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Segnali di crescita e piccoli problemi inaspettati. L’Inter di Roberto Mancini pareggia con la Juventus al termine di una gara tutt’altro che spettacolare, confermando come la strada da fare per diventare una grande squadra in grado di puntare allo scudetto sia ancora tanta. E mentre i tifosi si interrogano, soprattutto sul modo in cui si è scelto (un po’ per scelta, un po’ per via del vistoso calo fisico accompagnato dalla crescita della Juventus di Allegri) di gestire il secondo tempo, accontentandosi pericolosamente dello 0-0, il tecnico nerazzurro si dice comunque soddisfatto di quanto fatto e della crescita mostrata.

Vero, rispetto alla debacle interna di tre settimane fa con la capolista Fiorentina, l’Inter vista ieri è stata molto più squadra in campo, corta e sempre pronta a ribaltare l’azione (almeno nella prima parte di gara); il passaggio ai due mediani a protezione della difesa per liberare e alzare i centrocampisti di fascia (Perisic, ancora una volta fuori ruolo, e il suo connazionale Brozovic) ha garantito stabilità alla difesa che, pur con qualche affanno di troppo, ha retto l’urto dell’attacco bianconero. La ricerca del bel gioco, tanto atteso e ricercato, è passata dunque dalla rivoluzione in mezzo al campo, quella che ha previsto la panchina per uno dei pupilli del Mancio, quel Guarin sempre titolare nella nuova gestione (lo scorso anno aveva saltato soltanto il derby di ritorno per squalifica e le ultime tre gare stagionali a causa di un infortunio patito all’Olimpico con la Lazio); affidarsi a Felipe Melo e Medel, sulla cui linea in fase di ripiegamento scivolava anche Brozovic, ha permesso all’Inter camaleontica di mettere in apprensione i campioni d’Italia. Pressing alto e asfissiante, ma anche parecchia imprecisione nei rifornimenti alle punte, affidati in gran parte ai piedi educati di Jovetic; ecco, proprio il montenegrino, rientrato dall’infortunio muscolare e non ancora al top, è stato il migliore in campo, dimostrando una volta di più quanto sia lui il giocatore in grado di cambiare volto alla squadra. A patto però di affinare e perfezionare l’intesa vincente con Icardi, troppo isolato contro i centrali juventini; un problema in più per Mancini, evidenziato dai soli 8 gol realizzati in altrettante partite. A mancare ancora, non soltanto per colpa sua, è l’altro presunto fuoriclasse della compagnia: Ivan Perisic. Positivo a Marassi con la Sampdoria, è tornato a nascondersi e soprattutto a giocare in ruolo a lui non congeniale; resta l’impressione che, schierato da attaccante nel tridente, avrebbe potuto tenere più bloccato Cuadrado (vero e proprio spauracchio della difesa nerazzurra).

L’allettante prospettiva di ammazzare la Juventus, spedendola a -11 dalla vetta della classifica, si è scontrata con l’incapacità dell’Inter di reggere allo stesso ritmo tutti i 90’; crescere  e essere belli costa fatica, figurarsi per una squadra che a maggio scorso aveva chiuso il campionato all’ottavo posto. Ma due punti in tre partite sono pochi per tutti; ecco perché già da sabato sera a Palermo, occorrerà tornare alla vittoria, anche giocando male. Con buona pace dei critici e per la gioia dei tifosi.

 

 

 

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