima e seconda in attacco. E’ come figurarsi il Napoli scendere in campo con Henrique, Valdifiori, David Lopez, Mertens e Gabbiadini rinunciando a Hysaj e Maggio, Jorginho, Allan, Higuain ed Insigne. Come se la Juventus dello scorso anno avesse dovuto fare a meno di Lichtsteiner e Caceres, Pirlo, Vidal, Tevez e Morata: in attacco ci sarebbero stati Coman (per inciso un applauso al ragazzo che giocando nel ruolo sta facendo faville in Bavaria) e Llorente, a centrocampo Sturaro. Gli infortunati però non possono mascherare le lacune dal punto di vista del gioco: una squadra con un’identità gioca linearmente anche con le riserve, non va in confusione totale.

Chiudiamo con il capitolo relativo a Hernanes: contro il City non era andato male in regia, ma è bastato mettergli un uomo in marcatura (Gonzalo Higuain, non Felipe Melo) per cancellarlo con un colpo di spugna dal campo, rendendolo anzi deleterio sia quando si doveva impostare che quando si doveva difendere. Il brasiliano è stato preso per fare il trequartista ed è meglio che non si muova da quella zolla: in quel punto del campo devi essere veloce di pensiero o di gambe, ed Hernanes, non ce ne voglia, non ha nessuna delle due qualità. Ha un piede raffinatissimo, grandi qualità tecniche, ma non ha la visione di gioco e neanche la grinta per coprire una posizione così delicata.

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