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napolijuventus insigne

Nelle prime cinque giornate di campionato il Napoli aveva mostrato tutte le fasi tipiche della ricerca e della costruzione di una propria identità. Valida nei suoi elementi singoli, esplosiva in attacco e condannata negli ultimi due anni dal concetto limitativo di pensare per singoli reparti, il gruppo allenato da Maurizio Sarri aveva bisogno di sentirsi squadra ma allo stesso tempo di essere stuzzicata, quasi provocata da una valida guida. I primi accenni a fine agosto con un Napoli padrone del campo per 55 minuti ma non ancora pronto, o forse convinto, dei propri mezzi, poi Empoli e la volontà di schiacciare l’avversario nella propria metà campo per cercare il risultato, il picco contro la Lazio, il mezzo passo falso con il Carpi, utile per non sentirsi arrivati, e infine la sfida di ieri sera contro la Juventus dove il Napoli ha giocato da squadra, lavorato da squadra unendo due principi semplici ma imprescindibili, quantità e qualità.

Nelle parole del tecnico si intuisce l’evoluzione data a questo nuovo corso: schietto, diretto, sincero anche con i campioni, anche con Gonzalo Higuain ancora a segno ma sempre stuzzicato dal mister, che al termine del match ha dichiarato “Deve migliorare nella convinzione di essere uno degli attaccanti centrali più forti del mondo e diventare un punto di riferimento dello spogliatoio. Sente che io ho grande fiducia in lui, ma sente anche che io lo critico, naturalmente per spronarlo a fare sempre di più”. Il risultato? Finora è andato in scena il miglior Higuain degli ultimi anni: l’attaccante argentino cerca la profondità, pressa, recupera palla e aiuta la squadra. Una furia, un giocatore che vuole spaccare le partite e lavora con umiltà per crescere e migliorare, senza sedersi sugli allori di un’etichetta stampata in primo piano dai trionfi di Madrid e Buenos Aires. Manca l’ultimo passo, quello decisivo, dimostrare anche contro le piccole questa voglia matta di vincere. Ma come detto è il Napoli squadra a girare a meraviglia: Jorginho sta superando le prestazioni di Verona giocando semplice ma con efficacia e personalità senza mai nascondersi tra le maglie degli avversari, così come che Allan inizia a ripetere le prestazioni di Udine, un mastino in grado di offrire sprazzi di qualità da assaporare con gusto, Reina decisivo dentro e fuori dal campo, collante tra squadra tifo con bastone e carota senza mai tirarsi indietro. E infine c’è la stella di Insigne che inizia brillare più che mai, proponendosi senza ombra di dubbio per una maglia da titolare agli Europei.

Insomma il 4-3-3, anche ieri sera, è sembrato l’habitat naturale per tutta la rosa azzurra e dopo due mesi Sarri lo ha capito bene, con umiltà. Concentrato, attento, proteso verso la missione da portare a termine, l’ex Empoli ha trovato la soluzione ai problemi apparsi nelle prime uscite stagionali e mostrato a tutti il suo lato più umano. L’ex Empoli non si lega a dogmi e filosofie monotematiche e ha voglia di cambiare senza tante parole, senza tanti dubbi. Il “provinciale” vive giorno per giorno e senza fare voli pindarici comprende le malattie e trova la cura giusta. La Juventus è un fuoco di paglia, Insigne la spegne, Higuain la spazza via. Lemina riapre i giochi ma qui il Napoli si trasforma e da squadra con proiezione offensiva, verticalizzazioni e trame di gioco nitide compie l’ennesimo passo in avanti diventando squadra di sacrificio, di cattiveria, tutta agonismo e muscoli per difendere il risultato e riproporsi nuovamente come protagonista di questa stagione. E’ l’ultima mezz’ora che conquista definitivamente il tecnico “dopo il gol abbiamo continuato a fare calcio” e il San Paolo e permette allo stesso tempo agli azzurri di regalare ad un pubblico ritrovato i tre punti, e di raggiungere il punto di approdo di una nuova identità. Da ridimensionamento a scudetto, ora è partito il solito sali e scendi partenopeo, sta a Sarri e alla squadra tenersi lontani dalle parole e dare voce al campo. Le idee sono fatte per essere cambiare e rivoluzionate e Sarri sembra l’unico dell’ambiente ad averlo capito.

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