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A Napoli ha lasciato il cuore, a Firenze è diventato grande, proseguendo il percorso che l’ha portato ad essere tra i tecnici più apprezzati e desiderati dell’intero panorama nazionale. Vincenzo Montella è nato a Pomigliano d’Arco, crescendo ad Empoli, alla scuola di uno dei migliori settori giovanili del nostro paese, quello che ha forgiato altri talenti come quello eterno di Totò Di Natale. Un addio turbolento quello alla panchina viola, maturato nel corso di un’estate turbolenta che sembrava preludere al declino del club dei Della Valle, che invece oggi scenderanno in campo al San Paolo da capolista della serie A; Sarri contro Paulo Sousa, di fronte le due squadre che hanno espresso il calcio più bello e spettacolare di questo primo inizio di stagione.

Quando l’Aeroplanino ha deciso che la sua avventura a Firenze era giunta al termine, sulle sue tracce c’era proprio il Napoli del presidente Aurelio De Laurentiis che l’ha corteggiato dopo il rifiuto di Unay Emery a tentare l’avventura italiana; ci aveva provato anche il Milan, che ha poi virato su Mihajlovic. Un addio, quello alla Fiorentina, motivato da una mancanza di stimoli e diversità di vedute sul progetto tecnico della società; Montella è tornato sulla questione, parlando di un “rapporto di fiducia che era venuto meno“. Diviso a metà, per chi tiferà oggi Vicenzino? “Il Napoli è la squadra del mio cuore e Sarri sta facendo un grande lavoro. Speriamo sia l’anno giusto per raggiungere qualche risultato importante“.

In sette precedenti contro il Napoli sulla panchina del Fiorentina, Montella ha rimediato cinque sconfitte (compresa quella nella finale di Coppa Italia 2014 tristemente nota per i fatti di cronaca), un pareggio e una vittoria (firmata Joaquin nella primavera dello scorso anno); meglio era andata quando, alla guida del Catania, aveva ottenuto un pareggio e una vittoria. Napoli-Fiorentina avrà certamente uno spettatore d’eccezione.

 

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