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Silvio Berlusconi, Milan
Silvio Berlusconi, Milan

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Vi siete mai chiesti come sono gestite realmente in termini puramente tecnico-economico le società di Serie A? Soffermarsi a quanto appare in televisione e/o suoi giornali è indicativo, è pur vero che buttare un occhio più a fondo in tal senso può finire per destare più di qualche sorpresa. E’ di questa settimana uno speciale del Corriere della Sera a firma di Mario Gervini che si prefigge l’idea di far luce sui veri rapporti interni alle società di Serie A, alcuni dei quali risultano davvero sorprendenti.

PADRONI E SOCIETA’ DI SERIE A Si parte con i club quotati in borsa: Juventus, Roma e Lazio. Le tre compagini, per ovvie ragioni, devono dimostrare tornaconti e standard di trasparenza molto elevati, i bianconeri sono controllati al 64% dalla holding Exor di proprietà della famiglia Agnelli, mentre il restante è diviso tra i soci azionisti con la particolare presenza di due broker londinesi, Nick Train e Michael Lindsell, che si sono accaparrati ben il 5% della società, di fatto da considerarsi “secondi soci”.

ROMA CAPITALE – Per i giallorossi il capitale è gestito al 78% da due società del Delaware (paradiso fiscale) e non sono giuridicamente di James Pallotta, sebbene sia quest’ultimo il vero controllore della società capitolina. Sull’altra sponda del Tevere ad imperversare è Claudio Lotito che attraverso le proprie società immobiliari e di pulizia detiene il controllo della Lazio di cui il 34% oscilla in borsa.

MILANO ROSSONERA – Tra un’inchiesta della magistratura e i risultati poco consistenti non c’è poi molto da sorridere per quanto riguarda Berlusconi, Galliani e compagnia. In ogni caso il Milan è saldamente nelle mani dell’ex Presidente del Consiglio, detentore del 99,93% delle azioni del Diavolo attraverso le holding che compongono la Fininvest. Particolarità per i rossoneri: nel restante 0,07% ci sono ben 111 investitori alcuni dei quali famosi o orbitanti nel mondo di Arcore come Carlo Pellegatti (giornalista Mediaset), Paolo Scaroni (ex Eni) ecc, ecc. Un “retaggio” dell’era Farina, quando agli abbonati Vip venivano elargite anche azioni in regalo del Milan.

CASA SAMP – In casa Sampdoria a dare show è Massimo Ferrero che in appena un anno ha conquistato buona parte degli amanti della Serie A; eppure non è l’istrionico cineasta ad essere il vero proprietario del club doriano, i blucerchiati sono infatti della figlia Vanessa.

LA DOPPIA VERONA – Il Chievo Verona è amministrato da Luca Campedelli, i clivensi però sono un patrimonio della Paluani, società leader nel settore dell’industria alimentare di proprietà della madre e della zia di Campedelli (Maria Adua e Berta Cardi) con tanto di ingerenza esterna: circa il 16% è di proprietà di un’anziana signora, tale Giovanna Veronesi, di Nogara. Situazione ugualmente complicata anche sulla sponda Hellas, il club è controllato al 100% dalla HV7 di Carpi che finanzia la squadra con un prestito da 14 milioni (in parte restituito) al tasso del 6%. HV7 si è indebitata a sua volta, al 5,5%, con la controllante lussemburghese Falco Investments. E la Falco ha raccolto i soldi piazzando un prestito obbligazionario da 20 milioni a ignoti sottoscrittori. Sopra quest’ultima c’è un’altra holding, la Seven e infine, in cima alla catena, la fiduciaria Argos.

DIVORZIO BOLOGNA – Rossoblu a metà tra Tacopina e Saputo? Nemmeno per scherzo, con i due finiti davanti alla corte di giustizia negli Stati Uniti. Il canadese che deve la sua fortuna all’industria di formaggi di famiglia controlla il Bologna da solo attraverso la lussemburghese Bfc 1909 Lux a sua volta nelle mani della Fastpad.

LE ALTRE – La Dea Atalanta è nelle mani di Antonio Percassi, bandiera nerazzurra degli anni 70, proprietario dell’80% del pacchetto azionario. Il restante è controllato dalla holding Odissea suddiviso in 150 soci. Chiusura sul neopromosso Frosinone: Maurizio Stirpe, imprenditore del campo dei motori, è il maggiore azionista del club affiancato da molti manager della sua azienda. Nello scorsa estate Vittorio Ficchi, presidente del Basket Ferentino (A2), è entrato a far parte della famiglia “ciociara” acquisendo il 45% dell’azionariato detenuto da Arnaldo Zeppieri, un movimento di liquidi finanziato dalla Banca Popolare del Frusinate.

Stefano Mastini

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