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Sarà una partita decisiva? Forse no, per il solo motivo che dopo otto giornate non potrà essere tracciata una linea di confine tra le ambizioni e la realtà. E’ altrettanto vero che Napoli-Fiorentina non può essere ritenuta una partita come le altre, se non altro per le rivoluzioni estive vissute (e apparentemente ben assorbite) da entrambe le società. Un cambiamento radicale, di uomini e di idee, dagli effetti benefici: la viola è prima e comanda la classifica, il Napoli è un po’ più indietro ma pratica il miglior calcio d’Italia. Unite dalla diffidenza estiva, legata innanzitutto agli allenatori, due “novellini”: Sousa si portava dietro il passato juventino mentre a Sarri era legata l’etichetta del provinciale, giunto in città in cerca di fortune, come se il fenomeno dell’urbanizzazione non fosse stato protagonista primario nei secoli di storia vissuta. Il campanilismo, in un senso e nell’altro, continua a rappresentare un limite enorme ma De Laurentiis e Della Valle hanno operato secondo giudizio, senza pregiudizi. E ora, con un accento di superbia, quasi tronfi, si godono il successo e si preparano alla superfida di domenica che non deciderà nulla (come detto) ma dirà tanto sulle proiezioni future. Una sorta di exit poll, da prendere sempre e comunque con le molle ma in ogni caso indicativo e rappresentativo.

Napoli-Fiorentina si giocherà al San Paolo con l’infermeria praticamente vuota: Kalinic ha recuperato e sarà della partita così come Insigne, pronto a prender posto nell’ormai collaudato tridente offensivo. Sarà 3-4-2-1 contro 4-3-3 ma entrambe, al di là della tattica, proveranno a fare la partita: il Napoli vuole (e in fondo deve) confermarsi  mentre la viola sarà libera di giocarsela, mettendo da parte speculazioni e tatticismi. E in fondo i numeri confermano il coraggio e la propensione offensiva di campani e toscani, distanti sei lunghezze ma “vicini” nelle statistiche: nelle nove gare sin qui disputate (tra campionato e coppe) il Napoli ha realizzato 23 gol (4 in più rispetto ai prossimi avversari); la Fiorentina ne ha subiti 5 a fronte dei 7 incassati dalla compagine partenopea che nell’ultimo mese è riuscita però a preservare la porta di Reina, inviolata in trasferta dallo scorso settembre (2 a 2 a Empoli). Equilibrio ritrovato, la prima missione di Sarri è giunta a compimento: era necessario sistemare una retroguardia che lo scorso anno subiva tanto, troppo. E un discorso simile può essere affrontato per la Fiorentina, migliorata tantissimo nell’organizzazione della fase di non possesso.

La crescita viola, però, si lega alla bella rincorsa iniziata lo scorso anno e proseguita oggi. La squadra di Montella prima e Sousa poi , è quella che ha raccolto più punti (58) nell’anno solare. Un progetto in crescita, dunque, in attesa della certificazione di qualità che scatterebbe in automatico in caso di risultato positivo a Fuorigrotta. Già meglio dello scorso anno, quando la Fiorentina, dopo sette giornate, contava nove punti mentre oggi ha raddoppiato il bottino. E lo stesso Sarri, con i suoi 12 punti, può guardare dall’alto Benitez (fermo a 11). Magre soddisfazioni in altri contesti ma per due allenatori sulla graticola ancor prima di cominciare, la gioia è tripla. Napoli-Fiorentina è la sfida Sarri-Sousa, domenica si troveranno per la prima volta di fronte, provinciale contro juventino.

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