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inter-fiorentina

E’ la serata di Fiorentina-Atalanta, trentamila spettatori al Franchi, tribuna gremita di autorità e striscione da mille e una notte dispiegato in piena Fiesole che inneggia alla fiorentinità. Tutto perfetto verrebbe da dire, eppure non è tutto oro ciò che luccica e lo stadio, almeno apparentemente in festa, tende al silenzio, quasi come se i supporter gigliati non riuscissero a credere a quel primato assaporato in coabitazione con l’Inter per appena una settimana, la sensazione è quella che il giocattolo, prima o poi, si debba rompere per forza come già successo in passato; è quindi tutto un gran fremitio, nessuno vuole attirare la sfortuna per un inizio match davvero titubante che si specchia anche nel coraggio arrembante dei bergamaschi che scendono in campo volenterosi di far male alla viola.

CI PENSA LA FIORENTINA Ecco allora che la Fiorentina mostra i muscoli coadiuvata da un destino benevolo come non mai negli ultimi anni, Bernardeschi pennella per Kuba, l’ex Borussia sfonda in mezzo alle linee della Dea e in un sol colpo porta a casa un rigore e lo scalpo di Paletta: Jackpot. Tanto basta per sovvertire l’ordine in campo e sugli spalti, con il tifo che si scatena quando vede la rete muoversi sul rigore calciato da Ilicic e finisce per convincersi di minuto in minuto fino al raddoppio siglato da Borja Valero. Una buona dose di fortuna inattesa dicevamo per chi, come i tifosi viola, non sa più, o non ha mai saputo, sognare in grande, troppo lontani dalla vetta sempre e comunque con quel famigerato “salto di qualità” tanto rincorso e mai avveratosi del tutto, anzi. Verrebbe da dire “finalmente” ma gli stessi ambienti gigliati non si esprimono e predicano l’ermeuticità, troppe volte si è finito per “gridare alla luna” troppo in fretta finendo poi per leccarsi le ferite appena un match dopo, ironia della sorte.

AVANTI ADESSO Mollare mai. I punti in classifica fanno sorridere e rappresentano fieno in cascina per l’inverno ormai prossimo, due settimane per abituarsi all’altitudine molesta del primato che sa giocare scherzetti non da poco a chi è solito vedersi sempre invischiato nelle lotte di medio alta classifica. Una cosa però bisogna ammetterla: i tifosi devono essere pronti a colmare il gap con le “migliori”, detto alla Sousa, con il proprio entusiasmo. Questa Fiorentina merita uno slancio d’amore che nemmeno la viola di Montella ha mai preteso, e avuto, magari figlio dell’entusiasmo e non del percorso, altalenante nel gioco, vissuto finora dal tecnico portoghese; il calcio si sa è governato da un Dio capriccioso, ecco perchè essere là sopra a tutti è un pregio da non svilire e sul quale non soprassedere troppo, tralasciando la noncuranza dei salotti televisivi intenti ad incensare le solite big per accalappiare gli ampi bacini d’utenza, mentre chi è fiorentino da una vita si sente nella posizione scomoda di vivere un “conflitto d’interessi” nel parlare di vertice della Serie A, basti guardare Mario Sconcerti che esordisce dicendo “Spero di rimanere fedele al mio modo di essere” (non ne abbiamo alcun dubbio). Chissà allora che nella vita non sia meglio “nascere fortunati che ricchi”, magari rispettando quell’irriverenza tipica toscana trasfigurandola, almeno per una volta, in tifo a più non posso che non in critica spietata davanti alle prime difficoltà.

Stefano Mastini

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