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belgio 1

Segnatevi questa data: 5 novembre 2015. Quel giorno, il nome del Belgio campeggerà in cima alla classifica ufficiale del nuovo ranking Fifa, ma la notizia ha già fatto il giro del mondo, destando la sorpresa e lo stupore di addetti ai lavori e tifosi. Un’ascesa inarrestabile quella dei Diavoli Rossi di Marc Wilmots, che nel 2007 occupavano il 71esimo posto della speciale graduatoria in compagnia di rappresentative come Arabia Saudita, Haiti e Zambia; la nazionale che ha tolto all’Italia di Antonio Conte la possibilità di essere testa di serie ai prossimi Europei di Francia 2016, ha infatti superato Germania e Argentina, scavancandole in vetta alla classifica.

Merito di una generazione di talenti difficilmente ripetibile che ha invaso i campi di tutta Europa e di una seria programmazione seguita ai deludenti campionati europei di  casa ( e Olanda) nel 2000, quando le reti di Totti e Fiore permisero agli azzurri di battere senza troppi problemi i padroni di casa. Un primato tutt’altro che frutto del caso, figlio soprattutto dell’integrazione sempre più crescente tra cittadini belgi e immigrati, i cui figli compongono oggi la più forte nazionale che il paese ricordi; valloni, fiamminghi, africani d’origine, nel Belgio multirazziale c’è spazio per tutti. Una vera e propria mina vagante, la squadra che tutti vorranno evitare nel sorteggio che comporrà i sei gironi da disputare in Francia, che già nel corso del mondiale brasiliano aveva mostrato di poter competere con chiunque, salvo soccombere al cospetto dell’Argentina anche a causa di inevitabile gap di esperienza.

Unica nazionale ad occupare il primo posto nel ranking senza aver mai vinto un titolo, il Belgio è cresciuto, dominando il suo raggruppamento con 23 punti, e adesso fa paura. Inutile criticare il meccanismo che ha portato la nostra Nazionale a giocarsi l’ultimo posto utile da testa di serie proprio con i ragazzi di Wilmots, la rappresentativa che più di tutte le altre, negli ultimi anni, ha fatto segnare i progressi migliori. Meglio chiedersi piuttosto il perché, tra le teste di serie, ci sia la deludente Inghilterra di Roy Hodgson…

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