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Dopo aver trovato la prima rete con la maglia dell’Inter a Marassi, l’ottimo momento di Ivan Perisic è proseguito in nazionale grazie alle due reti in altrettante partite contro Bulgaria e Malta, trascinando la Croazia alla qualificazione a Euro 2016. Inseguito per tutta l’estate da Roberto Mancini, l’ala croata con il passare delle settimana ha cominciato ad ambientarsi nel nuovo campionato e non vuole fermarsi proprio adesso. Domenica a San Siro arriva la Juventus, una sfida che potrebbe risultare già decisiva per il campionato di entrambe le squadre. Proprio Perisic è stato protagonista di un’intervista esclusiva rilasciata per l’edizione odierna della Gazzetta dello Sport. Di seguito i passaggi più importanti.

ORGOGLIO CROATO –  “E’ stata una grande gioia. Ora potrò concentrarmi anima e corpo sull’Inter fino a maggio. Appena arrivato alla Pinetina, ho ringraziato Ranocchia e Santon. Sapevo che l’Italia avrebbe battuto la Norvegia. Noi e voi abbiamo meritato Euro 2016 più delle avversarie”.

LA JUVENTUS – “Siamo secondi, giochiamo in casa e vogliamo vincere a tutti i costi. Vincendo poi faremmo un favore a tutte le rivali. Se perdessero resterebbero 30 giornate e loro hanno dimostrato negli ultimi anni di essere i migliori. Se ne sono andati tre dei loro cinque uomini più importanti. Poi è anche vero che hanno preso diversi giocatori forti. Speriamo che abbiano bisogno di ancora un po’ di tempo per trovare il giusto assetto”.

NO SECONDO – “L’Inter ha alzato la Champions 5 anni fa, è un club che ha fatto la storia. Possiamo sfruttare il vantaggio di non fare le coppe, che toglieranno energie alle nostre concorrenti. Avere il tempo di allenarsi e conoscersi è fondamentale in un nuovo progetto. Meglio fare un anno senza Coppe e poi entrare in Champions che due anni in Europa League. Non firmo per il secondo posto. Sono già arrivato secondo la stagione scorsa con il Wolfsburg”.

GRANDE EQUILIBRIO – “Ho lasciato la Germania anche perché avevo capito che sarebbe stato impossibile rivaleggiare con il Bayern.  Qui c’è molto più equilibrio, vedo 7-8 squadre in grado di andare sino in fondo. Ci sarà una sorpresa a fine campionato e di certo non lo vincerà la Juventus”.

L’ADDIO AL WOLSBURG – “Già da maggio c’era in ballo il rinnovo del contratto. Sono passati mesi in cui non solo non hanno preso i 2-3 uomini con cui fare il salto di qualità, ma anche perso elementi indispensabili. Quando De Bruyne mi ha detto che se ne sarebbe andato sono caduti gli ultimi dubbi”.

RUOLO PREFERITO – Sono un esterno di sinistra. Fino ai 14 anni ero una punta classica, poi mi sono mosso da trequartista sino ai 20 anni, quando il tecnico del Bruges vista la dimestichezza con entrambi i piedi mi ha spostato sugli esterni. In quella posizione ho segnato 22 gol, vincendo la classifica marcatori in Belgio. Essere un polivalente non sempre è stato un vantaggio”.

BOSS MANCIO – “Di certo dell’Italia amo la cucina, che già avevo conosciuto durante le tante vacanze da voi. Mi piace meno il modo di guidare. Non ci si può distrarre un attimo. Con Mancini va bene. E’ il boss e va ascoltato. Mi sta insegnando molto, anche a livello tattico”.

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