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“Non so proprio se sia un record, sarebbe bello se lo fosse. Sarebbe bello aver scritto un pezzo della storia del calcio”, firmato Jean François Gillet, qualche minuto dopo aver parato tre calci di rigore nella stessa partita. Un attimo dopo aver scritto per davvero un pezzetto di storia del nostro calcio. Già, perché Gillet ha davvero fatto qualcosa di straordinario: neutralizzare tre penalty contro l’Anderlecht e guidare la sua nuova squadra, il Mechelen, al pareggio contro i più quotati avversari della Jupiler League non è qualcosa che capita a tutti. Gillet però è così, lui sopra le righe lo è sempre stato durante tutta la sua carriera.

Per tutti, da una vita, è “Il gatto di Liegi” e non ci vuole molto per capirne il motivo. I suoi 181 centimetri non gli permettono di classificarsi nella categoria “portieri spilungoni” e allora ha fatto quel che poteva utilizzando al meglio quelli che poi sono diventati i suoi punti di forza: riflessi innati e grande rapidità nel salto e nello slancio, qualità che gli sono valse il suo caro soprannome. Gillet, inoltre, è un portiere dotato di ottimi piedi, lui che in passato giocava in attacco. Poi il colpo di fulmine, una partitina in porta, le prime parate: li è iniziata la storia del “gatto” Gillet.

Brucia le tappe Jean François, che viene convocato per la prima volta in prima squadra a soli 17 anni,  per debuttare nel 1996 in Jupiler League, dopo tutta la trafila nelle giovanili dello Standard Liegi. Nell’estate del ‘99 Gillet ha vent’anni e decide di andare via di casa: tenta l’avventura italiana, firma per il Monza in serie B, ma in Italia ci resterà per tanti e tanti anni ancora. Quell’annata la gioca da protagonista, subito titolare e grande costanza di rendimento per il giovanotto belga, che totalizza 33 presenze. Inizia il ritiro estivo nel 2000 e gioca anche quattro gare con il Monza, ma in agguato c’è il Bari e Gillet decide di cedere alle avances. In quel caldo giorno di agosto inizia la sua lunga storia d’amore con la squadra pugliese.

Croce e delizia, il Bari. Già, perché la sua prima stagione in serie A e con i colori del Bari è fantastica per lui, con 20 presenze totali e gare da incorniciare, ma dietro l’angolo c’è anche una brutta grana da affrontare: un’accusa per doping, dopo il match contro la Reggina, lo porta ai clamori della cronaca per essere diventato il primo calciatore in Italia rinviato a giudizio per la positività al nandrolone. Viene squalificato per quattro mesi dalla Giustizia Sportiva e multato per 4000 euro dal Tribunale di Bari. Smaltita la delusione e fatta eccezione per le 44 partite con la maglia del Treviso nel 2003/04, per la situazione di astio creatasi con l’allora tecnico dei pugliesi Marco Tardelli, Jean François Gillet in dieci anni scrive la storia del suo Bari, dichiarando fedeltà ai suoi colori e diventandone il capitano. Nel 2008/09 con Antonio Conte allenatore non solo vince il campionato cadetto, conquistando la Serie A dopo sette anni di assenza, ma nella stagione seguente in massima serie, con Giampiero Ventura in panchina e con il duo difensivo composto da Leonardo Bonucci e Andrea Ranocchia, si permette il lusso di subire solo 7 gol nelle prime 12 partite e quella biancorossa diventa la difesa meno battuta d’Europa in quell’inizio di stagione.

Il 12 settembre del 2010 per Gillet è una giornata storica: contro il Napoli, allo Stadio San Paolo, tocca le 319 presenze con la maglia del Bari conquistando il primo posto nella classifica di presenze in maglia biancorossa. Tra le sue mani l’allora sindaco di Bari Michele Emiliano porrà le chiavi della città, che Gillet deciderà di poggiare sul comodino solamente per dimostrarsi il pararigori che è sempre stato: “A Bari, a 20 anni, il primo in serie A, ne parai due nella stessa partita contro il Brescia. Uno ad Hubner, il secondo a Pirlo, non proprio due dilettanti. Poi tanti altri, più di venti, forse 24-25. Quattro o cinque al novantesimo e dintorni, portando a casa vittorie e pareggi preziosi per un Bari che lottava per salvarsi”. All’esordio con la maglia della sua nazionale, il Belgio, neutralizza il rigore dello spagnolo David Villa, due penalty li para anche a Francesco Totti nel corso delle due gare tra il Bari e la Roma nel 2010/11, ma alla fine di quella stagione il Bari retrocede di nuovo in Serie B.

