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La sconfitta, umiliante e senza diritto di replica, patita a San Siro contro il Napoli è già un punto di non ritorno per la stagione del Milan.
Per il terzo anno consecutivo l’armata Brancaleone rossonera sembra destinata a dire addio a tutti gli obiettivi stagionali dopo neanche 10 partite di campionato. Dopo un primo tempo tutto sommato alla pari, ma chiuso sotto di un gol per via dell’ennesimo svarione di Zapata, la squadra di Sarri ha letteralmente dominato la partita, impartendo al Milan una severa lezione sotto tutti i punti di vista: gioco, corsa, fame, grinta. Queste ultime due, la cifra stilistica del “Sergente” Mihajlovic, erano il minimo sindacale richiesto alla squadra il giorno dell’insediamento del tecnico serbo. Società, tecnico e tifosi, per una volta d’accordo, avrebbero accettato qualunque risultato, purchè ottenuto versando fino all’ultima goccia di sudore.
Sarri e Mihajlovic. I due allenatori che siedono rispettivamente sulla panchina accostata all’altro per tutta la scorsa stagione. In molti si chiedono cosa avrebbe potuto dare l’ex Empoli – tanto lodato da Sacchi- a questo Milan che non rispecchia minimamente il carattere di Mihajlovic – elogiato da Capello. La risposta è niente. O perlomeno poco.
In casa Milan il problema è congenito, non risiede tanto nell’allenatore – ovviamente non esente da colpe – quanto in una società che si rifiuta di adeguarsi al calcio moderno, la stessa società che rivoluzionò il mondo del pallone – dominando per lunghi tratti – con l’avvento della presidenza Berlusconi.
Una proprietà forte, quella di Berlusconi, che per 25 anni ha abituato i tifosi rossoneri non solo ai successi e alla gloria, ma anche ad un certo tipo di atteggiamento, a livello di comunicazione, che ha sempre dato un’immagine pubblica solidissima e inattaccabile.
Tutta un’altra storia rispetto al Galliani che citofona a casa Destro o che sbandiera con orgoglio il fatto di aver strigliato la squadra dinnanzi al proprio allenatore, esautorato e depauperato dall’amministratore delegato come i predecessori Inzaghi e Seedorf.
Tre indizi fanno una prova, certamente non ci troviamo al cospetto dei tre migliori allenatori del mondo, ma neanche di così inesperti – Mihajlovic – poco votati alla causa – Inzaghi – privi di idee – Seedorf.
La guerra in seno al Milan è cosa nota e va avanti da anni, da quando Galliani prese male lo sgarbo subito da Barbara Berlusconi ai tempi dell’esonero del suo pupillo Allegri. Da quel momento l’a.d. rossonero ha remato contro, più o meno palesemente, agli allenatori scelti dalla famiglia Berlusconi e sostenendo, salvo poi esautorare anche lui, il solo Inzaghi, rivelatosi comunque più devoto al padrone che all’amministratore delegato. Lo stesso presidente è solito defenestrare i propri allenatori con dichiarazioni improbabili sul valore della rosa con scelte discutibili – vedi alla voce rinnovo di Mexes.
La regola numero uno per costruire un ciclo di vittorie è la comunità d’intenti, la società dalla parte della squadra e dell’allenatore.
Rimanendo in Serie A, il patron del Napoli De Laurentiis ha reagito ai mugugni della piazza dopo l’avvio singhiozzante del suo Napoli, ribadendo con fermezza il suo pensiero riguardo al percorso intrapreso con Maurizio Sarri, e la squadra ora vola. Lo scorso anno ebbe screzi con Benitez e la squadra era scollata. A Torino lo scorso anno difesero strenuamente Max Allegri, chiarendo subito che la scelta era stata effettuata con decisione, fermezza e convinzione. Risultato, Allegri fa meglio del predecessore. Quest’anno prime divergenze tra tecnico e società ed ecco che la Juventus annaspa. Fiorentina: allenatore contestato in quanto “juventino”, dirigenza contestata perchè dura, permalosa ed intransigente con i capricciosi Salah e Milinkovic-Savic. Dopo più di 16 anni la Fiorentina è in testa alla Serie A, con una società sul pezzo che ha fatto la giusta mossa, difendere a denti stretti le proprie idee e le proprie scelte. Non serve aggiungere altro.
A Milanello i giocatori entrano ed escono ogni giorno con la certezza che a pagare il prezzo di queste annate oscene sarà sempre e comunque l’allenatore di turno, il quale non avrà mai al proprio fianco – se il trend rimarrà questo – una società in grado di sostenerlo ad ogni costo.
I tifosi, giustamente infuriati, chiedono chiarezza e sincerità. Fuori i discorsi scudetto, Champions League, i mercati asiatici. Dentro un progetto serio e concreto, cui dare veramente fiducia. Il tifoso, col cuore in pace, accetterà di buon grado e aspetterà di tornare a vedere il vero Milan, e non solo un gruppo di individui vestiti di rossonero.

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