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alaba

Terzino, centrale difensivo, interno di centrocampo, esterno d’attacco, abile rigorista. David Alaba è attualmente il prototipo del giocatore universale, abituato ad occupare (e bene) ogni ruolo e posizione del campo, per la felicità di Pep Guardiola, il tecnico che più di tutti stravede per il talento austriaco classe ’92. Su e giù per la fascia, in difesa o in mezzo al campo, il rendimento non cambia, anzi migliora; una costanza mai vista, nonostante i problemi fisici accusati lo scorso anno che gli hanno pregiudicato gran parte della stagione, ormai risolti per dare finalmente l’assalto alla Champions League obiettivo numero uno del club bavarese.

18 dicembre 2012, 4 ottobre 2015. Due date che, siamo sicuri, Alaba non dimenticherà facilmente, balzate inevitabilmente all’attenzione dei fanatici delle statistiche; quelle che riescono a spiegare tante cose, come quella che anche uno tra i giocatori più impiegati in questi anni dal Bayern Monaco, può risultare così corretto e pulito nei suoi interventi, lucido in ogni fase di gioco, da vedersi sventolare in faccia soltanto due cartellini nel giro di quasi tre anni. Una rarità assoluta per il ritmo frenetico del calcio moderno, una striscia che Alaba avrebbe volentieri fatto a meno di interrompere in una domenica d’ottobre, proprio nel big match della Bundesliga con il Borussia Dortmund di Tuchel. L’ultima volta era accaduto in una gara di coppa di Germania sul campo dell’Fc Augusta, in cui da terzino sinistro Alaba si era beccato quella che sembrò una normale ammonizione di routine; mai avrebbe pensato di dover aspettare fino a domenica scorsa, quando l’arbitro Fritz ha messo fine al curioso primato.

Ormai perfettamente a suo agio anche da centrale nel 3-3-1-3 più volte proposto da Guardiola, Alaba risulta essere corretto e immacolato anche con l’Austria, dove nelle 39 presenze complessive è finito solo due volte sul taccuino dei cattivi. Unico, universale, corretto: chi ha detto che il giocatore perfetto non esiste?

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