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Il calcio riceve spesso  i condizionamenti della dimensione sociale in cui risiede. Il naturalismo calcistico, per dirla alla Emile Zola, è una caratteristica davvero affascinante da analizzare, soprattutto per il suo aspetto itinerante. Non esiste infatti una dimensione sociale permanente di un ambiente, che al contrario modifica i propri connotati a seconda delle contingenze temporali e spaziali che la circondano.

L’ambiente preso in questione è la Germania Est, precisamente Dresda, una delle città simbolo di quel che fu la DDR. Dresda, più di ogni altro luogo, ha vissuto nolente delle radicali trasformazioni in seno alla propria identità.

Una città di mezzo milioni di abitanti, capoluogo della gloriosa Sassonia e adagiata a lato del fiume Elba. Dresda è stata scossa durante la seconda guerra mondiale da un bombardamento (circa 20 mila vittime) che l’ha praticamente rasa al suolo. Nel dopo-guerra è cominciato un processo di ricostruzione e rigenerazione che l’ha sviluppata e potenziata come importante polo culturale e industriale.

La Dresda di oggi è ormai totalmente liberata dai gioghi di regime e gode di una propria identità. E’ una città ordinata, pulita, moderna ma anche antica, con un’architettura all’avanguardia ma anche di spessore artistico . Dresda è anche la città del benessere. Nel centro moderno, lunga la via dello shopping Prager Stasse, si ergono palestre e centri fitness di svariati piani e le biciclette affollano tutte le strade cittadine.

In questa cornice quindi lo sport gioca una parte fondamentale. Anche grazie agli splendidi dintorni cittadini, emblema del paesaggio della Sassonia (come il Parco Nazionale Sassone, meta principale delle escursioni per tutti i tedeschi ma non solo).

E il calcio? Direte voi. Esiste anche il calcio? O meglio, esiste ancora?

Di quella Dinamo Dresda, uno dei club più prestigiosi e vincenti della DDR con 8 campionati e 7 coppe nazionali in bacheca, rimangono solo i ricordi. Ora la Dinamo è lontano dai vertici calcistici tedeschi e milita nella terza divisione nazionale.

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Anni ’70 – La squadra della Dinamo Dresda mentre scende in campo contro il Bayern Monaco

Il calore e la passione dei tifosi per la propria squadra non è calato, è tutt’ora intatto. Lo si può vedere dalla folta muraglia gialla e nera che affolla gli spalti del Glücksgas-Stadion ( ex Rudolf-Harbig -Stadion), lo stesso stadio dei gloriosi anni ’70 e ’80, che ha una capienza di oltre 30 mila spettatori. Lo si può vedere dall’incredibile massa di sostenitori (anche se la maggior parte è parecchio ubriaca, a tal punto da cantare a mezzo metro di distanza in faccia ai poliziotti!) che si aggirano per le vie della città, in special modo nell’area vicino alla stazione, da dove partono i collegamenti per lo stadio.

Il tifo quindi è di quelli caldi, con le dovute proporzioni all’altezza di quelli dei grandi club di Bundesliga (coreografie sempre accese e variopinte, cori altisonanti e frequenti). L’unica pecca è rappresentata da qualche, seppur raro, episodio di violenza dei propri supporters. Nel 2012 infatti la Dinamo è stata esclusa dalla Coppa di Germania a causa di scontri con le forze di polizia a margine del match contro il Borussia Dortmund allora allenato da Jurgen Klopp.

La Dinamo Dresda di ora però rappresenta un vero e proprio modello di calcio popolare, tornato alle origini. I prezzi molto bassi, soprattutto per giovani e studenti in generale, permettono di riempire lo stadio quasi tutti i sabati. Per non parlare delle trasferte, quasi tutte raggiungono il sold out dei biglietti disponibili con largo anticipo. La società inoltre è impegnata a promuovere un’organizzazione no-profit dedita alla lotta al razzismo. La rosa è composta esclusivamente da under 30, con un’età media al di sotto dei 25 anni e moltissimi giovani provenienti dal proprio settore giovanile o da selezioni locali. La squadra vanta anche un centro sportivo polifunzionale e all’avanguardia. La condizioni finanziarie del club sono abbastanza buone, anche grazie  alle moltissime sponsorizzazioni stipulate con le più importanti società della Sassonia.  I risultati di categoria, poi, sorridono al club sassone, attualmente primo in classifica nella 3.Liga con ben 7 punti di vantaggio sulla seconda (alla undicesima giornata).

Insomma, una società sana permette di far nascere e crescere una realtà sportiva altrettanto sana. Questo insegna la nuova dimensione di Dresda e della Sassonia più generale, bistrattata ingiustamente a volte come  la parte più “triste” e meno all’avanguardia della Germania.

E per tornare alla Dinamo Dresda…se il processo di crescita continuerà, la vedremo ancora per poco nelle categorie inferiori tedesche. La Bundesliga, quando il momento sarà giusto, le aprirà le braccia volentieri. Di nuovo.

 

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