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sousa-fiorentina presentazione

Dopo la sosta, è tempo di conferme per la capolista Fiorentina. La squadra di Paulo Sousa, dopo l’esaltante avvio di stagione, è chiamata all’esame San Paolo al cospetto del Napoli di Maurizio Sarri. La conferenza stampa del tecnico portoghese alla vigilia di Napoli-Fiorentina.

CURIOSITA’ – “Sono state due settimane abbastanza simili a quelle dell’ultima sosta. Abbiamo concentrato il nostro lavoro sui giocatori che sono rimasti con noi durante la pausa. Sono curioso di vedere come reagirà la squadra dopo questa pausa”.

SINGOLI – “Molti giocatori erano impegnati con le proprie nazionali al fine di raggiungere i propri obiettivi. Ad esempio mi è mancata tutta la linea difensiva, quindi era impossibile svolgere un lavoro di squadra e ci siamo concentrati sui singoli”.

IL NAPOLI – “Credo che organicamente abbia una squadra più forte della nostra, e che possa vincere anche lo scudetto. Sarri è un grandissimo allenatore, e credo che per un allenatore sia il massimo constatare come sia seguito dai propri giocatori. Per me è stato un piacere arrivare in Italia per fronteggiare allenatori di questo calibro”.

INSEGNAMENTI – “Con l’Atalanta ho notato come Reja, nonostante la sconfitta, sia riuscito a gestire benissimo la gara. Questo tipo di cose mi aiuta e mi permette di migliorare. Per battere il Napoli dovremo riconoscere i nostri limiti, per poi provare a superarli”.

KALINIC – “Tutti i calciatori sono tornati in grado di allenarsi. Ovvio i sudamericani sono rientrati dopo, viaggiando un giorno intero. Però ho visto che non lo soffrono particolarmente. Nikola? Ha preso una botta nella prima sfida con la Croazia nel muscolo. E si è visto nella seconda gara. Il livido in genere può dare qualche problema, ma in questo caso mi sembra che lui non ne abbia”.

POSSESSO PALLA – “Domani chi avrà il domino del possesso palla vincerà la partita. Ed il possesso palla non si fa solo a centrocampo. Sta a noi avere questa capacità di essere i padroni del gioco. Le partite si vincono con le qualità più che con la maturità. Poi c’è anche una cultura del vincere, ovvero un’abitudine a lottare storicamente per le vittorie. E su questo dobbiamo lavorare: ovviamente possiamo lavorarci solo restando il più in alto possibile”.

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