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Abou Diaby

Per molti la data del 1 maggio rimanda inevitabilmente alla ‘Festa dei Lavoratori’, per gli amanti dello sport rappresenta il terribile incidente di Ayrton Senna durante il Gran Premio di San Marino che costò la vita al pilota brasiliano, per Abou Diaby invece, quella data nel 2006, rappresenta l’inizio di un calvario, nato da un intervento killer di Dan Smith (durante Sunderland-Arsenal) e che gli spezzò in due la caviglia.

L’attentato calcistico del terzino inglese tirò il freno a mano alla carriera di un giocatore che nelle giovanili del Clairfontaine stregò mezza Europa, facendo accendere su di sé i fari di Chelsea, Barcellona, Arsenal e Lione. Arsène Wenger ed i suoi collaboratori s’innamorarono definitivamente di lui durante l’esperienza all’ Auxerre, ritenendolo in grado di guidare il centrocampo come fece un certo Vieira. Lo stesso Patrick, intervistato da Sky Sports, esaltò le caratteristiche del suo erede: “Diaby ha una migliore tecnica, un miglior dribbling e segna. In poche parole, è molto più versatile di quanto non lo fossi io. Ha il potenziale per superarmi”.

diaby infortuni
MailOnline rappresenta in un’immagine i numerosi infortuni di Diaby e le settimane di assenza dai campi di gioco

Purtroppo ciò non accadrà. L’ infortunio del 2006 alla caviglia fece del francese un classico injury-prone (giocatore tendente ad infortunarsi). Pochissime apparizioni durante le stagioni 2007/08 e 2008/09, salvo poi tornare in forma smagliante per l’inizio della Premier League in Agosto. Con Cesc Fabregas ed Alex Song formò un terzetto di centrocampo che trascinò  l’ Arsenal al terzo posto in classifica, contribuendo con 7 reti e 6 assist. Un riacutizzarsi dei problemi alla caviglia, causati da interventi ai limiti del regolamento di Paul Robinson del Bolton, Micheal Essien del Chelsea e Steven Taylor del Bolton, fecero trascorrere ad Abou Diaby metà stagione in infermeria nel 2010/11 ed influenzarono la scelta di finire per l’ennesima volta sotto i ferri e dimenticarsi del calcio giocato anche per la stagione 2011/12.

Ceduto Alex Song al Barcellona nell’ estate del 2013, il manager rinnovò il contratto a Diaby e lo rilanciò in campo in coppia con Mikel Arteta, attirandosi numerose critiche da supporters e stampa. Lo scetticismo dei tifosi venne spazzato via dalle prestazioni del giocatore, dominatore del centrocampo nelle prime uscite ufficiali e man of the match contro il Liverpool ad Anfield. I centrocampisti Reds quel giorno neanche lo videro. Diaby giocò una partita pazzesca: verso il 40esimo, con un dribbling, mandò al bar Glen Johnson, partì in surplace e mangiandosi tre-quarti di campo, mise Giroud a tu per tu con Pepe Reina dopo aver disorientato Martin Skrtel con una abile finta di corpo. Questa azione resterà un fortissimo, caldo ed intenso raggio di sole in un’altra stagione di buio totale. A Stamford Bridge rimarrà in campo solo un quarto d’ora prima di alzare bandiera bianca per un “banale” infortunio all’inguine che poi si rivelò più serio del previsto.

Affidandosi a Facebook, dopo essere stato sommerso di messaggi d’affetto da parte di tifosi di un po’ tutte le squadre, comunicò la volontà di rinunciare allo stipendio da calciatore fin quando non sarebbe tornato abile ed arruolabile. Tornerà giocatore vero solo all’ alba della stagione 2014/15, immortalato nello spogliatoio della formazione U21 prima di una partita. Il sorriso sbocciò sul viso di ogni amante del football, diventando triste espressione quando l’occhio cadde sull’enorme cicatrice che il francese portava sulla coscia sinistra. Erano i segni di una sofferenza che aveva sfiorato la depressione ed il pensiero di scrivere la parola fine alla carriera calcistica. Il 23 settembre è stato titolare nel match di Capital One Cup tra Arsenal e Southampton, illudendo i tifosi dell’Emirates di tornare in pianta stabile e aiutare la squadra date le assenze di Mathieu Flamini e Mikel Arteta. Due giorni dopo però, in allenamento, altro infortunio, questa volta alla coscia. Altra operazione inevitabile, altro lungo stop, altra sofferenza.

Nonostante la volontà di tenerlo da parte di Wenger “Non possiamo lasciare solo Abou, gli proporremo un contratto a gettone”, Diaby ha lasciato l’Inghilterra (rifiutando un biennale col WBA) ed è tornato dopo nove anni in Francia. Al fianco del suo vecchio compagno Lassana Diarra, acquistato come lui a parametro zero e causa parziale del divorzio tra i marsigliesi ed il tecnico Marcelo Bielsa, ha lavorato duro e durante la sosta per le Nazionali ad una TV francese ha dichiarato: “Sto bene e sono pronto a tornare in campo il 18 ottobre col Lorient”.  In Inghilterra la notizia è finita anche sulle prima pagine di qualche quotidiano sportivo, ma oggi è arriva l’ennesima mazzata. Diaby ha di nuovo alzato bandiera bianca, si è dovuto di nuovo fermare per quei problemi fisici che non mordono la presa sulle gambe di uno dei talenti più cristallini del calcio transalpino degli ultimi dieci anni. Per semplificare il discorso, e renderlo amaramente brutale facendo un resoconto, dal 2006 ad oggi (nove stagioni calcistiche) è stato fuori complessivamente più di 60 mesi, più di 5 anni.

Augurandogli il meglio, potremmo prendere in prestito le parole pronunciate da Emmanuel Adebayor dopo un goal dedicatogli: Abou, n’abandonne jamais.

di Massimiliano Iollo

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Classe '85. Fondatore e direttore editoriale di MaiDireCalcio (ora Contrataque), istintivo sognatore napoletano. Ho scritto per PianetaNapoli.it, ora sono redattore per NapoliCalcioLive.com, web content per jobyourlife.com e pagellista per calciomercato.it. Laurea in Economia, giornalista pubblicista, baggista e folle appassionato del Crystal Palace. Twitter @claudioc7 Facebook facebook.com/ChandlerBing85