Nel 2011 passa al Bologna, sempre in Serie A: per lui 32 gol subiti in 29 partite, nono posto e stagione eccellente. A fine anno il Bologna decide di allontanarlo. Nel 2012 inizia un’altra vita per il Gatto di Liegi: Gillet si trasferisce a Torino, firma un triennale e riabbraccia il suo amato mister Ventura. Alla fine di quella bella stagione, come fosse una maledizione, quella del “primo anno”, si ripresenta un tribunale a bloccarlo: nel giugno del 2013 sul filone Bari-bis del Calcioscommesse, viene deferito per illecito sportivo e squalificato per 3 anni e 7 mesi a causa del doppio illecito nelle presunte combine di Bari-Treviso e Salernitana-Bari. Il 24 gennaio 2014 il TNAS riduce la squalifica a tredici mesi. Bari “croce e delizia”, dicevamo.

Dopo l’inferno, Gillet torna in campo con la maglia del Toro in amichevole, ad agosto, poi la convocazione per la gara ufficiale di Spalato contro il RNK Spalato valida per i play-off di Europa League. Gioca la prima gara ufficiale da titolare, dopo la fine della squalifica, il 18 settembre contro il Club Bruges nella competizione europea: termina 0-0 e il Gatto fa miracoli. La sua storia col Toro si conclude con 52 presenze e 69 gol subiti.

Padelli diventa il portiere titolare del Torino, Gillet al Bari gli ha fatto da chioccia e per il giovanotto di Lecco è ora di ritagliarsi un ruolo da protagonista. C’è da cambiare aria, ripartire e lasciarsi alle spalle brutti ricordi. Nel gennaio dello scorso anno il portiere belga si trasferisce al Catania, in Serie B, firmando fino al 2017. Con la maglia degli etnei non va oltre il quindicesimo posto: obiettivi cambiati in corso, salvezza ottenuta, ma il caos è dietro l’angolo. Infatti in agosto il presidente del Catania Pulvirenti confessa di aver comprato alcune partite per evitare la retrocessione. La sentenza definitiva di secondo grado della Corte d’Appello Federale della Figc decide la retrocessione della squadra in Lega Pro.

Ancora un tribunale sul percorso di Gillet, che in luglio aveva già deciso di tornare in patria. Il Gatto torna a casa, passa in prestito con diritto di riscatto al club belga del Mechelen. In queste prime dieci partite con la sua nuova squadra le difficoltà non sono poche, ma lo scorso 4 ottobre contro l’Anderlecht va in scena il capolavoro che scuote tutto l’ambiente giallorosso: Gillet neutralizza prima il rigore di Praet al 6′, poi al 13′ è il turno dell’ex doriano Okaka, mentre all’88’ è Tielemans la terza vittima del portiere ex Bari. Poteva diventare un sonoro 4-0 dopo il gol di Okaka, ma la gara termina 1-1 dopo una beffarda autorete. Beffardo come il vecchio Gatto Gillet, protagonista assoluto del match.

“Le sensazioni vissute dopo questa gara sono incredibili, una goduria clamorosa perché sono di Liegi e giocare contro l’Anderlecht è sempre speciale. Parare tre rigori è un qualcosa di clamoroso, sarei stato frustratissimo se avessi parato tre penalty e avessi perso come quella volta col Brescia”. Fu record a quei tempi, due rigori parati nella stessa partita. Ora un nuovo record per il Gatto di Liegi che, sornione e ormai vecchiotto, è tornato a casa per restarci. Ma non fatevi ingannare: scattare e balzare è un attimo, per uno che l’ha fatto tutta la vita. Questione di riflessi…felini.

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