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Alzheimer. Una parola, una malattia, che da sempre si porta dietro un alone unico di tristezza e malinconia, uno dei mali incurabili degli ultimi anni (600.000 mila casi in Italia secondo le recenti stime) al quale sembra non esserci rimedio. Perdere coscienza di sé e di ciò che si è stato è qualcosa di terribile, una pena severissima per ogni essere umano. Da oggi, tra i malati di Alzheimer, c’è anche Gerd Muller, indimenticato campione tedesco e storica bandiera del Bayern Monaco; a diffondere la notizia è stato proprio il club bavarese, con cui Muller ha giocato dal 1964 al 1979. Prossimo ai 70 anni, li compirà il prossimo 3 novembre, l’ex centravanti della Germania Ovest è ospite di un centro specializzato da quando ha scoperto di essere afflitto dalla malattia; a ricordare la figura del Gerd Muller calciatore, ci ha pensato Karl Heinz Rumenigge (attuale ad del Bayern). “E’ uno dei grandi del calcio mondiale. Senza di lui il Bayern e il calcio tedesco non sarebbero quello che sono oggi. Gerd era un goleador d’altri tempi e, nonostante il successo, stato una persona modesta e sobria: questo mi ha sempre colpito molto. Era un giocatore meraviglioso ed è sempre un amico. Avrà sempre un posto nella famiglia del Bayern. Dopo aver terminato la sua carriera da giocatore, ha portato la sua esperienza di giovane allenatore e ha forgiato talenti come i campioni del mondo Philipp Lahm, Bastian Schweinsteiger e Thomas Müller. Gli siamo tutti grati”.

Campione del mondo con la Germania Ovest nel 1974 e campione d’Europa nel 1972, Muller ha realizzato 68 reti con la maglia della nazionale tedesca (record infranto da Miroslav Klose nel 2014), 730 in carriera e 365 in Bundesliga. Il suo ricordo, quello si, resterà impresso nella mente degli amanti e gli appassionati di calcio; non sarà questa tremenda malattia a cancellare dalla memoria le gesta di uno dei migliori attaccanti di tutti i tempi.

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