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Shakhtar Donetsk's Luiz Adriano celebrates a goal during their Champions League Group H soccer match against BATE Borisov at the Arena Lviv stadium in Lviv, November 5, 2014. REUTERS/Gleb Garanich (UKRAINE - Tags: SOCCER SPORT)

L’ex allenatore di Inter e Brescia e attuale tecnico dello Shakthar Donetsk, Mircea Lucescu, da 11 anni alla guida tecnica del club ucraino, intervistato da ‘La Gazzetta dello Sport’ per Extra Time si è sbizzarrito snocciolando una serie di aneddoti su molti dei grandi campioni che ha potuto allenare durante la sua lunghissima carriera: da Luiz Adriano ad Hagi, passando per Ronaldo e Pirlo: “Luiz Adriano arrivò da noi a 19 anni, lo vidi e dissi: ‘Questo non è un giocatore’. Aveva poca qualità ma un enorme desiderio di emergere, si è impegnato molto, per 2 anni lo abbiamo svezzato e lì ho iniziato a vederci un diamante grezzo: per proteggere lui mollai Lucarelli e Moreno. In estate ho spinto perché andasse al Milan, e ora si fa valere: forza fisica, reattività, gran stacco di testa, il migliore che abbia mai visto nel proteggere la palla. E può diventare ancora più dinamico, aggredire meglio gli spazi.”

HAGI E PIRLO – Lucescu prosegue poi con Hagi e Pirlo: “Hagi? Lo lanciai facendone il capitano della Romania a 18 anni. Io poi andai alla Dinamo, ma lui scelse lo Steaua per cui tifava. Mi chiedeva consigli, a volte anche delle scarpe. Più in là convinsi Corioni a portarlo a Brescia: vieni, gli promisi, ma se ti chiama una big ti lascio andare. Lo prese il Barça, me lo ritrovai poi al Galatasaray. Pirlo? Ricordo quando lo lanciai a 16 anni nel trofeo Anglo-italiano e litigai con Luizardi. Lo proteggevo, gli facevo quadrato attorno, non volevo perdesse le sue qualità naturali, ma che le sviluppasse”.

O FENOMENO – Lucescu ha poi speso due parole anche sul fenomeno Ronaldo accostandolo ai due grandi del calcio odierno: “Ancora mi ricordo di quando prendeva di mira West, lo metteva a terra con 3 finte e tutti ridevano. Spesso i talenti più sono grandi e più sono difficili da gestire, e le sue scappatelle erano leggendarie. Se avesse avuto la forza di gestire il suo peso l’avremmo visto molto di più. Avevamo anche messo su uno scambio: un amico mi portava le arance dalla Sicilia, io ne davo un po’ a Ronie e lui mi dava qualche bottiglia di birra Brahma. ‘Perché lo fai?’. E lui: ‘Mister, la vita è una sola’. Peccato, era come Messi o Cristiano Ronaldo. Anzi, aveva qualcosa di tutti e due.

GILBERTO E ZE ELIAS – Chiusura dedicata a Gilberto e Ze Elias: “Gilberto? Io faccio giocare tutti, per valutare bene uno devi vederlo. In quell’Inter c’era un gruppo brasiliano forte, che faceva capo a Ronaldo e spingeva per lui, una specie di lobby. Così lo misi in campo, ma fece male, sia con il Parma che con la Sampdoria. Con lui ho rischiato e ho pagato. Ze Elias? In spogliatoio era un comico, grandissimo imitatore, lo amavano tutti. Ma poi in campo aveva la stessa superficialità. Nel 1999 all’Inter proprio lui avrebbe potuto salvare tutto: eravamo 1-0 con il Manchester United, arrivò davanti al portiere e sbagliò un gol incredibile. Se fossimo passati sarebbe cambiata la sua vita, la mia, quella di tutti. Poi dovetti dare le dimissioni”.

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