Caceres di nuovo ko: la sfortuna e i guai dell’eterno incompiuto

Caceres di nuovo ko: la sfortuna e i guai dell’eterno incompiuto

caceres

Se uno nasce tondo, difficilmente muore quadrato. Il caso di Martin Caceres, difensore uruguagio della Juventus, conferma la regola del celebre detto; una maledizione che puntuale torna a ribadire quanto, tra sfortuna e qualche leggerezza di troppo, per lui non ci sia pace. Non bastavano gli infortuni, problema già cronico negli ultimi anni, adesso ci si mettono di mezzo i compagni di squadra; la scorsa notte è toccato a Cuadrado, tra i peggiori in campo della Colombia nella netta sconfitta subita dall’Uruguay, metterlo fuori gioco dopo un duro contrasto costringendolo a lasciare il campo dopo soli 18′.

Il responso medico parla di distorsione alla caviglia, un problema che probabilmente metterà fuori il bianconero dalla partitissima di domenica sera a San Siro; una sfortuna senza fine anche per chi ultimamente ci ha messo anche del suo. Non una grande idea quella di schiantarsi ad alta velocità con la sua Ferrari, proprio a pochi giorni dal suo rientro in gruppo dopo l’ennesimo affaticamento muscolare; una striscia di infortuni più o meno gravi lunghissima fin dal suo ritorno a Torino nel 2012. La domanda sorge spontanea: che ruolo avrebbe avuto oggi Caceres nella Juventus protagonista delle ultime stagioni, senza l’interminabile serie di vicissitudini vissute? Difficile dirlo, vista la concorrenza di Chiellini, Bonucci e Barzagli e la scelta, prima di Conte, poi di Allegri, di puntare su una difesa a tre; rincalzo di prestigio, con il vizio del gol, mai davvero protagonista attivo dei successi bianconeri.

Almeno in campo, quello che ha spesso dovuto vedere da lontano, con le sue presenze diminuite drasticamente fino ad arrivare alle quattordici dello scorso anno; l’infortunio di Barzagli sembrava potergli garantire un minutaggio importante ma la sua stagione era terminata già a marzo (frattura del malleolo mediale in allenamento). Guai in serie, al legamento del ginocchio, alle vertebre lombari, allo zigomo, al menisco, ai suoi muscoli di cristallo, fino al maldestro intervento di Cuadrado; la conferma che chi nasce tondo non può morire quadrato.