SHARE

messi-neymar

La prima giornata delle qualificazioni sudamericane ai mondiali del 2018 ha regalato grandi sorprese. Su tutte la contemporanea sconfitta di Brasile e Argentina, a riprova di un momento storico non facilissimo per le regine del CONMEBOL, che mai avevano perso entrambe nella stessa giornata di qualificazioni alla coppa del mondo.
Si salva soltanto l’Uruguay, che nella giornata nera delle storiche rivali firma invece il record di 10 vittorie consecutive al primo turno di qualificazioni (striscia cominciata nel 1982) e sfata il tabù della città di La Paz, espugnata per la prima volta in 113 anni di storia dopo 4 pareggi e 6 sconfitte.

 

PROFONDO VERDEORO – Chi sta peggio è certamente il Brasile. Le scorie della disfatta mondiale di 15 mesi fa non sono state del tutto smaltite, e il ritorno sulla panchina di Carlos Dunga – criticatissimo per il gioco poco spettacolare espresso nel corso della sua prima gestione – non sta agevolando la rinascita di una Selecao, sempre più dipendente dall’estro e dal carisma di Neymar, come osservato nell’ultima disastrosa Copa America.
Senza O’ Ney, squalificato, il Brasile non si è mai acceso e ha ceduto il passo al Cile campione continentale in carica per la prima volta dopo 15 anni. Era infatti dal 2000 che la Roja non batteva i verdeoro.
Mai la Selecao aveva attraversato un simile periodo di “pochezza” dal punto divista tecnico. Certamente non si può parlare di giocatori incapaci di trattare il pallone, ma basti pensare che nel giro di 10 anni il selezionatore di turno della nazionale brasiliana si è ritrovato dal cercare di far convivere il “quadrilatero magico” (Kakà, Ronaldinho, Ronaldo, Adriano) al trovare un sostituto degno di Neymar.
La sensazione è che la progressiva europeizzazione di determinati giocatori, che pure porta benefici ai club di appartenenza, sia in pesante contrasto con la tradizione del futbol bailado, forse l’unica espressione calcistica ad aver attraversato oltre un secolo di storia, consentendo alla Selecao di essere costantemente il riferimento ed il termine di paragone per ogni altra selezione al mondo. Segnali positivi in questo senso arrivano dalle nuove generazioni: se lo sciacallaggio europeo si placasse leggermente e questi talenti potessero respirare per un paio d’anni i più l’aria di casa, il futuro del Brasile sarà roseo.

SELECCION INCOMPIUTA – Discorso inverso per la nazionale argentina, che raramente ha avuto a disposizione materiale umano del livello di quello attuale. El Tata Martino è chiamato a risolvere un rebus ogni qual volta debba diramare l’elenco dei convocati. E nonostante ad ogni tornata rimangano a casa per problemi d’abbondanza almeno due attaccanti di altissimo livello, è paradossale come senza il tanto criticato Messi la Selecciòn fatichi a concretizzare la grande mole di gioco espressa. Al contrario dei rivali brasiliani, l’Argentina è arrivata nel giro di un anno a sfiorare la leggenda, accarezzando il sogno mondiale prima e quello sudamericano poi. La sensazione è che questa generazione quasi irripetibile di talenti abbia raccolto molto poco rispetto alle premesse. L’Argentina degli ultimi 5 anni è una favola incompiuta, una tela dipinta meravigliosamente ma strappata con l’ultimo colpo di pennello.
La sconfitta del Monumental contro l’Ecuador si porta dietro un’aura nefasta: mai nessuna nazione si è qualificata ai mondiali dopo aver cominciato il percorso di qualificazione con una sconfitta in casa. Potrebbe essere la chiave di volta per cambiare il verso ad una decade sino ad ora piuttosto beffarda nei confronti dell’albiceleste.

SHARE