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boban

Schietto, diretto, senza peli sulla lingua, al costo di risultare caustico: questo è Zvonmir Boban, geniale trequartista del Milan anni ’90, oggi fra i più famosi opinionisti di Sky. “Considero l’Italia la mia seconda casa, amo le persone, la lingua, la cultura di questo paese – ha dichiarato il croato al portale Jutarnjilist – Berlusconi era un uomo capace, elegante, divertente, dolce, sino a quanto non ha deciso di entrare in politica. Mi dispiace molto che il Berlusconi politico abbia sostituito il Berlusconi presidente di calcio. Rispetto quello vecchio, quello nuovo è diventata un tipo di persona che proprio non vorrei essere. Quando mi ha acquistato al Milan, portandomi in Italia dalla Croazia quando ancora ero un bambino mi ha anche fatto vedere la sua residenza maestosa ed il mausoleo nel quale vorrebbe essere sepolto. Sono rimasto colpito ai tempi, ma adesso so che è una stronzata perchè la legge non lo permetterebbe. Ai miei tempi il Milan era la perfezione per organizzazione, idee, metodi di lavoro, ed era una vera famiglia“, come dicevamo, senza peli sulla lingua.

‘Zorro’, come veniva soprannominato, è tendenzialmente disgustato dal mondo del calcio di oggi: “Alcuni club si comportano come se abitassero sul pianeta delle scimmie, si sono persi i veri valori dello sport e tutto gira attorno al denaro. Molte persone interessate solo ai soldi sono entrate nel calcio, che ha perso la sua funzione educativa e sociale. Il Manchester United? Avevo paura a rispondere al telefono a Ferguson, perché sapevo che andandomene avrei tradito il Milan. La stessa cosa mi è accaduta quando ero alla Dinamo Zagabria, squalificato per un anno per aver aggredito un poliziotto, e mi chiamarono dall’Hajduk Spalato. Corsi via perchè sapevo che avrei tradito la mia gente andadomi a sedere coi dirigenti di quel club“.

Nei ricordi del croato c’è spazio per due calci di rigore rimasti impressi nella sua memoria: “Non ho mai avuto paura di battere un calcio di rigore ma non ero comunque bravissimo nel calciarli. Ne ricordo due: uno durante la finale del Mondiale Under 17 quando vincemmo l’oro con la Jugoslavia ed un altro nel 1998-1999, la mia stagione più bella con la maglia del Milan. Contro l’Udinese calciai dal dischetto solamente perchè Bierhoff ed Albertini, che erano i designati, ebbero paura a batterlo. Mi ricordo che dopo che andai sul dischetto e segnai pensai ‘Fanc****, un sacco di grandi giocatori hanno sbagliato dei calcio di rigore, non è poi una cosa così importante“.

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