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La storia di Marco Bernacci, attaccante girovago che lasciò momentaneamente il calcio dopo un periodo di crisi e che proprio oggi ha sfidato il Parma in Serie D.

In questo nostro mondo ideale vorremo potervi sempre raccontare storie di rinascite, di calciatori che dopo una caduta si rialzano e toccano l’Olimpo. Sarebbe bello poter avere sempre un lieto fine nel raccontarvi di favole e miti con protagonisti eroi che battono ogni difficoltà. Purtroppo, persino un mondo fatato come quello del pallone nasconde insidie più che temibili, di quelle che imbrigliano la mente e rovinano qualsiasi percorso. Marco Bernacci è l’esempio perfetto per spiegare quanto abbiamo detto: un bravo ragazzo, un attaccante di buon livello pronto per fare qualcosa di più. Al contempo, una persona fragile che sfortunatamente non ha saputo reggere il peso della pressione. Perché un sogno, a rincorrerlo ossessivamente, può persino diventare un incubo.

Marco Bernacci è di Cesena. La sua città lo condizionerà sempre ed inevitabilmente per tutte le scelte fatte da calciatore, finendo per avere un ruolo chiave all’interno della sua storia. Difatti è proprio lì che inizia a farsi conoscere al pubblico italiano: cinque stagioni in bianconero, dalla C1 alla B. I gol arrivano: 27 in 121 presenze. Ad arrivare è anche una Coppa Italia di Serie C. Il ragazzo sembra avere talento e oltre a buttarla dentro, requisito fondamentale per un attaccante, si rivela anche parecchio utile per la squadra. Così diviene palese l’interesse di altre squadre: il suo girovagare inizia quando viene acquisito dall’ambizioso Mantova nel 2006-2007, con i lombardi che cercavano conferma dopo la finale playoff della stagione successiva. Bernacci si toglie lo sfizio di battere anche la Juventus e segna, non senza polemiche, una doppietta alla sua ex squadra. Nella seconda parte di stagione, però, il rapporto con il mister Mimmo Di Carlo si logora e l’attaccante finirà per essere ceduto. Bernacci trova così posto nell’Ascoli, dove continua a segnare con regolarità. Anche stavolta è decisivo al negativo per le sorti della compagine cittadina: per via di una sua doppietta all’andata e di un gol decisivo nella gara di ritorno il Cesena retrocederà in Serie C. E’ però la stagione successiva quella che segna l’inizio delle difficoltà più importanti da superare: Bernacci mette a segno uno smacco clamoroso passando agli odiati rivali del Bologna. Segnerà un solo gol, su rigore, in 13 presenze, poi pian piano verrà messo da parte per via della concorrenza. Lo stesso Bernacci, in una vecchia intervista a La Repubblica, parla di quel periodo ricordando il perché del treno perso: “Perché non sfondai a Bologna? Cambi di allenatore, di società e, certo, anche miei atteggiamenti sbagliati verso i compagni. Mi assumo per primo la colpa. Arrigoni, che era il primo allenatore di quella squadra, mi voleva fortemente. Mi convinse a cena con Cazzola e Salvatori. In ballo avevo l’Atalanta. Chissà, là forse sarebbe andata diversamente. Ma Bologna era anche molto vicina a casa. Il problema è che con un attaccante come Di Vaio era difficile sfondare: anche Osvaldo non ci riuscì. Ma non posso dare la colpa a lui, che fece un anno mostruoso e trascinò il gruppo. Io feci un buon precampionato con Marazzina. Ero, secondo i giornali, il capocannoniere delle amichevoli estive dopo Trezeguet. Quello contro il Torino fu il mio primo gol in Serie A, l’unico. Non è tanto, ma non tutti possono dire di averne fatto uno. E poi anche quel rigore contribuì a superare il Torino a fine anno”.

Dopo Bologna ecco il ritorno ad Ascoli: Bernacci mette a segno 15 gol in cadetteria ma, nonostante questo, la riconferma non arriva. Viene ceduto al Torino ma, assolutamente a sorpresa, dopo la gara d’esordio annuncia il suo ritiro dal calcio giocato a soli 27 anni. Si parlerà di depressione, di problemi familiari. Ma, a quanto pare, l’attaccante aveva semplicemente smarrito la volontà: Avevo perso la voglia di giocare. E poi non ho rubato nulla: ho smesso in tempo perché il Torino scegliesse un’altra punta e ho lasciato sul tavolo tutti i soldi”. Il capitolo calcistico di Bernacci sembra concludersi qui. Ma, all’improvviso, la passione riaffiora: Modena e Livorno in B, poi squadre di categorie inferiori. Attualmente Bernacci, a 31 anni, gioca nel Ribelle, club che proprio oggi ha affrontato il Parma in Serie D. Ma in molti avrebbero voluto vederlo altrove, per giocare partite che contano in competizioni importante. Nostalgia di casa, tristezza, priorità da ridefinire: non sappiamo cosa abbia davvero influito nella vita di Marco Bernacci. Ciò che sappiamo è che non sempre le cose vanno come dovrebbero andare. Persino nel calcio.

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